DICEMBRE 2014
Una dieta a basso contenuto lipidico può ridurre la frequenza e l’intensità degli attacchi acuti di emicrania.[L.A. Ferrara, , D. Pacioni , V. Di Fronzo, B.F. Russo, E. Speranza, V. Carlino, F. Gargiulo, F. Ferrara. Nutrition, Metabolism and Cardiovascular disease.In press. Published on line on December 2014]

NOVEMBRE 2014
Prove a favore dell’ipotesi oressinergica nella fisiopatogenesi dell’emicrania.[Hoffmann J1, Supronsinchai W1, Akerman S1, Andreou AP1, Winrow CJ2, Renger J2, Hargreaves R2, Goadsby PJ3. Neurobiol Dis. 2014, 4-74C: 137-143.]

Commento in Editoriale su Cephalalgia, Gennaio 2015 di Peter J Goadsby
“Mettiamo a dormire l’emicrania: “Rexants” come strategia di profilassi

 


OTTOBRE 2014

È cambiata la prevalenza dell’emicrania negli ultimi dieci anni (2003-2012)? Uno studio sulla popolazione spagnola.[F.de-las-Peñas, Palacios-cena, Salom-Moreno, López-de-Andre, Hernández-Barrera, Jiménez-Trujillo, Jiménez-García, Gallardo-Pino, García-Gómez- de-las-Heras, Carrasco-Garrido PLoS One. 2014; 9 (10): e110530.]

SETTEMBRE 2014
Sicurezza ed efficacia di LY2951742, un anticorpo monoclonale del CGRP per la profilassi dell’emicrania: uno studio randomizzato, in doppio cieco versus placebo, in fase 2.[Dodick DW, Goadsby PJ, Spierings EL, Scherer JC, Sweeney SP, Grayzel DS. Lancet Neurol. 2014 Sep;13(9):885-92]

Migraine e restless legs syndrome: una revisione sistematica della letteratura.[Schürks M, Winter A, Berger K, Kurth T. Cephalalgia. 2014 Sep;34(10):777-94]

Midlife migraine and late-life parkinsonism: AGES-Reykjavik Study.[Scher AI, Ross GW, Sigurdsson S, Garcia M, Gudmundsson LS, Sveinbjörnsdóttir S, Wagner AK, Gudnason V, Launer LJ. Neurology. 2014 Sep 17]


LUGLIO – AGOSTO 2014

Aderenza e “ switching” al trattamento con triptani: una revisione sistematica della letteratura.[Messali AJ1, Yang M, Gillard P, Tsai K, Tepper SJ, Bloudek LM, Kori SH. Headache. 2014 Jul-Aug;54(7):1120-30]

La pressione arteriosa come fattore di rischio per emicrania e cefalea: uno studio prospettico di popolazione evidenzia una correlazione inversa.[Fagernaes CF1, Heuch I, Zwart JA, Winsvold BS, Linde M, Hagen K. J Neurol. 2014 Aug 25]


GIUGNO 2014

Efficacia e sicurezza della cinnarizina nella profilassi dell’emicrania pediatrica: risultati da uno studio in doppio cieco, randomizzato.[Ashrafi MR, Salehi S, Malamiri RA, Heidari M, Hosseini SA, Samiei M, Tavasoli AR, Togha M. Trial. Pediatr Neurol. 2014 Jun 6]

La neuronavigazione tridimensionale in vivo nel cervello di un paziente durante l’attacco emicranico spontaneo.[DaSilva AF, Nascimento TD, Love T, DosSantos MF, Martikainen IK, Cummiford CM, DeBoer M, Lucas SR, Bender MA, Koeppe RA, Hall T, Petty S, Maslowski E, Smith YR, Zubieta JK. J Vis Exp. 2014 Jun 2;(88)]

MAGGIO 2014
La stimolazione vagale non invasiva come possibile trattamento per l’allodinia trigeminale.[Oshinsky ML1, Murphy AL2, Hekierski H Jr2, Cooper M2, Simon BJ3. Pain. 2014 May;155(5):1037-42.]

Risultati finali a 16 anni di distanza dall’istituzione di un registro sull’uso di triptani in gravidanza (Sumatriptan, Naratriptan e Treximet).
Ephross SA1, Sinclair SM. Headache. 2014 May 7. [Epub ahead of print]

APRILE 2014
Una review retrospettiva sull’uso di clopidogrel come terapia primaria in emicranici portatori di lesioni cardiache responsabili di shunt destro-sinistro.[Spencer BT1, Qureshi Y, Sommer RJ. Cephalalgia. 2014 Apr 25. [Epub ahead of print]

I valori di pressione intracranica in pazienti con emicrania cronica refrattaria.[De Simone R1, Ranieri A, Montella S, Cappabianca P, Quarantelli M, Esposito F, Cardillo G, Bonavita V. J Neurol. 2014 Apr 30. [Epub ahead of print]

Riscontro di aumentati livelli sierici di adiponectina negli emicranici.[Duarte H1, Teixeira AL2, Rocha NP3, Domingues RB4. J Neurol Sci. 2014 Apr 30.]


MARZO 2014

La prognosi delle cefalee pediatriche: uno studio di follow-up di 30 anni![Dooley JM1, Augustine HF2, Brna PM2, Digby AM2. Pediatr Neurol. 2014 Mar 5.: S0887-8994.]

Studio di confronto tra sumatriptan e zenzero come trattamento sintomatico dell’emicrania[Maghbooli M1, Golipour F, Moghimi Esfandabadi A, Yousefi M. Phytother Res. 2014 Mar;28(3):412-5. doi: 10.1002/ptr.4996. Epub 2013 May 9.]

Uno studio prospettico, in aperto, sul milnacipran come terapia di profilassi in pazienti con emicrania episodica o cronica.[Engel ER1, Kudrow D, Rapoport AM. Neurol Sci. 2014 Mar;35(3):429-35.]

FEBBRAIO 2014
Gap Junctions ed emicrania con aura: possibile ruolo patogenetico.[Sarrouilhe D, Dejean C, Mesnil M. Front Physiol. 2014 Feb 25; 5:78.]

“Vertigine emicranica epigona” (VEE): un equivalente emicranico “tardivo”[Pagnini P, Vannucchi P, Giannoni B, Pecci R. Acta Otorhinolaryngol Ital. 2014 Feb; 34(1): 62-70.]


GENNAIO 2014

La prevalenza dell’emicrania nella Restless Legs Syndrome.[Gozubatik-Celik G, Benbir G, Tan F, Karadeniz D, Goksan B. Headache. 2014 Jan 16.]

