DICEMBRE 2010
Studio di popolazione sulle sindromi periodiche dell’infanzia.[Arruda MA, Guidetti V, Galli F, Albuquerque RC, Bigal ME. Pediatr Neurol. 2010 Dec;43(6):420-4.]


NOVEMBRE 2010

Il Levetiracetam nella cefalea cronica quotidiana: uno studio randomizzato in doppio cieco controllato per placebo.[Beran RG, Spira PJ. Cephalalgia. 2010 Nov 8. [Epub ahead of print].

Small deep white matter lesions are associated with right-to-left shunts in migraineurs.[Park HK, Lee SY, Kim SE, Yun CH, Kim SH. J Neurol. 2010 Nov 11. [Epub ahead of print].


OTTOBRE 2010

Medication overuse headache: una revisione critica degli end points nei più recenti studi di follow-up.[Hagen K, Jensen R, Bøe MG, Stovner LJ.J Headache Pain. 2010 Oct;11(5):373-7]

Cefalee croniche e disturbi del sonno: uno studio caso-controllo.[Sancisi E, Cevoli S, Vignatelli L, Nicodemo M, Pierangeli G, Zanigni S, Grimaldi D, Cortelli P, Montagna P. Headache. 2010 Oct;50(9):1464-72.]

 

SETTEMBRE 2010
La stimolazione del nervo occipitale per il trattamento dell’emicrania cronica refrattaria: lo studio ONSTIM di fattibilità.[Saper JR, Dodick DW, Silberstein SD, McCarville S, Sun M, Goadsby PJ. Cephalalgia. 2010 Sep 29. Epub ahead of print]

È possibile prevedere l’attacco emicranico? I dati di uno studio prospettico osservazionale.[Hu XH, Golden W, Bolge SC, Katic B, Chen YT, Wagner S, Cady R. Headache. 2010 Sep;50(8):1296-305.]

 

AGOSTO 2010
Mortalità ed emicrania con aura in uomini e donne: i risultati di un ampio studio prospettico di popolazione[Gudmundsson LS, Scher AI, Aspelund T, Eliasson JH, Johannsson M, Thorgeirsson G, Launer L, Gudnason V. BMJ. 2010 Aug 24;341]

 

LUGLIO 2010
Emicrania e vertigine: uno studio prospettico.[Salhofer S, Lieba-Samal D, Freydl E, Bartl S, Wiest G, Wöber C. Cephalalgia 2010 Jul;30(7):821-8. ]

Prevalenza e impatto della vertigine associata alla cefalea.[Bisdorff A, Andrée C, Vaillant M, Sándor PS. Cephalalgia. 2010 Jul;30(7):815-20 ]

 

GIUGNO 2010
Storia naturale e prognosi dell’emicrania con aura ad esordio
infanto-adolescenziale.

(Termine C et al. Cephalalgia. 2010;30(6):674-81. Epub 2010 Mar 10.)

Nessuna associazione tra tremore essenziale ed emicrania: i dati di uno studio caso-controllo italiano.[Barbanti P et al. Cephalalgia 2010;30(6):686-9. Epub 2010 Mar 10.]

 

MAGGIO 2010
Prevalenza della cefalea correlata alla latitudine: possibile ruolo di un ridotto apporto.[Prakash S et al. J Headache Pain. 2010 May 13] [Epub ahead of print].

Riduzione della frequenza di cefalea da uso eccessivo di farmaci dopo breve percorso informativo: i dati dell’Akershus study sulle cefalee croniche.[Grande RB et al. Eur J Neurol. 2010-26]. [Epub ahead of print].

Presenza dei recettori 5-HT(1B) e 5-HT(1D) nell’orecchio interno.[Ahn SK, Balaban CD. Brain Res. 2010 -26]. [Epub ahead of print].

 

APRILE 2010
Varianti cliniche e prognostiche della “new daily-persistent headache”.[Robbins MS et al Neurology 2010- 27;74(17):1358-64].

Il recettore PACAP, nuovo target per il trattamento dell’emicrania.[Schytz HW et al..Neurotherapeutics. 2010;7(2):191-6].

Sul cromosoma 9 individuato un nuovo locus per l’aura visiva emicranica (9q21-q22).[Tikka-Kleemola P et al. Neurology 2010- 13;74(15):1171-7.]

Punti di vista differenti sull’emicrania vestibolare: opinioni a confronto di otorinolaringoiatri e neurologi.
[Millen SJ et al. Otol Neurotol. 2011 Feb;32(2):330-7.]
Questi autori hanno voluto tastare il terreno su un argomento di difficile definizione quale l’emicrania vestibolare confrontando le capacità diagnostiche e le opinioni di specialisti in otorinolaringoiatria e neurologia americani proprio sulle cause, sulla diagnosi e sulla gestione dell’emicrania vestibolare. A tutti gli iscritti della Società Americana di Neurootologia e a quelli della Società Internazionale delle Cefalee è stato spedito un questionario con 18 domande allestito al fine di ottenere opinioni sulle cause, la diagnosi, la fisiopatologia e la gestione clinica dell’emicrania e delle vertigini correlate. Le risposte dei questionari inviate dai partecipanti sono state registrate in base al tipo di specializzazione e in base alle opinioni sulle diverse caratteristiche cliniche dell’emicrania vestibolare. Su 917 questionari inviati, 146 sono stati completati dagli iscritti alla ANS e 110 dagli iscritti all’IHS. Il 43% dei soci ANS ha indicato comedi origine centrale i sintomi e la diagnosi di emicrania rispetto al 62% dei soci IHS. Solo il 31% dei soci ANS che hanno risposto al questionario pensa che il principale fattore eziologico sia un trigger sensoriale. Tra i soci IHS che hanno risposto al questionario, il 60% pensa che l’evento scatenante sia mediato dal V nervo cranico e il 28% dal 8° nervo cranico. Le opinioni cambiano sulle caratteristiche della vertigine e dei sintomi cocleari associati all’emicrania. Il 55% degli iscritti ANS considera l’ipocausia come un sintomo emicranico rispetto al 26% degli iscritti IHS. I membri IHS inoltre presentano una maggiore propensione ad usare triptani e antiepilettici se paragonati con i membri ANS. Gli autori suggeriscono che gli specialisti delle due società scientifiche intervistate presentano punti di vista differenti su presentazione clinica, fisiopatologia e gestione dell’emicrania vestibolare e tali differenze possono generare confusione nella gestione del paziente e inavvertitamente avere ripercussioni negative sulla salute del paziente e soprattutto sulla sua prognosi.