Sostanze “odorose” che scatenano cefalea in pazienti emicranici.[Silva-Néto R et al. Cephalalgia. 2014 Jan;34(1):14-21]

Differenze di genere nella prevalenza, nei sintomi e nelle caratteristiche associate all’emicrania, emicrania probabile e ad altra cefalea severa: risultati dell’American Migraine Prevalence and Prevention (AMPP) Study.[Buse DC et al. Headache. 2013;53(8):1278-1299]

DICEMBRE 2014
Una dieta a basso contenuto lipidico può ridurre la frequenza e l’intensità degli attacchi acuti di emicrania.
[L.A. Ferrara, D. Pacioni , V. Di Fronzo, B.F. Russo, E. Speranza, V. Carlino, F. Gargiulo, F. Ferrara. Nutrition, Metabolism and Cardiovascular disease.In press. Published on line on December 2014]
Non vi sono dati certi sulla possibilità di prevenire le crisi di emicrania soltanto modificando lo stile di vita dei pazienti. Lo Scopo di questo studio cross-over randomizzato è stato quello di valutare gli effetti di un basso apporto di lipidi con la dieta sulla incidenza e gravità delle crisi di emicrania, in confronto ad una dieta con apporto di lipidi moderato. Dopo un periodo di “run-in” di due mesi durante i quali i pazienti reclutati hanno ricevuto farmaci antiemicranici di prevenzione, continuando ad assumere la loro dieta abituale, è stata loro prescritta, random, una dieta con basso o normale apporto di lipidi per 3 mesi e successivamente, le diete sono state incrociate per i successivi 3 mesi. La diagnosi di cefalea è stata posta secondo i criteri IHCD III. Il numero e la gravità degli attacchi emicranici e l’aderenza alla dieta sono stati valutati attraverso un diario auto-compilato. L’analisi è stata effettuata su 83 emicranici episodici e cronici (63 F, 20 M), di età compresa tra 18 e 57 anni che hanno completato entrambi i periodi di trattamento dietetico. I soggetti obesi avevano un numero significativamente più elevato di attacchi rispetto a quelli in sovrappeso o con peso corporeo normale (24.7 ± 8, 16,3 ± 12, 15,6 ± 11, rispettivamente, p <0,03), con una significativa relazione tra indice di massa corporea e il numero di attacchi mensili (r = 0,238, p <0,03). Il numero (2.9 ± 3.7 vs 6.8 ± 7.5, p <0,001) e la gravità (1,2 + 0,9 vs 1,7 + 0,9, p <0.01) degli attacchi emicranici sono apparsi significativamente diminuiti durante entrambi i periodi di trattamento deitetico con una differenza significativa a favore del regime dietetico a basso apporto lipidico. In questo gruppo di pazienti la dieta povera di lipidi sembrerebbe aver influenzato in modo statisticamente significativo il numero e la gravità degli attacchi di emicrania rispetto ad una dieta a normale contenuto lipidico.

NOVEMBRE 2014
Prove a favore dell’ipotesi oressinergica nella fisiopatogenesi dell’emicrania.
[Hoffmann J1, Supronsinchai W1, Akerman S1, Andreou AP1, Winrow CJ2, Renger J2, Hargreaves R2, Goadsby PJ3. Neurobiol Dis. 2014, 4-74C: 137-143.]
Allo scopo di testare l’effetto del blocco oressinergico con un antagonista recettoriale di tipo “dual” (su entrambi i recettori dell’orexina) (DORA) in modelli sperimentali di dolore trigeminale periferico e centrale, in modelli sperimentali di attivazione corticale, entrambi meccanismi rilevanti nella patogenesi dell’emicrania con e senz’aura, gli autori in questo studio hanno utilizzato un precursore di suvorexant, un antagonista dual dei recettori per orexina definito DORA-12, in modelli sperimentali in vivo di nocicezione durale trigemino-vascolare nel ratto. La vasodilatazione durale neurogena e le registrazioni elettrofisiologiche dai neuroni trigeminocervicali di secondo ordine sono stati utilizzati come parametri per studiare direttamente i meccanismi nocicettivi trigeminali. La “cortical spreading depression” KCl-indotta è stata utilizzata anche come modello surrogato per l’emicrania aura. Gli autori hanno osservato che la vasodilatazione dell’arteria meningea media, causata dall’attivazione nocicettiva indotta delle fibre afferenti periferiche del nervo trigemino, è attenuata dalla somministrazione endovenosa di DORA-12 (1mgkg-1). La complessa attività neuronale dei neuroni trigeminocervicali di secondo ordine era significativamente inibita dalla somministrazione endovenosasa di DORA-12 (1mgkg-1). Il DORA-12 ha ridotto significativamente anche la suscettibilità alla “cortical spreading depression” KCl-indotta. Per concludere, lo studio fornisce la prima prova diretta che l’antagonismo simultaneo su entrambi i recettori per l’orexina è in grado di attenuare l’attività nocicettiva trigeminale nonché di indurre un innalzamento della soglia per evocare la cortical spreading depression (CSD). Nel contesto clinico, questi dati implicano che il sistema di targeting oressinergico ipotalamico può offrire un meccanismo del tutto innovativo per il trattamento preventivo dell’emicrania con e senza aura.

Commento in Editoriale su Cephalalgia, Gennaio 2015 di Peter J Goadsby
“Mettiamo a dormire l’emicrania: “Rexants” come strategia di profilassi
Il sistema oressinergico comprende i neuropeptidi, orexina A e B, che sono prodotti esclusivamente nell’ipotalamo posteriore e nelle sue aree laterale e paraventricolare. Le oressine agiscono tramite legame con i recettori OX1 e OX 2 accoppiati alle proteine G sulle fibre afferenti alla corteccia prefrontale, al talamo e alle altre aree sottocorticali per promuovere la veglia ed esercitare effetti modulanti la nocicezione, la termoregolazione, e le funzioni neuroendocrine ed autonomiche. Queste aree sono note esercitare anche un effetto modulante sulla attivazione nocicettiva basale e durale del complesso trigeminocervicale (TCC). I prodromi di un attacco emicranico possono includere sintomi quali sbadigli, desiderio di cibo e alterazioni del ritmo sonno- veglia, quest’ultimo in particolare regolato in misura significativa dall’ipotalamo e dai suoi neuroni oressinergici, come recentemente confermato da studi di neuroimaging. In questo contesto, potrebbe essere utile nell’emicrania “manipolare” i recettori oressinergici? Filorexant (MK-6069) è un doppio antagonista dei recettori (DORA) OX1 e OX2 ed è stato sviluppato per il trattamento dell’insonnia; infatti un composto correlato, suvorexant, ora è stato riconosciuto come efficace in tal senso. Uno studio controllato con placebo è riportato recentemente in letteratura con filorexant 10 mg nella prevenzione dell’emicrania episodica; nello studio sono stati inclusi soggetti con una frequenza di emicrania tra 4 e 14 giorni al mese, suddivisi ingruppi paralleli con 120 soggetti trattati con farmaco attivo (dose singola giornaliera) e 115 con placebo. Un giorno di emicrania è stato definito come giorno di mal di testa con almeno un sintomo associato come aura, nausea, vomito, fotofobia o fonofobia, e un giorno di cefalea come una qualsiasi cefalea di almeno 30 minuti o più se trattata
Un attacco di emicranica veniva definito come due giorni di emicrania consecutivi, mentre se il dolore continuava per più di due giorni veniva considerato un altro attacco. L’endpoint primario era la media mensile di giorni di ” emicrania ” nel corso dei tre mesi di trattamento rispetto la baseline. Non è emersa alcuna differenza significativa tra soggetti con placebo (-1.3) e trattati (-1,7) mentre per quanto riguarda i giorni di cefalea il risultato era simile (-1,2 vs -1.7, rispettivamente). Una percentuale maggiore di pazienti tattati con filorexant (13% vs 4%) ha riportato sonnolenza rispetto al placebo. L’endpoint primario in tale studio non è stato raggiunto, tuttavia la questione rimane irrisolta, secondo l’autore. Ad esempio, l’effetto collaterale sonnolenza di Filorexant era atteso, per cui è stato somministrato una volta al giorno per ridurlo al minimo. Se, come la maggior parte dei farmaci di prevenzione attualmente usati, si ha la necessità di coprire le 24 ore, la scelta del singolo dosaggio giornaliero non è stata adeguata. Ciò nonostante, non vi è altra modo per studiare tale classe di farmaci come i DORA dal momento che la sonnolenza diurna è intrinseca. L’autore pone, inoltre, l’accento su altre questioni irrisolte. Nello studio con filorexant gli autori hanno utilizzato una definizione molto ampia di emicrania confondendo il numero di giorni di emicrania con quelli di emicrania probabile. Inoltre, alcuni pazienti inclusi nello studio sembravano avere piuttosto molti giorni di non-emicrania e per due pazienti anche la frequenza mensile alla baseline superava i 14 giorni. Gli autori, inoltre, hanno scelto arbitrariamente di considerare come terminato un attacco di emicrania dopo due giorni, relegando la terza giornata ad un altro attacco Tuttavia, da un punto di vista metodologico, tali biases non avrebbero globalmente alterato l’attendibilità dei risultati dal momento che il tasso di risposta alla baseline è del 21%, ben in linea con quello che ci si aspetterebbe. Tutto considerato, le “rexants” nella loro duplice azione recettoriale non sembrerebbero adatte al trattamento dell’emicrania, mentre considerando la neurobiologia della cefalea a grappolo, le attuali ipotesi patogenetiche e la sua predilezione per gli attacchi notturni sembrerebbe auspicabile uno studio controllato in tale categoria di pazienti. I dati di laboratorio e sperimentali lasciano ancora aperta tale strada per le orexine biologiche indicando molteplici targets individuali.