GENNAIO 2011
Neurofeedback guidato dal QEEG in pazienti affetti emicrania ricorrente.
[Walker JE. Clin EEG Neurosci. 2011 Jan;42(1):59-61.]
Un gruppo di 71 pazienti affetti da emicrania ricorrente, d’età compresa tra 17 e62 anni, afferiti nello studio di un medico di base americano, sono stati sottoposti ad esame elettroencefalografico con metodica quantitativa (QEEG). Tutti i risultati del QEEG indicano un esubero d’attività elettrica cerebrale ad alta frequenza nella banda beta (tra 21 e 30 Hz) in 1-4 aree corticali. 46 dei 71 pazienti registrati sono stati selezionati per essere sottoposti ad un training di neurofeedback (terapia comportamentale) mentre i restanti 25 hanno scelto di proseguire il trattamento farmacologico di profilassi. I protocolli di neurofeedback utilizzati hanno consentito una riduzione dell’attività a 21-30 Hz di frequenza ed un aumento dell’attività a 10 Hz (5 sessioni per ogni lato colpito dal dolore emicranico). Tutti i pazienti selezionati sono stati diagnosticati come affetti da emicrania senz’aura secondo i criteri diagnostici ICHD-II. La maggior parte (54%) del gruppo dei pazienti trattati con neurofeedback hanno presentato una remissione completa degli attacchi emicranici e il 39%, una riduzione della frequenza di crisi superiore al 50%. I l4% ha presentato una riduzione della frequenza di crisi inferiore al 50%. Solo un paziente non ha presentato una riduzione della frequenza di cefalea. Il 68% dei soggetti del gruppo di controllo che ha scelto di proseguire il trattamento farmacologico non ha presentato alcuna variazione della frequenza di crisi, il 20%, una riduzione della frequenza inferiore al 50% e solo l’8%, una riduzione superiore al 50%. L’autore conclude che il neurofeedback, trattamento scevro da effetti collaterali, mirato sui dati del QEEG può risultare significativamente efficace nell’abolire o migliorare la frequenza delle crisi in pazienti con emicrania ricorrente.

Il nemico è il nocebo, non il placebo! Una metanalisi degli effetti collaterali riportati dopo trattamento con placebo nelle cefalee.
[Mitsikostas DD et al. Cephalalgia. 2011 Jan 7. [Epub ahead of print]
L’obiettivo di questo studio è di determinare l’entità dell’effetto “nocebo” (definito come effetti collaterali correlati alla somministrazione di placebo) negli studi clinici sulle cefaleee primarie. Gli autori hanno revisionato tutti gli studi farmacologici, controllati versus placebo, relativi ad emicrania, cefalea di tipo tensivo e cefalea a grappolo pubblicati tra il 1998 ed il 2009. La frequenza dell’effetto nocebo è stata calcolata come la percentuale di pazienti trattati con placebo che hanno riportato almeno un evento collaterale. La frequenza di “drop out” (pazienti che hanno interrotto lo studio) è stata calcolata come la percentuale di pazienti trattati con placebo che hanno interrotto il trattamento per intolleranza. Negli studi sui farmaci sintomatici per emicrania, la frequenza di nocebo e di drop out è stata rispettivamente del 18.45% e 0.33% ma saliva a 42.78% e 4.75% negli studi sui farmaci di profilassi antiemicranica. Negli studi di profilassi per la cefalea di tipo tensivo le frequenze dell’effetto nocebo e di drop out erano del 23.99% e del 5.44%, per il trattamento sintomatico della cefalea a grappolo la frequenza di nocebo era del 18.67%. Gli autori concludono che l’effetto nocebo è molto frequente nei trials clinici per le cefalee primarie, in particolare negli studi di profilassi. Il numero di drop out in questi studi dovuti all’effetto nocebo può confondere l’interpretazione di molti trials clinici.

 

 

Studio PET della fotofobia durante attacchi spontanei di emicrania

[Denuelle M et al. Neurology 2011 Jan 18;76(3):213-8]
La fotofobia è definita come un’anomala sensibilità alla luce che si sperimenta durante gli attacchi di emicrania. La fisiopatologia della fotofobia è ancora oggi poco conosciuta. Tuttavia, vi sono almeno due dati che dimostrano di essere collegati al possibile meccanismo fisiopatogenetico della fotofobia: l’ipereccitabilità della corteccia cerebrale visiva da un lato e dall’altro le interazioni tra le aree visive e il sistema nocicettivo trigeminale. Questi autori francesi hanno studiato mediante PET la fotofobia indotta da uno stimolo luminoso continuo su tutto il campo visivo in 8 soggetti emicranici durante attacchi spontanei di emicrania, dopo la risoluzione del dolore mediante somministrazione di sumatriptan e nel periodo intercritico. L’intensità dello stimolo luminoso capace di indurre fotofobia con successivo incremento della cefalea è stata calcolata per ogni singolo paziente. Gli autori hanno riscontrato che una bassa intensità di stimolazione luminosa (in media 240 Cd/m2) attiva la corteccia visiva durante gli attacchi emicranici e dopo la risoluzione del dolore mediante sumatriptan ma non nel periodo intercritico. L’attivazione della corteccia visiva appariva più massiva, con differenza statisticamente significativa, durante l’attacco emicranico rispetto alla fase di risoluzione del dolore indotta farmacologicamente. Questi dati suggeriscono che la fotofobia dell’attacco emicranico è legata all’ipereccitabilità della corteccia visiva. Il meccanismo di questa ipereccitabilità corticale non può essere spiegato solo mediante l’attivazione del sistema nocicettivo trigeminale perché persiste anche quando il dolore scompare mediante trattamento sintomatico. Gli autori ipotizzano che la modulazione dell’eccitabilità della corteccia cerebrale durante l’attacco emicranico possa essere sotto il controllo di nuclei tronco-encefalici.