OTTOMBRE 2014
È cambiata la prevalenza dell’emicrania negli ultimi dieci anni (2003-2012)? Uno studio sulla popolazione spagnola.
[F.de-las-Peñas, Palacios-cena, Salom-Moreno, López-de-Andre, Hernández-Barrera, Jiménez-Trujillo, Jiménez-García, Gallardo-Pino, García-Gómez- de-las-Heras, Carrasco-Garrido PLoS One. 2014; 9 (10): e110530.]
Questi autori spagnoli, considerando che i dati sull’andamento nel tempo della prevalenza dell’emicrania sono piuttosto scarsi, hanno voluto valutare il trend temporale della prevalenza dell’emicrania in Spagna prendendo in considerazione il decennio appena trascorso 2003-2012 in Spagna. E’ stato così allestito uno studio su tutto l’ambito nazionale nella popolazione generale. Sono stati analizzati dati derivanti da indagini nazionali condotte negli anni 2003/4, 2006/7, 2009/10 e 2011/12. In totale 94.158 soggetti adulti spagnoli hanno partecipato a tali studi. E’ stata presa in considerazione la presenza di emicrania sia autoriferita che diagnosticata e sono state analizzate le caratteristiche socio-demografiche, le abitudini di vita, lo stato di salute percepita, e le comorbilità, tutti parametri stimati mediante con regressioni logistiche. E’ emerso che la prevalenza dell’emicrania è aumentata dal 6,54% del 2003 al 9,69% nel 2012, con differenze significative nel trend temporale (adj OR 1,65; IC 95% 1,50-1,81). La probabilità delle donne di soffrire di emicrania è risultata 3 volte superiore a quella degli uomini (adj.OR 3,08; 2,82-3,37). C’è stata una tendenza al calo della prevalenza dell’emicrania con l’aumentare dell’età (adj.OR 0,42; 0,35-0,51). Variabili demografiche associate all’emicrania sono il livello inferiore di istruzione (adj.OR 1,32; 1,13-1,54) e il non essere un immigrato (adj.OR 1,37; 1,15-1,64). La presenza di un maggior numero di condizioni di comorbilità e la percezione soggettiva di un peggiore stato di salute appaiono legate ad una maggiore prevalenza di emicrania (adj.OR 2,83; 2,59-3,09- adj.OR 2,42; 2,05-2,86). Gli autori concludono che la prevalenza dell’emicrania è aumentata nel primo decennio del 21 ° secolo in Spagna. L’emicrania è associata al sesso femminile, ha una maggiore prevalenza nell’età adulta e correla con un basso livello di istruzione, con la condizione sociale di non essere immigrati, con unna peggiore percezione del proprio stato di salute e la presenza di un maggior numero di condizioni patologiche in comorbilità.

 

SETTEMBRE 2014
Sicurezza ed efficacia di LY2951742, un anticorpo monoclonale del CGRP per la profilassi dell’emicrania: uno studio randomizzato, in doppio cieco versus placebo, in fase 2.
[Dodick DW, Goadsby PJ, Spierings EL, Scherer JC, Sweeney SP, Grayzel DS.  Lancet Neurol. 2014 Sep;13(9):885-92]
L’emicrania resta ancora oggi poco trattata, con pochi farmaci di prevenzione efficaci disponibili. Gli autori hanno valutato la sicurezza e l’efficacia di LY2951742, un anticorpo monoclonale anti- CGRP completamente umanizzato per la prevenzione dell’emicrania. Lo studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, di fase 2, è stato condotto in 35 centri negli Stati Uniti. I pazienti di età compresa tra 18-65 anni, con almeno 4 giorni e non più 14 giorni di emicrania al mese sono stati assegnati in modo casuale (1: 1) a gruppo trattato con LY2951742 o placebo da un sistema di randomizzazione computerizzata. LY2951742 (150 mg) o placebo sono stati somministrati per via sottocutanea una volta ogni 2 settimane per 12 settimane. L’endpoint primario era la variazione media del numero di giorni di emicrania in un periodo di 28 giorni valutati a 9-12 settimane di distanza. La sicurezza del farmaco è stata valutata più di 24 settimane, compreso il periodo di trattamento di 12 settimane e le successive 12 settimane dopo la somministrazione del farmaco in studio. I pazienti e gli investigatori erano in doppio cieco. Le analisi sono state finalizzate al calcolo dell’” intention-to-treat”. Questo studio è stato completato e registrato come ClinicalTrials.gov, NCT01625988. Tra il 31 luglio 2012 e 18 settembre 2013, 218 pazienti sono stati assegnati in modo casuale a LY2951742 (n = 108, ma un paziente si è ritirato prima del trattamento) o a placebo (n = 110). La variazione media in numero di giorni di emicrania dalla baseline alla 12° settimana era -4 • 2 (SD 3 • 1, 62 • 5% di diminuzione) nel gruppo LY2951742 rispetto al -3 • 0 (SD 3 • 0; 42 • 3% di diminuzione) nel gruppo placebo (p = 0 • 0030). Gli eventi avversi che si sono verificati più frequentemente con LY2951742 rispetto al placebo comprendevano dolore nel sito di iniezione, eritema, o entrambi (21 [20%] di 107 vs 7 [6%] di 110), infezioni del tratto respiratorio superiore (18 [17%] vs 10 [9%]), e dolore addominale (sei [6%] vs 3 [3%]). Ci sono stati due eventi avversi gravi riportati nel braccio di trattamento e quattro nel braccio placebo, nessuno dei quali correlati al farmaco in studio. Questi risultati forniscono la prova preliminare che LY2951742 potrebbe essere utile nella prevenzione dell’emicrania e forniscono il supporto scientifico del ruolo di CGRP nella patogenesi dell’emicrania. Ulteriori studi controllati sono necessari per valutare la sicurezza e l’efficacia di anticorpi monoclinali anti/CGRP per il trattamento preventivo dell’emicrania.