DICEMBRE 2010
Studio di popolazione sulle sindromi periodiche dell’infanzia.
[Arruda MA, Guidetti V, Galli F, Albuquerque RC, Bigal ME. Pediatr Neurol. 2010 Dec;43(6):420-4.]
Appaiono molto interessanti le conclusioni a cui giunge questo ampio studio di popolazione condotto in Brasile per valutare la prevalenza ed il rischio relativo (RR) di avere sintomi indicativi di una sindrome periodica dell’infanzia in soggetti affetti da emicrania e/o dai suoi sottotipi e da cefalea di tipo tensivo confrontandoli con un campione di soggetti di controllo non cefalalgici. La popolazione studiata è costituita da bambini di età compresa tra i 5 ed i 12 anni reclutati nelle scuole pubbliche di una città brasiliana per un totale di 2173 bambini. Il consenso informato allo studio è stato dato dai genitori di 1994 bambini. Sono stati analizzati i dati di 1906 soggetti per un campione complessivo finale di 1113 bambini affetti da emicrania, cefalea di tipo tensivo o non affetti da cefalea. I genitori dei bambini sono stati intervistati mediante questionari appositamente allestiti e validati. La diagnosi di cefalea è stata posta seguendo i criteri della ICHD-II. Il RR dei sintomi è stato calcolato per categorie di cefalea anche nei genitori dei soggetti controllo. I soggetti affetti da emicrania episodica presentavano un RR significativamente aumentato per tutti i sintomi predittivi di sindrome periodica dell’infanzia analizzati ad eccezione dell’enuresi notturna. Nel dettaglio i sintomi analizzati erano l’intolleranza al movimento, il dolore agli arti inferiori ricorrente, il dolore addominale ricorrente e le parasonnie quali bruxismo, sonnambulismo e somniloquio. Per la cefalea di tipo tensivo, gli unici sintomi non frequenti rispetto ai controlli erano l’enuresi notturna e l’intolleranza al movimento. All’analisi multivariata ogni sintomo intercritico era associato in modo indipendente con la cefalea in generale (P < 0.001), con l’emicrania (P < 0.001) e con la cefalea di tipo tensivo (P < 0.01). Questi risultati permettono agli autori di concludere che i sintomi intercritici indicativi di una sindrome periodica dell’infanzia sono molto comuni nella popolazione generale e sono associati con l’emicrania e con alcuni suoi sottotipi in particolare, ma anche con la cefalea di tipo tensivo.

NOVEMBRE 2010
Il Levetiracetam nella cefalea cronica quotidiana: uno studio randomizzato in doppio cieco controllato per placebo.
[Beran RG, Spira PJ. Cephalalgia. 2010 Nov 8. [Epub ahead of print].
La cefalea cronica quotidiana (CDH) presenta un profilo temporale specifico di cefalea che per definizione è di almeno 15 giorni di cefalea al mese con almeno 4 ore al giorno di dolore da oltre 6 mesi. Autori australiani hanno descritto i risultati del primo ampio studio farmacologico sull’uso del Levetiracetam (LEV) nella profilassi della CDH. Lo studio multicentrico, randomizzato,controllato versus placebo, cross-over e di fase III B, ha valutato come end point primario l’efficacia nei pazienti con CDH di 3 grammi di LEV in in 6 dosi giornaliere rispetto a 6 compresse al giorno di placebo in un arco temporale di 27 settimane. Il parametro di valutazione dell’efficacia scelto è stato l’headache-free rate (HFR) e tra i parametri secondari di efficacia sono stati inclusi la perdita dei criteri diagnostici, l’intensità del dolore, la sua durata, la disabilità, i sintomi associati e la qualità della vita. 96 pazienti sono stati reclutati con un HFR alla baseline di 10.4 ± 14.6% (media 0%). All’esordio la cefalea episodica da cui i soggetti erano affetti era emicrania con e/o senz’aura nel 74.1% dei casi e cefalea di tipo tensivo nel 36.5% dei casi. Nei 6 mesi precedenti il reclutamento il 56.3% dei pazienti aveva emicrania ed il 43.8% TTH. La durata di cefalea era in media di 20 anni (22.6 ± 15.0 anni). 88 pazienti hanno ricevuto il placebo ed 89 LEV con oltre 80 dosi in ciascun braccio del protocollo di studio. Il LEV ha determinato un miglioramento del 3.9% dell’HFR rispetto al placebo senza alcuna significatività statistica. Vi è stato un aumento del 9.9% nella perdita dei criteri diagnostici di CDH con una differenza statisticamente significativa per il LEV in altri parametri quali i giorni di cefalea/mese, la riduzione della disabilità globale e la riduzione della intensità del dolore. Gli autori concludono che tali dati appaiono in contrasto con quanto sinora riportato in letteratura sulla efficacia del LEV negli studi controllati per placebo. Sebbene non vi sia alcuna differenza tra LEV e placebo in termini di efficacia, alcuni parametri secondari quali la perdita dei criteri diagnostici, la riduzione dell’intensità del dolore e della disabilità suggeriscono la possibile esistenza di una sottopolazione di pazienti con CDH responsiva al LEV che resta comunque ancora una valida opzione terapeutica almeno in casi selezionati.


Small deep white matter lesions are associated with right-to-left shunts in migraineurs.

[Park HK, Lee SY, Kim SE, Yun CH, Kim SH. J Neurol. 2010 Nov 11. [Epub ahead of print].
La presenza di shunts intracardiaci destro-sinistro (RLS) e di lesioni nella sostanza bianca cerebrale (WMLs) viene frequentemente riportata negli emicranici e nei pazienti con ictus ischemico. Studi precedenti hanno indicato che il numero delle WMLs non aumenta in correlazione con la presenza di RLS negli emicranici. Tuttavia, è ormai noto che alcuni tipi di WMLs sono associati alla presenza di RLS nei pazienti con ictus e con demenza. Questi i autori sudcoreani hanno ipotizzato che nei pazienti con cefalea con RLS vi siano WMLs di diversa grandezza e con diversa localizzazione. 425 soggetti di età media di 30,8 anni, di cui 303 donne, delle quali 242 emicraniche e 183 pazienti con cefalea di tipo tensivo sono stati reclutati da un registro prospettico di pazienti con cefalea e valutati retrospettivamente per RLS e per WMLs usando la metodica del doppler transcranico M-mode power (mTCD) e la risonanza magnetica. Sono state misurate e catalogate le WMLs secondo i criteri del Rotterdam Scan Study ed è stata stabilita l’esistenza di una associazione tra la presenza di RLD e la sede e grandezza delle WMls. Il numero delle WMLs piccole e profonde e la prevalenza del RLS definito come segnali microembolici (MES) ≥11 era maggiore nei pazienti con emicrania (small dWMLs, 6.23 vs. 4.05; RLS, 36.8% vs. 10.9%), rispetto ai pazienti con cefalea di tipo tensivo. Non vi erano differenze significative nel numero di WML periventricolari o nel volume totale delle WMLs piccole e profonde tra i due gruppi di pazienti. Tra gli emiranici, i pazienti con RLS avevano più frequentemente piccole dWMLs, presenza di aura e malattie cardiaca rispetto ai pazienti senza RLS. Inoltre, dai risultati emersi dall’analisi multivariata di regressione binaria (p < 0.01; OR = 3.24; 95%CI 1.56-6.72) la presenza di RLS è risultata essere un fattore predittivo indipendente per le piccole dWMLs. Le piccole dWMLs sono associate a RLS nei pazienti giovani affetti da emicrania. I risultati di questo studio implicano che l’embolismo paradosso possa essere causa di piccole WMLs in alcuni emicranici.

OTTOBRE 2010
Medication overuse headache: una revisione critica degli end points nei più recenti studi di follow-up.
[Hagen K, Jensen R, Bøe MG, Stovner LJ.J. Headache Pain. 2010 Oct;11(5):373-7]
È molto interessante ed utile questa revisione critica degli ultimi studi di follow up sull’andamento delle MOH partendo dal principale dato di fatto che è la totale assenza di linee guida internazionali per allestire studi e presentare i relativi risultati sulla MOH. Sono stati valutati tutti gli studi di follow up sulle MOH pubblicati dal 2006 ad oggi allo scopo di analizzare i parametri usati per monitorare l’andamento a lungo termine di questi pazienti. Sono stati inclusi nella revisione solo studi sulla MOH con una durata di follow up superiore ai 6 mesi con dati relativi ad almeno 1 end-point predefinito. Complessivamente sono stati individuati 9 studi. I 1589 pazienti affetti da MOH complessivi (di cui il 22% di sesso maschile) avevano al baseline una frequenza media di giorni di cefalea al mese pari a 25.3 giorni. I giorni di cefalea al mese alla fine del follow up sono stati riportati da 6 studi (con una media di 13.8 giorni/mese). La riduzione della frequenza di giorni di cefalea/mese era maggiore in studi che includevano solo pazienti con emicrania (-14.6 giorni di cefalea/mese) rispetto a studi che includevano pazienti con le diagnosi originali di emicrania e cefalea di tipo tensivo (-9.2 giorni di cefalea/mese). 6 studi hanno riportato anche il tasso di recidiva (in media del 26%) e/o il tasso di risposta al trattamento (in media il 28%). I giorni al mese di assunzione di farmaco e le variazioni nell’indice di cefalea al termine del follow up sono stati riportati solo in uno e in due studi dei 9 individuati rispettivamente. La presente revisione dimostra la totale assenza di end-points uniformi negli studi di follow up sulla MOH recentemente pubblicati. Sono necessarie linee guida di riferimento per presentare i dati di follow up sulla MOH. Gli autori propongono una lista di end-points quali i giorni di cefalea/mese, i giorni di assunzione del farmaco/mese, il tasso di recidiva ed il tasso di risposta al trattamento definiti come riduzione di almeno il 50% della frequenza di cefalea o dell’indice di cefalea rispetto al baseline.


Cefalee croniche e disturbi del sonno: uno studio caso-controllo.

[Sancisi E, Cevoli S, Vignatelli L, Nicodemo M, Pierangeli G, Zanigni S, Grimaldi D, Cortelli P, Montagna P. Headache. 2010 Oct;50(9):1464-72.]
La prevalenza dei disturbi del sonno nelle cefalee croniche è stata raramente valutata sebbene si parli di associazione tra disturbi del sonno e cefalea cronica sin dalla sua prima descrizione. Al contrario esistono molti dati epidemiologici e clinici che attestano l’associazione tra disturbi del tono dell’umore, cefalea cronica e disturbi del sonno, entrambi questi ultimi aspetti centrali del disturbo del tono dell’umore. Appare fondamentale a tal proposito cercare di discriminare tra disturbi del sonno che possono essere secondari o attribuiti a patologie psichiatriche concomitanti e disturbi del sonno specificatamente associati alla cefalea. Solo alcuni tra gli studi che hanno indagato l’associazione tra cefalea cronica e disturbi del sonno hanno preso in considerazione anche la compartecipazione in questi pazienti di disturbi psichiatrici quali ansia e depressione. Un campione di 105 pazienti afferiti consecutivamente all’Istituto di Neurologia dell’Università degli Studi di Bologna affetti da cefalea quotidiana o quasi quotidiana e 192 pazienti con cefalea episodica accoppiati per sesso ed età, tipo di cefalea all’esordio, sono stati sottoposti ad un’intervista strutturata diretta relativa alle proprie abitudini ipniche e alla presenza di patologie psichiatriche. 80 dei 105 pazienti con cefalea cronica hanno ricevuto una diagnosi di cefalea da uso eccessivo di farmaci (MOH), 21 pazienti sono stati classificati come affetti da emicrania cronica (CM) e 4 da cefalea di tipo tensivo cronica senza uso eccessivo di farmaci. I pazienti con cefalea cronica mostravano una maggiore prevalenza di insonnia, di sonnolenza diurna e di russamento rispetto ai soggetti di controllo (67.7% vs 39.2%, 36.2% vs 23.5%, e 48.6% vs 37.2%, rispettivamente). 45 pazienti con cefalea cronica, pari al 42.9%, avevano anche patologie psichiatriche (ansia e disturbi depressivi) rispetto a 27 pazienti con cefalee episodiche (26.5%). L’analisi multivariata mostrava un basso grado di istruzione, una più precoce età media di esordio della cefalea e insonnia associate alla cefalea cronica in modo indipendente. I risultati dello studio permettono di concludere che i pazienti con cefalea cronica hanno una maggiore prevalenza di disturbi del sonno e tra questi l’insonnia sembrerebbe essere un fattore di rischio indipendente per la cronicizzazione della cefalea. Il riconoscimento precoce dei disturbi del sonno, anche in associazione ad ansia e/o depressione, appare molto utile nei pazienti con cefalea episodica al fine di prevenire un’eventuale cronicizzazione della cefalea.

SETTEMBRE 2010
La stimolazione del nervo occipitale per il trattamento dell’emicrania cronica refrattaria: lo studio ONSTIM di fattibilità.
[Saper JR, Dodick DW, Silberstein SD, McCarville S, Sun M, Goadsby PJ. Cephalalgia. 2010 Sep 29. [Epub ahead of print]
L’emicrania cronica (CM) refrattaria alla terapia farmacologica è una malattia altamente disabilitante caratterizzata dalla presenza di cefalea per almeno 15 giorni al mese. A tale scopo è stata valutata la possibilità di un trattamento chirurgico invasivo attraverso la stimolazione del nervo occipitale (ONS) in casi di CM altamente selezionati allestendo uno studio di controllo multicentrico, randomizzato e in cieco. Gli obiettivi primari dello studio sono la valutazione della sicurezza e dalla fattibilità del trattamento in esame. I soggetti reclutati nello studio hanno ricevuto un blocco del nervo occipitale e i responders sono stati suddivisi in 3 gruppi con differenti modalità di approccio: stimolazione variabile (AS), stimolazione fissa (PS) e terapia farmacologica. Su 110 soggetti 75 sono stati inclusi nel gruppo di trattamento; 66 pazienti hanno fornito dati mediante la compilazione di un diario della cefalea. Il paziente è stato definito responder quando otteneva una riduzione di almeno il 50% nel numero di giorni al mese con cefalea oppure una riduzione di almeno 3 punti o superiore della intensità del dolore rispetto al baseline. Il tasso di risposta a 3mesi è stato del39% peri soggetti del gruppo AS, del 6% per quelli del gruppo PS e 0% peri soggetti trattati farmacologicamente. Non si è verificato nessun effetto collaterale imprevisto. Nel24% dei casi si è verificato uno spostamento dello stimolatore dalla sede dell’impianto. Gli autori concludono sostenendo la sicurezza e fattibilità di tale procedura chirurgica che nei pazienti con CM appare più promettente rispetto al trattamento farmacologico


È possibile prevedere l’attacco emicranico? I dati di uno studio prospettico osservazionale.