Migraine e restless legs syndrome: una revisione sistematica della letteratura.
[Schürks M, Winter A, Berger K, Kurth T.   Cephalalgia. 2014 Sep;34(10):777-94]
La sindrome delle gambe senza riposo (RLS) viene sempre più segnalata come frequente comorbidità dell’emicrania. Gli autori hanno così condotto una revisione sistematica ed una meta-analisi di tutti gli studi che hanno valutato la presenza di RLS in pazienti con cefalea / emicrania e viceversa. E stata calcolata la prevalenza e gli intervalli di confidenza 95% (CI) della RLS in pazienti con cefalea / emicrania, della cefalea / emicrania in pazienti con RLS e nei controlli, e l-odds ratio (OR) dell’associazione tra le due patologie. Sono stati identificati ben 24 studi. La prevalenza della RLS nell’emicrania varia dal 8,7% al 39,0% senza differenze per sesso e presenza di aura. La prevalenza tra i controlli appare sovrapponibile in tutti gli studi. La prevalenza dell’emicrania nei pazienti con RLS varia dal 15,1% al 62,6%. Gli studi di prevalenza mostrano una elevata e inspiegabile eterogeneità spiegabile forse unicamente con i diversi disegni degli studi. L-analisi statistica ha mostrato stime sostanzialmente più elevate negli studi caso-controllo (pooled OR = 4.19, 95% CI 3,07-5,71, I (2) = 0,0%) rispetto agli studi di coorte (pooled OR = 1,22, IC 95% 1,14-1,30; I (2) = 0,0%). Gli autori concludono che tali risultati supportano il concetto di RLS come importante comorbidità dell- emicrania. Tuttavia, il grado di associazione appare fortemente influenzato e determinato dal disegno dello studio. Gli effetti potenziali del sesso e della presenza di aura su tale associazione e il ruolo della RLS nelle altre cefalee primarie rimangono poco chiari.

Midlife migraine and late-life parkinsonism: AGES-Reykjavik Study.
[Scher AI, Ross GW, Sigurdsson S, Garcia M, Gudmundsson LS, Sveinbjörnsdóttir S, Wagner AK, Gudnason V, Launer LJ.  Neurology. 2014 Sep 17]
Nel presente studio e stata testata l’ipotesi che avere l’emicrania nella mezza età sia legata ad un rischio maggiore di comparsa di parkinsonismo in tarda eta, oltre ad un disturbo con esso correlato come la sindrome delle gambe senza riposo (RLS), nota anche come malattia di Willis-Ekbom (WED). Tutti i soggetti dello studio di coorte AGES-Reykjavik (soggetti nati tra il 1907 ed il 1935) sono stati seguiti dal 1967. La cefalea e stata classificata sulla base di sintomi valutati nella mezza età. Dal 2002 al 2006, 5.764 partecipanti sono stati riesaminati per valutare i sintomi di parkinsonismo, la diagnosi di malattia di Parkinson (PD), la presenza di storia familiare di PD, e l-associazione con la RLS. I soggetti giovani adulti con emicrania, in particolare l’emicrania con aura (MA), avevano in età avanzata più probabilità di altri di riferire sintomi parkinsoniani (odds ratio [OR] MA = 3,6 [IC 95% 2,7-4,8]) e diagnosi di PD (ORMA = 2.5 [95% CI 1,2-5,2]). Donne con MA avevano maggiori probabilità di altre di avere un genitore affetto da PD. (OR MA = 2.26 [95% CI 1,3-4,0]) o un fratello affetto da PD (OR MA = 1,78 [IC 95% 1,1-2,9]). La prevalenza in tarda eta di RLS è in generale aumentata. Le associazioni appaiono indipendenti da malattie cardiovascolari e riscontro alla RM di lesioni ischemiche presunte. Questi risultati suggeriscono che ci può essere una predisposizione comune tra emicrania e parkinsonismo o che siano l-una conseguenza dell-altra. Ullteriori studi osservazionali genetici e longitudinali sono necessari per individuare possibili percorsi capaci di spiegare la complessa ed eterogenea costellazione di sintomi associati tra le due patologie.

 

LUGLIO – AGOSTO 2014
Aderenza e “switching” al trattamento con triptani: una revisione sistematica della letteratura.
[Messali AJ1, Yang M, Gillard P, Tsai K, Tepper SJ, Bloudek LM, Kori SH.  Headache. 2014 Jul-Aug;54(7):1120-30]
Questa interessante revisione sistematica della letteratura ha l’obiettivo di valutare l’aderenza alla terapia e l’eventuale passaggio al trattamento con triptani per l’attacco acuto di emicrania. L’emicrania colpisce oltre il 12% degli adulti nei paesi occidentali e si stima che 36 milioni di persone negli Stati Uniti ne soffrano. I triptani sono un’opzione di trattamento sintomatico nei pazienti con emicrania di intensità da moderata a severa. Nonostante la sicurezza e l’efficacia dei triptani riportate negli studi clinici, alcuni studi osservazionali hanno dimostrato l’esistenza di una bassa aderenza alla terapia e la frequente conversione tra i diversi triplani disponibili in commercio nel tempo nello stesso paziente. La revisione della letteratura condotta da questi autori si è avvalsa di database differenti tra cui Medline, CENTRAL, e EMBASE. I criteri dettagliati di inclusione ed esclusione sono stati specificati a priori prima di condurre lo screening. Sono stati inclusi gli studi che: (1) segnalano l’uso dei triptani nel trattamento dell’emicrania; (2) riportano le misure di aderenza e / o gli schemi di conversione; (3) hanno arruolato pazienti emicranici con più di 18 anni; e (4) osservazionali. Sono stati esclusi gli studi con (1) procedure interventistiche; (2) mancanza di informazioni o rilevanti per esito; (3) dati non originali; (4) non indicavano chiaramente i risultati; e (5) non in lingua inglese. Tutti gli abstract e gli articoli sono stati rivisti in modo indipendente da due ricercatori. Su 595 studi identificati, sono stati inclusi 380 lavori per l’analisi degli abstract. Su 44 lavori full-text, solo 12 articoli hanno soddisfatto i criteri di ammissibilità tra cui quattro studi di riferimento. La percentuale di pazienti che presenta aderenza nel tempo al trattamento con lo stesso triptano varia dal 3,2% al 12,6% e la percentuale di pazienti che non ha mai ripreso lo stesso triptano nel tempo varia dal 38% al 65,8%. Oltre a quei pazienti che hanno interrotto l’assunzione del triptano, diversi studi hanno riportato che il 5-9% dei pazienti che iniziano ad assumere triptani passano ad un diverso triptani in breve tempo. Infine, diversi studi hanno riportato che la probabilità che ad 1 anno i pazienti sospendano l’assunzione di un triptano (compresi i pazienti naive) è compresa tra il 30% e il 60%. I triptani possono essere una valida opzione per il trattamento acuto dell’emicrania. Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato che l’aderenza al trattamento è bassa. Questo, insieme con i frequenti cambiamenti di trattamento, suggerisce che nonostante l’ampia disponibilità di triptani resta ancora insoddisfatta la domanda di terapia sintomatica per l’attacco emicranico.

La pressione arteriosa come fattore di rischio per emicrania e cefalea: uno studio prospettico di popolazione evidenzia una correlazione inversa.
[Fagernaes CF1, Heuch I, Zwart JA, Winsvold BS, Linde M, Hagen K.  J Neurol. 2014 Aug 25]
Durante l’ultimo decennio, numerosi studi di popolazione hanno evidenziato l’esistenza di una possibile un’associazione tra pressione arteriosa (PA) e cefalea. Tuttavia, la maggior parte di questi studi ha un disegno cross-sectional o è priva di una definizione accettata universalmente di una popolazione non cefalalgica. Pertanto, gli studi basati sul confronto con una popolazione non affetta da mal di testa chiaramente definita e sostenuti da un disegno prospettico appaiono essere i più validi. Questi autori norvegesi hanno utilizzato i dati di due grandi studi epidemiologici, condotti nella popolazione norvegese, l’Health Survey Nord-Trøndelag 1995-1997 (HUNT 2) e 2006-2008 (HUNT 3), per valutare l’associazione tra PA (sistolica, diastolica e pressione differenziale) e mal di testa (emicrania e cefalea tensiva tipo) alla baseline e al follow-up. Una relazione inversa è stata trovata tra tutte e tre le misure di PA al basale in HUNT 2 e qualsiasi tipo di mal di testa in HUNT 3, più evidenti per la PA sistolica [odds (OR) 0.90 per aumento di 10 mmHg della pressione sistolica, 95% intervallo di confidenza (CI) 0.87 -0.93, P <0.001] e la pressione differenziale (OR 0.84 per 10 mmHg di aumento di pressione differenziale, 95% CI 0,80-0,89, P <0.001) rispetto alla pressione diastolica (OR 0.92 per 10 mmHg di aumento della pressione diastolica, 95% CI 0,87-1,00, P = 0,036). La scoperta più interessante e statisticamente affidabile, evidente per entrambi i sessi, è che l’aumento della pressione differenziale appare essere correlata ad una riduzione in termini di prevalenza sia dell’emicrania sia della cefalea di tipo tensivo. Una correlazione inversa tra la PA e il successivo sviluppo di mal di testa è stata confermata in questo studio di popolazione (di coorte) su larga scala. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per indagare meglio i meccanismi sottostanti che spiegano questi risultati.

GIUGNO 2014
Efficacia e sicurezza della cinnarizina nella profilassi dell’emicrania pediatrica: risultati da uno studio in doppio cieco, randomizzato.
[Ashrafi MR, Salehi S, Malamiri RA, Heidari M, Hosseini SA, Samiei M, Tavasoli AR, Togha M.Trial. Pediatr Neurol. 2014 Jun 6]
Nonostante l’elevata incidenza di emicrania nei bambini in età scolare, non ci sono attualmente farmaci approvati e ampiamente accettati per la profilassi dell’emicrania nei bambini. Questi autori iraniani hanno già in precedenza pubblicato i dati di uno studio in aperto sull’uso di cinnarizina nei bambini emicranici dimostrando l’efficacia di questo farmaco nella profilassi dell’emicrania. Gli autori hanno successivamente allestito uno studio controllato con placebo per dimostrarne definitivamente l’efficacia e la sicurezza nella profilassi dell’emicrania nei bambini. Lo studio in doppio-cieco, a gruppi paralleli, controllato con placebo, è stato condotto in un centro universitario di Teheran in Iran. Sono stati reclutati bambini (dai 5 ai 17 anni) che hanno avuto attacchi di emicrania con e senza aura, diagnosticati secondo i criteri della International Headache Society (2004). Sono stati esclusi i bambini con emicrania complicata, epilessia, o con una storia di precedente assunzione di farmaci di profilassi antiemicranica. Ogni paziente è stato assegnato in modo casuale ad uno dei due gruppi, il primo tratto con cinnarizina (una dose singola di 1,5 mg/kg/di e nei bambini di peso inferiore a 30 kg e una singola dose di 50 mg nei bambini di peso superiore a 30 kg, somministrate al momento di coricarsi), il secondo trattato con placebo. La frequenza, la gravità e la durata del mal di testa nel corso del periodo di prova sono stati registrati e gli eventuali effetti collaterali monitorati. In totale, sono stati arruolati 68 bambini (34 in ciascun gruppo) con emicrania e di questi 62 hanno completato lo studio. Dopo 3 mesi di assunzione di cinnarizina o placebo, la frequenza, la gravità e la durata del mal di testa si sono ridotte in modo significativo rispetto al basale (P <0,001) in entrambi i gruppi di bambini. Tuttavia, rispetto al 31,3% dei bambini del gruppo placebo, il 60% dei bambini del gruppo cinnarizina ha riferito la riduzione di oltre il 50% nella frequenza mensile di mal di testa (P = 0.023), suggerendo che la cinnarizina appare significativamente più efficace del placebo nel ridurre la frequenza di mal di testa. Non sono stati osservati nei bambini trattati gravi effetti collaterali e non si è registrato in nessun caso aumento di peso o segni extrapiramidali. I risultati di questo studio indicano che la cinnarizina può essere efficace e sicura per la profilassi dell’emicrania anche nei bambini.

La neuronavigazione tridimensionale in vivo nel cervello di un paziente durante l’attacco emicranico spontaneo.
[DaSilva AF, Nascimento TD, Love T, DosSantos MF, Martikainen IK, Cummiford CM, DeBoer M, Lucas SR, Bender MA, Koeppe RA, Hall T, Petty S, Maslowski E, Smith YR, Zubieta JK. J Vis Exp. 2014 Jun 2;(88)]
Sempre più studi, soprattutto neuroradiologici di RM, dimostrano che l’emicrania sia generata da verosimili alterazioni di processi neurali specifici nel sistema nervoso centrale. Tuttavia, mancano informazioni precise e dirette sulle alterazioni del sistema oppioide endogeno durante l’emicrania e non vi sono altri studi di neuronavigazione in precedenza durante un attacco emicranico spontaneo.  Questo studio americano ha lo scopo di indagare, attraverso questo nuovo approccio di neuronavigazione in 3D interattiva (3D-IIN) la trasmissione neurale attraverso μ-oppioidi endogeni nel cervello durante un attacco di emicrania in vivo. Tale sistema endogeno è senza dubbio uno dei meccanismi centrali associati alla regolazione del dolore. Una donna di 36 anni che soffre di emicrania da oltre 10 anni, è stata sottoposta a scansioni durante un attacco di emicrania (ictale) e nelle fasi intercritiche mediante Positron Emission Tomography (PET) con un radiofarmaco selettivo [(11) C] carfentanil, che ha permesso di misurare la disponibilità del recettore per μ-oppioidi nel cervello (potenziale legame fisso – μOR BPND). Il radiofarmaco a breve emivita è stata prodotto da un ciclotrone nel campus situato nelle immediate vicinanze della struttura di imaging. Entrambe le scansioni PET, interictale e ictale, sono state programmate nella seconda fase (follicolare) del ciclo mestruale della paziente. Durante la sessione PET ictale l’attacco spontaneo di emicrania ha raggiunto livelli di intensità severi con successiva comparsa di nausea e vomito alla fine della sessione di scansione. Sono state osservate riduzioni di recettori μOR BPND nelle regioni del dolore-modulatori del sistema μ-oppioidi endogeni durante la fase ictale, tra cui la corteccia cingolata, il nucleo accumbens (NACC), talamo (Thal), e la sostanza grigia periacqueduttale (PAG); indicando che tali recettori μORs erano già occupati da oppioidi endogeni rilasciati in risposta al dolore in corso. Gli autori sostengono che è la prima volta che le variazioni di densità recettoriale μOR BPND sono documentate durante un attacco di emicrania spontaneo utilizzando un nuovo approccio 3D di neuronavigazione, un metodo che consente la ricerca e l’esplorazione interattiva di un attacco di emicrania in vivo.