[Hu XH, Golden W, Bolge SC, Katic B, Chen YT, Wagner S, Cady R. Headache. 2010 Sep;50(8):1296-305.]
La possibilità di prevedere l’insorgenza dell’attacco doloroso in una malattia cronica e ricorrente quale è l’emicrania appare da sempre un obiettivo auspicabile ma di difficile soluzione. L’emicrania è una patologia ad alto impatto personale, sociale ed economico. Da tempo si è appalesata la necessità di trattare tempestivamente l’attacco con farmaci sintomatici quali i triptani per poter ottenere il miglior risultato possibile. Tuttavia, la tempistica del trattamento è lasciata alla capacità del singolo individuo di prevedere l’esordio dell’attacco doloroso e alla possibilità di accedere facilmente al farmaco. Questo studio prospettico osservazionale si è posto l’obiettivo di valutare la capacità del paziente emicranico di prevedere l’attacco successivo descrivendo gli effetti che l’emicrania ha sulla vita quotidiana sia durante l’attacco doloroso sia nel periodo intercritico. Sono stati selezionati pazienti emicranici con diagnosi clinicamente definita che assumono farmaci sintomatici per l’attacco emicranico prescritti o da banco. Ad ogni paziente sono stati somministrati via internet due questionari di autovalutazione, uno al baseline e l’altro al termine dell’attacco emicranico. Il primo questionario comprendeva anche il MIDAS, domande sull’andamento nel periodo intercritico, la previsione di una possibile data, ora d’esordio e luogo in cui ci si potrebbe trovare nel successivo attacco emicranico. Le stesse informazioni sono state raccolte al follow-up, relative all’attacco più recente. 1519 pazienti emicranici hanno completato il primo questionario al baseline e 877 (57.7%) hanno completato anche il secondo questionario del follow-up. Al baseline, circa il 60% dei pazienti lamentava una disabilità da moderata a severa per la cefalea in base al MIDAS. Solo il 4% era capace di prevedere esattamente la data del successivo attacco emicranico; il 22% circa era capace di prevedere l’attacco con un margine di esattezza di 3giorni. Quasi il 50% dei pazienti era in grado di prevedere accuratamente il momento della giornata in cui l’attacco si sarebbe verificato e circa il 70% anche il luogo in cui si sarebbero trovati. Il 93% circa dei pazienti riferirono di essere stati costretti a modificare le proprie abitudini ed i propri impegni a causa dell’emicranica almeno nei 3 mesi precedenti l’indagine. Il 20% ed il 27% rispettivamente evitava o cambiava il proprio lavoro o i propri impegni sociali nella giornata di riferimento per il timore di avere un attacco emicranico. Da questi risultati è possibile affermare che la maggior parte dei soggetti emicranici non riesce a prevedere l’attacco emicranico successivo e tale incapacità può avere effetti devastanti sulla vita personale e sociale dell’individuo. Ne scaturisce l’impellente necessità per i pazienti emicranici di allestire programmi educazionali per affrontare nel modo migliore l’attacco emicranico le sue dirette conseguenze nella speranza di ridurre l’ansia ed il timore per l’attacco successivo che caratterizzano il periodo intercritico.

AGOSTO 2010
Mortalità ed emicrania con aura in uomini e donne: i risultati di un ampio studio prospettico di popolazione
[Gudmundsson LS, Scher AI, Aspelund T, Eliasson JH, Johannsson M, Thorgeirsson G, Launer L, Gudnason V. BMJ. 2010 Aug 24;341]
Da un ampio studio di popolazione islandese,i cui risultati principali sono stati pubblicati da tempo e su molte riviste internazionale, sono stati estrapolati alcuni dati relativi ai soggetti affetti da cefalee primarie ed in particolare da emicrania con e senz’aura e da cefalea non emicranica. Lo studio di popolazione è stato condotto a Reykjavik in Islanda su un campione di 18725 soggetti di entrambi i sessi nati tra il 1907 ed il 1935 e residenti in città o in aree limitrofe. Lo scopo è quello di valutare se l’emicrania in età adulta possa essere o meno associata ad un maggior tasso di mortalità globale, cardiovascolare e da altre cause. Sono stati somministrati questionari validati ad hoc e registrati alcuni parametri clinici quando i soggetti partecipanti avevano un’età media di 53 anni. La cefalea è stata classificata come emicrania con aura, senz’aura o cefalea non emicranica. Il follow up è durato in media 25.9 anni (0.1-40.2 anni). Sono stati registrati 10358 decessi, di cui 4323 per cause cardiovascolari e 6035 per altre cause. Per stimare il rischio di morte nei soggetti con emicrania rispetto a quelli non affetti è stata usata l’analisi di regressione di Cox con valori corretti peri singoli fattori di rischio. E’ emerso che i soggetti con emicrania con aura presentavano un maggior rischio di mortalità globale (HR:1.21) e di mortalità cardiovascolare (HR:1.27) rispetto ai soggetti non affetti da cefalea a differenza dei soggetti affetti da emicrania senz’aura e cefalea non emicranica. Ad un ulteriore esame della mortalità cardiovascolare è emerso che i soggetti con emicrania con aura presentavano un rischio di mortalità per patologia coronarica (1.28, 1.11 to 1.49) e per stroke (1.40, 1.10 to 1.78) aumentato. Le donne affette da emicrania con aura, in particolare, avevano un rischio di mortalità aumentato (1.19, 1.06 to 1.35) anche per patologie non cardiovascolari. Gli autori giungono alla conclusione che l’emicrania con aura sia un fattore di rischio indipendente per mortalità cardiovascolare e globale in entrambi i sessi e che il rischio per mortalità da patologia coronarica e stroke sia modestamente aumentato nei pazienti emicranici, soprattutto in quelli affetti da emicrania con aura.