 

MAGGIO 2014
La stimolazione vagale non invasiva come possibile trattamento per l’allodinia trigeminale.
[Oshinsky ML1, Murphy AL2, Hekierski H Jr2, Cooper M2, Simon BJ3. Pain. 2014 May;155(5):1037-42.]
L’impianto di uno stimolatore vagale (VNS) è una metodica già utilizzata nel trattamento della depressione e delle crisi epilettiche. In questo studio alcuni autori americani hanno voluto esplorare il meccanismo d’azione di tale tecnica di stimolazione non invasiva del nervo vago (nVNS) per il trattamento dell’allodinia trigeminale su un modello animale. I ratti sono stati ripetutamente sottoposti ad infusione di mediatori infiammatori direttamente sulla dura madre provocando sperimentalmente una condizione di allodinia trigeminale cronica. L’applicazione di nVNS per 2 minuti ha determinato una riduzione della sensibilità periorbitale nei ratti con allodinia periorbitale trigeminale che perdurava fino a 3,5 ore dopo la stimolazione. Utilizzando tecniche di microdialisi, sono stati quantificati i livelli di neurotrasmettitori extracellulari nel nucleo caudalis del trigemino (TNC). Nei ratti allodinici è stato riscontrato un aumento di 7,7 ± 0,9 volte di glutammato extracellulare nel TNC dopo somministrazione di trinitroglicerina (GTN, 0.1mg/kg) come induttore di cefalea. Nei ratti allodinici precedentemente sottoposti a stimolazione con nVNS si riscontrava un aumento di glutammato extracellulare solo 2,3 ± 0,4 volte maggiore dopo GTN, simile alla risposta di controllo che si ottiene in ratti naive. Se la stimolazione con nVNS veniva ritardata fino a 120 minuti dopo il trattamento con GTN, gli alti livelli di glutammato nel TNC erano invertiti dopo nVNS. I parametri di stimolazione con nVNS utilizzati in questo studio non producono variazioni significative della pressione sanguigna o della frequenza cardiaca. Questi dati suggeriscono che la stimolazione vagale non invasiva nVNS può essere usata per trattare l’allodinia trigeminale.

Risultati finali a 16 anni di distanza dall’istituzione di un registro sull’uso di triptani in gravidanza (Sumatriptan, Naratriptan e Treximet).
Ephross SA1, Sinclair SM. Headache. 2014 May 7. [Epub ahead of print]
Lo scopo di tale registro è stato quello di monitorare eventuali segnali o possibili modelli di teratogenicità con correlato rischio di difetti di nascita in seguito ad esposizione in utero a sumatriptan, naratriptan e al prodotto di combinazione sumatriptan/ naprossene sodico (compresse non in commercio in Italia, ma solo negli Stati Uniti come Treximet [ GlaxoSmithKline, Research Triangle Park, NC, USA]. La prevalenza di emicrania è più alta nelle donne in età fertile. Considerando la naturale ricorrenza degli attacchi di emicrania e l’elevata percentuale di gravidanze non pianificate, l’esposizione intenzionale o involontaria ai farmaci anti-emicranici in gravidanza è altamente probabile. Il registro sull’uso in gravidanza di Sumatriptan, naratriptan e Treximet ha raccolto dati su donne esposte a tali farmaci durante la gravidanza per monitorare eventuali segnali di teratogenicità. In questo primo studio prospettico, osservazionale, operatori sanitari provenienti da tutto il mondo hanno arruolato, su base volontaria, donne esposte al sumatriptan, naratriptan, o al sumatriptan / naprossene sodico in combinazione durante la gravidanza. Solo gravidanze non a termine e senza anomalie embrionali o fetali note al momento del reclutamento sono state incluse nell’analisi. La percentuale di neonati o feti con difetti maggiori congeniti alla nascita è stata calcolata come il numero totale di neonati / feti con difetti maggiori alla nascita diviso per la somma del numero di bambini / feti con difetti maggiori alla nascita + il numero di nati vivi senza difetti. Il rischio di difetti maggiori alla nascita è stato ulteriormente stratificato per esposizione ai triplani nel primo trimestre di gravidanza. Sono state arruolate 680 donne in gravidanza considerate come esposte, che hanno partorito 689 neonati e feti (esiti). Tra queste, 626 donne sono state esposte a sumatriptan, 57 a naratriptan (sette sono stati esposti sia a sumatriptan e naratriptan) e sei al sumatriptan / naprossene sodico come prodotto di combinazione. Sono stati segnalati 20 casi con difetti maggiori alla nascita tra 528 donne esposte nel primo trimestre al sumatriptan. La stima del rischio di difetti maggiori alla nascita in seguito ad esposizione a sumatriptan nel primo trimestre di gravidanza è del 4,2% (20/478 [IC 95% [CI] 2,6% -6,5%]). Tra i 52 casi di esposizione al naratriptan nel primo trimestre di gravidanza, in un solo caso è stato riportato un difetto maggiore alla nascita, trattandosi di un neonato la cui madre aveva assunto sia sumatriptan sia naratriptan [il rischio di difetto maggiore alla nascita è del 2,2 % (1/ 46 [95 % CI 0,1% -13,0 %] . Non sono stati segnalati neonati o feti con difetti maggiori tra i cinque casi esposti nel primo trimestre alla combinazione sumatriptan / naprossene sodico. Il registro sull’esposizione in gravidanza a sumatriptan, naratriptan e Treximet non ha quindi rilevato alcun segnale di teratogenicità associato a difetti maggiori alla nascita per il sumatriptan . Questo risultato è coerente con i risultati di altri studi osservazionali utilizzando una varietà di gruppi di controllo. L’iscrizione al Registro è insufficiente per permettere conclusioni definitive sui rischi di difetti alla nascita connessi all’uso singolo di naratriptan o all’associazione sumatriptan / naprossene sodico. Il basso numero di donne iscritte e gli alti tassi di abbandono dello studio al follow up del registro per un periodo prolungato di tempo ha portato il comitato consultivo scientifico del registro a concludere che la continuazione del registro al di là dei suoi 16 anni non avrebbe offerto molto di più in termini conclusivi di certezza sul rischio di difetti di nascita. I dati provenienti da altre fonti di farmacovigilanza in corso costituiscono un elemento importante di sorveglianza post -marketing di questi farmaci. La mancanza di un segnale di teratogenicità con sumatriptan attraverso queste diverse fonti di dati è assolutamente incoraggiante.

APRILE 2014
Una review retrospettiva sull’uso di clopidogrel come terapia primaria in emicranici portatori di lesioni cardiache responsabili di shunt destro-sinistro.
[Spencer BT1, Qureshi Y, Sommer RJ. Cephalalgia. 2014 Apr 25. [Epub ahead of print]
L’associazione del forame ovale pervio (PFO) ed emicrania con aura (MA) è ben definita. Studi scientifici suggeriscono un legame meccanicistico tra l’attivazione delle piastrine, la possibile embolizzazione paradossa e l’emicrania in alcuni pazienti. Gli autori hanno allestito uno studio in aperto di 4 settimane su 15 donne, di età compresa tra 16-56 anni, con emicrania severa e documentato shunt destro-sinistro (RLS) da PFO, a cui è stato associato clopidogrel, un inibitore piastrinico, alla terapia precedentemente assunta dalle pazienti per emicrania. 13/15 pazienti hanno avuto una riduzione di almeno il 50% o remissione completa dell’emicrania. Dopo aver completato il periodo di prova, cinque pazienti hanno proseguito la terapia con clopidogrel con un beneficio in ora ancora presente dopo 11,9 ± 4,5 mesi (6,5-20) di trattamento. Una sola paziente ha sospeso clopidogrel a causa di effetti collaterali. Altri 9 pazienti sono stati sottoposti ad intervento di chiusura del PFO e alla successiva sospensione di clopidogrel. Otto dei nove pazienti hanno continuato ad avere benefici sulla propria emicranica. Gli autori, sostenendo la necessita di un trial clinico controllato, concludono che clopidogrel può avere un ruolo nella profilassi primaria dei pazienti con emicrania con aura ed RLS, ma soprattutto sembra utile nel selezionare i candidati che potrebbero trarre beneficio dalla chiusura del PFO.

I valori di pressione intracranica in pazienti con emicrania cronica refrattaria.
[De Simone R1, Ranieri A, Montella S, Cappabianca P, Quarantelli M, Esposito F, Cardillo G, Bonavita V. J Neurol. 2014 Apr 30. [Epub ahead of print]
Per valutare la prevalenza e il possibile ruolo patogenetico di un verosimile aumento della pressione intracranica in pazienti con emicrania cronica non responsiva ai comuni trattamenti (CM), questi autori italiani hanno misurato la pressione intracranica d’ingresso (OP) e l’andamento clinico successivo ad un singolo prelievo di liquor cerebrospinale mediante puntura lombare in 44 pazienti, visti consecutivamente, con diagnosi di emicrania cronica “resistente”/emicrania trasformata e la presenza di una stenosi dei seni venosi cerebrali alla risonanza magnetica con fase venosa. La grande maggioranza dei pazienti lamentava di tutti i giorni o quasi mal di testa. Trentotto (86,4%) aveva un’OP superiore a 200 mmH2O. La normalizzazione della pressione intracranica indotta dal prelievo di liquor ha determinato una pronta remissione del dolore cronico in 34/44 pazienti (77,3%); con la comparsa di una forma episodica per 2, 3 e 4 mesi in 24 (54,6%), 20 (45,4%) e 17 (38,6%) pazienti, rispettivamente. Il numero medio complessivo di giorni di cefalea / mese e il numero medio di attacchi disabilitanti / mese sono diminuiti significativamente (p < 0,0001) ad ogni controllo di follow – up rispetto al basale. Nonostante l’assenza di papilledema, 31/44 (70.5%) pazienti soddisfano i criteri ICHD -II per ” Cefalea attribuita ad ipertensione intracranica”. Questi risultati indicano che la maggior parte dei pazienti con diagnosi di CM “resistente” che afferiscono a centri di terzo livello può presentare un aumento della pressione intracranica coinvolto nella progressione e nell’induzione di refrattarietà del dolore. Inoltre, una singola puntura lombare con modico prelievo di liquor cerebrospinale può indurre remissione del dolore cronico in molti casi. Sono necessari studi prospettici controllati prima che questa procedura possa essere tradotta in pratica clinica. Ciò nonostante, gli autori suggeriscono che l’ipertensione intracranica senza papilledema debba essere presa in considerazione in tutti quei pazienti con emicrania quotidiana o quasi, non responsiva ai comuni trattamenti farmacologici e non, in cui vi è evidenza alla RM con fase venosa di una stenosi di un seno cerebrale.

Riscontro di aumentati livelli sierici di adiponectina negli emicranici.
[Duarte H1, Teixeira AL2, Rocha NP3, Domingues RB4. J Neurol Sci. 2014 Apr 30.]
I mediatori infiammatori, tra cui le adipochine, sono stati chiamati in causa nella fisiopatologia dell’emicrania; tuttavia, il loro ruolo non è ancora ben definito. Lo scopo del presente studio è stato quello di indagare l’adiponectina (ADP) e la sua associazione con i parametri clinici e le comorbidità psichiatriche nei pazienti con emicrania rispetto ai controlli. Le scale utilizzate sono state la Beck depression and anxiety scale per la depressione e l’ansia, l’Headache Impact Test e l’Allodynia symptom checklist. I lievi sierici di adiponectina sono stati misurati mediante ELISA. Sessantotto pazienti con emicrania e 65 controlli non cefalalgici sono stati inclusi nello studio. I livelli di ADP erano significativamente più alti nei pazienti con emicrania (43,6 ± 11,8 vs 36,6 ± 9.7ng/mL, p <0,0001), ma non correlavano con i punteggi alle scale per la depressione e l’ansia né con i punteggi dell’HIT e dell’allodinia. Livelli di ADP sono aumentati negli emicranici, indipendentemente dalle comorbidità psichiatriche presenti, dalla disabilità dell’emicrania e dalla presenza di allodinia.

 

MARZO 2014
La prognosi delle cefalee pediatriche: uno studio di follow-up di 30 anni!
[Dooley JM1, Augustine HF2, Brna PM2, Digby AM2. Pediatr Neurol. 2014 Mar 5.: S0887-8994.]
Anche se le cefalee nell’infanzia sono molto comuni, ci sono pochi dati disponibili sulla loro prognosi a lungo termine. Gli autori di questo ampi studio retrospettivo hanno monitorato un gruppo di pazienti con diagnosi di cefalea sin dal 1983. I pazienti, già inclusi in uno studio di follow – up di 20 anni, nel 2003 sono stati ricontattati nuovamente intervistati mediante un colloquio telefonico standardizzato. Sono stati raccolti i dati relativi alle caratteristiche della cefalea, ai fattori scatenanti e allevianti. Sono stati registrati anche i mezzi più efficaci per controllare il mal di testa. Il follow- up è stato raggiunto per 28 su 60 pazienti (47%). Nel corso dei 30 anni successivi alla diagnosi, otto pazienti (29%) hanno riferito una remissione completa de mal di testa; di questi 3 pazienti hanno riferito che la remissione è avvenuta nel corso degli ultimi 10 anni, tra lo studio precedente di follow up e quello attuale. La tipologia di cefalea varia nell’intervallo di tempo di 30 anni e solo tre pazienti hanno mantenuto lo stesso tipo di mal di testa in tutti e quattro i periodi d’osservazione (1983, 1993, 2003 e 2013). Solo un paziente ha riferito che i farmaci sono stati il metodo principale per controllare il mal di testa. Nella maggior parte dei casi i pazienti ricorrevano cercavano di evitare i fattori scatenanti o ricorrevano a farmaci di automedicazione o a tecniche non farmacologiche quali training autogeno ed ipnosi. La cefalea persiste in oltre il 70% dei bambini dopo 30 anni dalla prima diagnosi. Incoraggiare i bambini ad imparare a gestire i loro mal di testa evitando i fattori scatenanti o assumendo analgesici semplici sembra la strategia con i maggiori benefici a lungo termine.