Migraine status and Nelson-Aalen cumulative hazards for mortality from cardiovascular disease. For men and women curve for non-migraine headache overlays curve for no headache and was therefore omitted. From:BMJ. 2010; 341: c3966. Published online 2010 August 24. doi: 10.1136/bmj.c3966. Copyright © Gudmundsson et al 2010

LUGLIO 2010
Emicrania e vertigine: uno studio prospettico.
[Salhofer S, Lieba-Samal D, Freydl E, Bartl S, Wiest G, Wöber C. Cephalalgia 2010 Jul;30(7):821-8. ]
L’obiettivo di questo studio austriaco è di esaminare prospetticamente la prevalenza della vertigine emicranica attraverso l’uso del diario della cefalea,strumento di semplice utilizzo e molto diffuso. Sono stati arruolati 146 pazienti emicranici con almeno 1 attacco di emicrania al mese. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad un’intervista semistrutturata ed hanno completato un questionario sulla presenza del disturbo d’ansia, disturbo depressivo e disturbi del sonno. Sono stati invitati a mantenere un diario contenente informazioni dettagliate sul loro mal di testa, sulla presenza di vertigini o sensazione vertiginosa correlata o meno all’attacco emicranico per un periodo complessivo di 30 giorni. Circa l’80% dei pazienti (n=116) ha completato il diario per il periodo richiesto. È emerso che il 15.5% dei pazienti lamentava una vertigine emicranica (MV) rispetto al 30.2% che riferiva vertigine non emicranica o sensazione vertiginosa (non MV). La MV si presentava nel 1.9% dei giorni di valutazione rispetto al 4.2% della non-MV ed era spesso associata ai giorni con emicrania (P < 0.001). La durata media della MV era di circa 3 ore, più lunga nei giorni con emicrania rispetto a quelli senza emicrania (P < 0.001). La sua principale caratteristica era il peggioramento con i movimenti della testa. I pazienti con MV presentavano punteggi più elevati alle scale per ansia (P < 0.001) e depressione ed avevano una peggiore qualità del sonno. Gli autori concludono che le vertigini oggettive e soggettive sono sintomi molto frequenti negli emicranici; in particolare, la prevalenza ad 1 mese della MV è del 16% mentre quella della vertigine non emicranica è del 30% in pazienti con almeno 1 attacco al mese di emicrania. La frequenza della MV appare più elevata e di maggiore durata nei giorni con cefalea e sembrerebbe essere un fattore di rischio per ansia.


Prevalenza e impatto della vertigine associata alla cefalea.

[Bisdorff A, Andrée C, Vaillant M, Sándor PS. Cephalalgia. 2010 Jul;30(7):815-20 ]
Giungono ad analoghe conclusioni anche autori belga che hanno indagato la prevalenza e l’impatto socio-demografico della vertigine nei pazienti con cefalee episodiche. I sintomi di accompagnamento della cefalea sono spesso responsabili dell’entità dell’impatto personale e sociale del mal di testa. I sintomi associati alla cefalea sono stati oggetto di uno studio di popolazione condotto in Lussemburgo sull’impatto sociale ed emotivo delle cefalee. Su 1909 partecipanti con cefalee episodiche (< 15giorni/mese), di cui il 77.1% donne, i sintomi visivi (52.4%) e le vertigini (51.1%) sono stati i sintomi di accompagnamento delle cefalee episodiche più frequentemente riportati. Tra le cefalee episodiche, entrambi questi sintomi appaiono associati in modo indipendente all’emicrania in entrambi i sessi; inoltre, correlano con un maggior grado di disabilità al MIDAS e al WHO DAS e con punteggi più elevati alle scale per la depressione. Le vertigini, inoltre, sono il sintomo di accompagnamento più frequente proprio nell’emicrania. La loro presenza contribuisce ad aggravare l’impatto sulla disabilità globale e sulla depressione associati alle cefalee. L’effetto delle vertigini può essere paragonato in entità a quello dei sintomi visivi da cui sono indipendenti.

GIUGNO 2010
Storia naturale e prognosi dell’emicrania con aura ad esordio infanto-adolescenziale.
(Termine C et al. Cephalalgia. 2010;30(6):674-81. Epub 2010 Mar 10).] Interessanti i dati che emergono da questo lungo studio prospettico italiano sull’andamento temporale e sui possibili fattori predittivi l’evoluzione dell’emicrania con aura in bambini e adolescenti seguiti per oltre 11 anni dalla prima diagnosi. I pazienti sono stati reclutati analizzando le cartelle cliniche del centro cefalee padovano in cui è stato condotto lo studio. I dati utilizzati sono relativi alle caratteristiche cliniche della cefalea, ai sintomi dell’aura e ad alcuni dati del tracciato elettroencefalografico eseguito alla prima visita. 77 pazienti (47 femmine e 30 maschi) rispettavano tutti i criteri per emicrania con aura nelle sue differenti sforem secondo la classificazione ICHD-2. Tutti i soggetti sono stati intervistati personalmente dallo stesso neurologo esperto in cefalee alla fine del follow-up. Per valutare l’associazione tra possibili fattori prognostici e la remissione sia dell’aura sia della cefalea al follow-up è stato usato un modello statistico multivariato (analisi di regressione logistica). I risultati dello studio hanno mostrato che il 23.5% dei pazienti con emicrania con aura non presentava più crisi al follow-up, il 44.1% aveva ancora crisi di emicrania con aura ed il 32.5% presentava una diversa diagnosi (ad esempio emicrania senz’aura). I pazienti con emicrania di tipo basilare hanno il più alto tasso di remissione (38.5%). L’emicrania con aura tipica è associata ad un’evoluzione favorevole dei sintomi dell’aura nel tempo (remissione dell’aura nel 54.1% dei pazienti). I soggetti che hanno avuto solo aure visive hanno un più basso tasso di remissione rispetto a quelli con aure visive e/o sensitive e/o fasiche (36.8% vs 61.5% p=0.054). Una breve durata della fase algica (inferiore alle 12 ore) e la presenza di anomalie all’EEG basale sono stati gli unici indici predittivi significativi di remissione dell’aura al follow-up (odds ratio=9.12, 95% di intervallo di confidenza:1.79+/-46.51 e OR=4.76, 95% CI: 1.18 +/- 19.15, rispettivamente). Nessun fattore predittivo la remissione della cefalea è stato riscontrato. I dati concludono per una storia naturale ed un andamento nel tempo dell’emicrania con aura favorevoli. Ulteriori studi prospettici con un’analisi più dettagliata anche degli indici EEG sia al baseline che al follow-up potrebbero essere utili nel confermare il ruolo prognostico delle anomalie EEG nell’emicrania con aura. Attualmente appare prematuro alla luce di questi dati sottoporre i bambini affetti da emicrania con aura a valutazioni EEG a puro scopo prognostico.


Nessuna associazione tra tremore essenziale ed emicrania: i dati di uno studio caso-controllo italiano.

[Barbanti P et al. Cephalalgia 2010;30(6):686-9. Epub 2010 Mar 10.]
Il punto di forza di questo studio caso-controllo italiano è rappresentato, oltre che dall’eleganza metodologica, dalle dimensioni del campione che comprende ben 110 pazienti affetti da tremore essenziale, patologia, come è noto, a bassa prevalenza nella popolazione generale. Studi precedenti non controllati indicavano la possibilità di un’associazione tra tremore essenziale (ET) ed emicrania. L’analisi condotta su 110 pazienti affetti da ET accoppiati per sesso ed età ad altrettanti soggetti di controllo ha permesso di escludere tale associazione. Non sono, infatti, emerse differenze significative nella frequenza dell’emicrania attuale e lifetime nei due gruppi, persino quando stratificati per età. Il tremore presenta caratteristiche cliniche simili nei pazienti ET con e senza emicrania ad eccezione della preponderanza del sesso femminile nel gruppo con emicrania. L’emicrania, inoltre, ha caratteristiche simili sia nei pazienti con ET sia nei controlli emicranici. Sembra plausibile, secondo gli autori in base a questi dati, poter escludere una possibile associazione tra ET ed emicrania e quando le due patologie coesistono nello stesso soggetto il fenotipo clinico e l’evoluzione restano immodificate senza alcuna influenza reciproca.

MAGGIO 2010
Prevalenza della cefalea correlate alla latitudine: possible ruolo di un ridotto apporto di vitamina D?
[Prakash S et al. J Headache Pain. 2010 May 13] [Epub ahead of print].] Stimolante da leggere questo lavoro di autori indiani su osservazioni che i cultori delle cefalee ormai fanno da tempo ma che nessuno finora aveva saputo correlare tra loro in alcuni aspetti. È quanto hanno fatto tali autori a proposito della correlazione tra carenza di vitamina D, latitudine e prevalenza delle cefalee primarie. In letteratura sono numerose le segnalazioni a favore di una relazione tra basse concentrazioni plasmatiche di vitamina D e insorgenza di dolore cronico, sebbene in questo ambito si ritrovano solo pochi case reports relativi alle cefalee primarie. I livelli serici di vitamina D mostrano una forte correlazione con la latitudine. La revisione della letteratura sui tassi di prevalenza delle cefalee primarie a diverse latitudini ha mostrato che tale relazione è significativa per l’emicrania e la cefalea di tipo tensivo. Vi è una tendenza per la prevalenza della cefalea ad aumentare a latitudini più elevate, più netta per la prevalenza life-time che per la one-year prevalenza, sebbene anche quest’ultima per l’emicrania appare correlare con l’aumento della latitudine. Gli studi mirati alle variazioni stagionali delle cefalee primarie sono pochi e limitati, tuttavia i dati disponibili indicano un’aumentata frequenza delle crisi di cefalea nel periodo autunnale e invernale rispetto a quello estivo. Quest’andamento stagionale delle cefalee correla bene con l’andamento dei livelli sierici di vitamina D legati all’esposizione solare. La presenza di un recettore per la vitamina D, 1-alpha idrossilasi e proteina legnate la vitamina D, proprio nell’ipotalamo suggerisce ulteriormente un possibile ruolo della carenza di vitamina D nella genesi del dolore cefalico.


Riduzione della frequenza di cefalea da uso eccessivo di farmaci dopo breve percorso informativo: i dati dell’Akershus study sulle cefalee croniche.

[Grande RB et al. Eur J Neurol. 2010-26]. [Epub ahead of print]
Allo scopo di indagare l’andamento della cefalea da uso eccessivo di farmaci nella popolazione generale e l’effetto di un semplice percorso informativo sull’uso dei farmaci per il trattamento sintomatico del mal di testa, autori norvegesi hanno condotto uno studio prospettico su un campione di 30.000 persone di età compresa tra 30 e 44 anni della popolazione generale norvegese. I soggetti con cefalea cronica (>/= 15 giorni al mese per almeno 3 mesi) ed uso eccessivo di farmaci hanno ricevuto una breve nota informativa relativa al possibile ruolo dei farmaci nell’induzione di una cronicizzazione del loro dolore. Il gruppo di soggetti reclutati (109 pazienti affetti da cefalea cronica primaria e “overuse” di farmaci secondo i criteri diagnostici dell’ICHD-2) è stato seguito per oltre 18 mesi e rivalutato al termine del periodo di follow-up presso l’Akershus University Hospital ad Oslo in Norvegia. Il 92% dei partecipanti presentava all’inizio dello studio una cefalea di tipo tensivo cronico, l’8% emicrania cronica o NDPH. Nel 53% dei casi vi era contemporanea presenza di cefalea tensiva ed emicrania. La durata media delle cefalee croniche era tra 8 e 18 anni, la durata media dell’”overuse” di farmaci tra 5 e 10 anni prima dell’inizio dello studio. Al follow-up, il numero medio di giorni di assunzione di farmaci era nettamente ridotto da 22 a 6 giorni al mese ed il 76% dei soggetti non presentava più un uso eccessivo di farmaci. Il 42% dei pazienti non aveva più una cefalea cronica e l’indice di cefalea si era ridotto del 24%. Gli autori norvegesi concludono che il semplice utilizzo di una breve nota informativa su tale gruppo di soggetti può migliorare l’andamento a breve termine della cefalea cronica con una riduzione significativa dell’uso eccessivo di farmaci sintomatici.


Presenza dei recettori 5-HT(1B) e 5-HT(1D) nell’orecchio interno.

[Ahn SK, Balaban CD. Brain Res. 2010 -26]. [Epub ahead of print]
Piuttosto originale l’obiettivo dello studio di questi ricercatori di base coreani che partendo dall’osservazione clinica di una frequente associazione tra disturbi dell’equilibrio, emicrania ed ansia, hanno esaminato la distribuzione di due diversi sottotipi di recettori serotoninergici (5-HT 1B e 1D) nell’orecchio interno di ratti e scimmie. La maggior parte delle cellule gangliari vestibolari sono immunoreattive per tali recettori nei macachi e nei ratti. Nell’orecchio interno, l’immunopositività di tali recettori è riscontrabile sulle cellule endoteliali del ganglio vestibolare, del ganglio spirale, del nervo vestibolo cocleare, del legamento spirale e della stria vascolare. Appare di notevole interesse il fatto che tali recettori siano espressi in siti paralleli nel sistema periferico vestibolare e trigeminale, potendo tale aspetto giustificare l’efficacia di farmaci come i triptani nel trattare l’emicrania e la vertigine emicranica. Dal momento che i gangli trigeminale e vestibolare sono localizzati all’interno dello spazio subaracnoideo, un’interazione tra i recettori 5-HT 1B e il recettore TRPV1 sui vasi ematici e sulle cellule gangliari può contribuire ulteriormente al vasospasmo e alla concomitanza di cefalea, vertigini, nausea e vomito, tutti sintomi che accompagnano l’emorragia subaracnoidea.

APRILE 2010
Varianti cliniche e prognostiche della “new daily-persistent headache”.
[Robbins MS et al Neurology 2010- 27;74(17):1358-64].
Tra le novità della Classificazione Internazionale delle Cefalee (ICHD)-2, la “new daily-persistent headache” (NDPH) rappresenta l’emblema delle cefalee primarie irreversibili, con andamento cronico sin dall’esordio e senza caratteristiche emicraniche. Tuttavia, in molti casi permangono aspetti simil emicranici che rendono la diagnosi problematica. Questi autori americani hanno pubblicato su una rivista prestigiosa come Neurology una proposta di revisione della definizione di NDPH che non esclude la presenza di caratteristiche emicraniche anche in questa forma (NDPH-R). Gli autori hanno applicato i nuovi criteri diagnostici proposti ai pazienti afferiti consecutivamente con tale diagnosi presso il centro cefalee di Montefiore nel Bronx (NewYork). I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: quelli che rispettano completamente i criteri stabiliti dalla ICHD-2 e quelli con NDPH con troppi aspetti emicranici (NDPH-mf). Confrontando le caratteristiche cliniche e demografiche di questi gruppi, sono stati identificati alcuni fattori predittivi l’andamento temporale che hanno permesso una ulteriore suddivisione dei pazienti in 3 sottogruppi: quelli con forma permanente, quelli con forma remittente e quelli con forma ciclica o meglio relapsing-remitting. I pazienti di questi due ultimi sottogruppi sono stati conglobati in un unico gruppo definito “forma non permanente”. Sono stati così individuati 71 pazienti con NDPH-R, di cui il 43.7% rispettava i criteri classici dell’ICHD-2 per NDPH. I due gruppi di pazienti avevano caratteristiche cliniche molto simili sebbene il gruppo NDPH-mf appariva più giovane per età, comprendeva più donne e presentava una maggiore frequenza di depressione. I due gruppi avevano la stessa frequenza di allodinia, risposta ai triptani e prognosi. I sottotipi prognostici di NDPH-R sono molto simili tra loro, sebbene le forme permanenti sembrano essere appannaggio della razza bianca, sembrano avere una maggiore frequenza di ansia e depressione e una minore età di esordio. Gli autori concludono affermando che l’attuale classificazione ICHD-2 presenta criteri diagnostici per NDPH che escludono una grande quota di soggetti il cui dolore presenta tutte le caratteristiche descritte ma con alcuni aspetti emicranici. I criteri proposti permettono di identificare un gruppo più omogeneo di pazienti per aspetti clinici, demografici e prognostici. Sia le forme di NDPH-R che di NDPH della ICHD-2 comprendono i diversi sottogruppi individuati in base all’andamento temporale (forma permanente, remittente e relapsing-temitting). I criteri proposti per NDPH-R dovrebbero essere presi in considerazione nella futura revisione della classificazione ICHD-3.


Il recettore PACAP, nuovo target per il trattamento dell’emicrania.

[Schytz HW et al. Neurotherapeutics. 2010;7(2):191-6].
Appare molto interessante e certamente tra le novità più intricanti questa disamina condotta da autori danesi su una nuova classe di molecole possibili targets del trattamento antiemicranico. Allo stato attuale, non è possibile identificare con certezza l’origine del dolore emicranico, sebbene i dati emergenti individuano nei neuro-peptidi presenti nello spazio pervi vascolare dei vasi cranici come mediatori fondamentali della nocicezione durante gli attacchi emicranici. Il polipeptide ipofisario attivante l’adenilato-ciclasi noto con la sigla PACAP è presente nelle terminazioni sensitive trigeminali ed è capace di modulare la nocicezione a diversi livelli nel sistema nervoso. Studi sperimentali condotti sull’uomo hanno mostrato che l’infusione di PACAP-38 determina una marcata dilatazione dei vasi extracerebrali e può ritardare gli attacchi di dolore simil-emicranico in pazienti emicranici. La selettività del PACAP attiva il recettore PAC1, verosimilmente coinvolto in un possibile pattern coinvolto nel dolore emicranico. La review elenca e chiarisce tutte le evidenze scientifiche che supportano un ipotetico ruolo del PAC 1 nella patogenesi emicranica, indicandolo anche come possibile nuovo target terapeutico.


Sul cromosoma 9 individuato un nuovo locus per l’aura visiva emicranica (9q21-q22).

[Tikka-Kleemola P et al. Neurology 2010- 13;74(15):1171-7.]
I risultati di questo nuovo studio genetico sull’emicrania con aura ed in particolare sull’aura tipica visiva confermano quanto già ipotizzato empiricamente ossia l’esistenza di un legame tra emicrania ed epilessia, soprattutto tra aura visiva ed epilessia occipitale. L’individuazione di un locus sulla stessa regione del cromosoma 9 su cui è stato in precedenza individuato un locus per l’epilessia occipito-temporale accentua ancor più la possibilità di analogie genetiche tra le due patologie. Questi autori finlandesi hanno studiato alcune famiglie di emicranici con almeno due membri affetti da aura visiva e da scotomi scintillanti con le caratteristiche indicate nei criteri diagnostici della classificazione internazionale delle cefalee. Sono state reclutate 36 famiglie comprendenti 351 persone, di cui 185 soggetti soffrono di aure visive e 159 hanno scotomi scintillanti. Le analisi di linkare parametriche e non parametriche sono state condotte con 378 markers microsatelliti. È stato così individuato un nuovo locus sul cromosoma 9 q22-q31 per l’aura emicranica (HLOD = 4.7 at 104 cM). Con una tecnica di mappaggio più fine è stato identificato un segmento di aplotipo di 12 cM (9.8Mb) sul tratto 9q21-q22 dei soggetti affetti. Altri 4 loci presentavano un linkare con l’aura visiva: un locus sul cromosoma 12p13 appariva significativo, mentre per gli altri 3 loco rispettivamente sui cromosomi 5q13, 6q25, 13q14 vi era solo evidenza ma senza significatività statistica. L’interesse di questo nuovo locus deriva da fatto che nella stessa regione cromosomica sono stati mappati locus con linkage per l’epilessia occipito-temporale con prevalenti sintomi visivi. I dati di questi autori consolidano l’ipotesi di una base genetica condivisa tra emicrania ed epilessia suggerendo che a differenziare le due aure visive vi sia solo una diversa suscettibilità individuale che trova il suo substrato genetico nel locus 9q21-22.

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