Studio di confronto tra sumatriptan e zenzero come trattamento sintomatico dell’emicrania
[Maghbooli M1, Golipour F, Moghimi Esfandabadi A, Yousefi M. Phytother Res. 2014 Mar;28(3):412-5. doi: 10.1002/ptr.4996. Epub 2013 May 9.]
La disabilità indotta da frequenti emicranie induce spesso i pazienti ad orientarsi verso rimedi svariati. Pochi studi fino ad oggi hanno proposto l’uso di derivati ​​dello zenzero per alleviare l’emicrania. Questo studio ha lo scopo di valutare l’efficacia dello zenzero nella riduzione o eliminazione del dolore dell’attacco emicranico confrontandolo con il sumatriptan. In questo studio clinico randomizzato, in doppio cieco, 100 pazienti con emicrania senza aura sono stati assegnati in modo random a due gruppi di trattamento, uno con zenzero in polvere e l’altro con sumatriptan. I pazienti hanno registrato il tempo di insorgenza del mal di testa, la sua gravità, l’intervallo di tempo che intercorre tra l’esordio della cefalea e l’assunzione del sintomatico e il grado di soddisfazione dopo il trattamento in cinque attacchi di emicrania. successivi. Dopo 1 mese è stata rivalutata l’efficacia del trattamento, il grado di soddisfazione dei pazienti e la loro volontà di proseguire. In entrambi i gruppi di trattamento, due ore dopo l’assunzione di entrambi i farmaci si riduceva significativamente la gravità della cefalea osservando un’efficacia simile della polvere di zenzero e del sumatriptan, con minori effetti collaterali per la prima. Il grado di soddisfazione e la volontà di continuare dei pazienti non differiva. L’efficacia della polvere di zenzero nel trattamento sintomatico dell’emicrania appare statisticamente paragonabile a quella del sumatriptan, con un profilo di tollerabilità dello zenzero migliore del sumatriptan.

Uno studio prospettico, in aperto, sul milnacipran come terapia di profilassi in pazienti con emicrania episodica o cronica.
[Engel ER1, Kudrow D, Rapoport AM. Neurol Sci. 2014 Mar;35(3):429-35.]
L’emicrania è un disturbo neurologico cronica con andamento episodico o quotidiano molto diffuso con grande impatto sociale e sanitario su uomini e donne altrimenti sani nei loro anni più produttivi. Questi autori americani basandosi sulla loro pratica clinica hanno condotto un’indagine aneddotica esplorativa che ha suggerito che milnacipran, un farmaco indicato per il trattamento della fibromialgia, riduce l’incidenza di cefalea in pazienti emicranici. E’ stato così allestito uno studio pilota in aperto della durata di 3 mesi su 38 pazienti con diagnosi di emicrania episodica e 7 pazienti con diagnosi di emicrania cronica. I pazienti hanno mantenuto ciascuno un diario del mal di testa per valutare l’efficacia e la tollerabilità di milnacipran nella prevenzione dell’emicrania. Dopo un periodo di 1 mese senza trattamento, il milnacipran è stato titolato fino a 100 mg / giorno in oltre 1 mese. La terapia di mantenimento è continuata per altri 3 mesi. L’end point primario d’efficacia era la variazione rispetto al basale del numero di giorni di mal di testa durante gli ultimi 28 giorni di terapia di mantenimento, utilizzando l’ultima valutazione effettuata (LOCF). Un endpoint secondario era la variazione rispetto al basale dei giorni di emicrania durante il terzo mese del periodo di mantenimento. Il Milnacipran a 100 mg al giorno appare associato ad una riduzione significativa della cefalea in generale (-4,2 giorni, P < 0.001) e della frequenza di emicrania (-2,2 giorni, P < 0,003). Il profilo emerso degli effetti collaterali era coerente con le precedenti segnalazioni sul milnacipran per il trattamento di altre condizioni. Tuttavia, rispetto al protocollo raccomandato, è preferibile titolare molto lentamente la dose di milnacipran è per migliorare la tollerabilità in alcuni pazienti. L’efficacia di milnacipran riscontrata in questo studio suggerisce fortemente di allestire in futuro un trial in doppio cieco, controllato con placebo, di milnacipran in pazienti con emicrania episodica e cronica.

 

FEBBRAIO 2014
Gap Junctions ed emicrania con aura: possibile ruolo patogenetico.
[Sarrouilhe D, Dejean C, Mesnil M. Front Physiol. 2014 Feb 25; 5:78.]
L’emicrania è un disturbo comune, ricorrente ed invalidante che colpisce fino al 20% della popolazione e può riconoscere una componente genetica. Un terzo di tutti i pazienti con emicrania sperimentano “l’aura”, un disturbo neurologico focale che si manifesta con sintomi visivi, sensitivi o motorii che precedono solitamente il mal di testa. Nella fisiopatologia dell’emicrania con aura, l’attivazione del sistema trigeminovascolare è responsabile del dolore emicranico fungendo da connessione tra vasi meningei, tronco cerebrale e proiezioni talamo-corticali. La “ cortical spreading depression ( CSD )” è il meccanismo proposto per innescare l’aura emicranica ed attivare le fibre perivascolari trigeminali corticali. Sostanze quali il chinino, la chinidina e la meflochina sono in grado di inibire la CSD suggerendo un possibile coinvolgimento di canali ionici neuronali di connessina 36 nella propagazione elettrica del segnale nella CSD. Più recentemente, la CSD ha mostrato la capacità di indurre cefalea attivando il sistema trigeminovascolare attraverso l’apertura dei canali neuronali Pannexina1. Il tonabersat è stato sperimentato in base alla sua attività inibitoria sulla CSD e sull’infiammazione neurogenica in modelli animali d’emicrania. È interessante notare che sui modelli animali il tonabersat ha dimostrato di inibire le gap-junctions tra cellule neuronali e cellule gliali all’interno del ganglio trigeminale (TGG) suggerendo che questo composto può impedire la sensibilizzazione periferica all’interno del ganglio. Tre studi clinici volti ad indagare l’efficacia di tonabersat come farmaco di prevenzione nell’emicrania sono risultati negativi con dati contrastanti in merito alla sua possibile efficacia come farmaco sintomatico. Al contrario, tonabersat ha mostrato un effetto preventivo sugli attacchi di emicrania con aura, senza alcuna efficacia sugli attacchi di emicrania senz’aura. I canali ionici tipo gap junctions sembrano essere coinvolti in diversi modi nella fisiopatologia dell’emicrania con aura ed emergono come un possibile nuovo bersaglio promettente nel trattamento di questo disturbo.

“Vertigine emicranica epigona” (VEE): un equivalente emicranico “ tardivo”
[Pagnini P, Vannucchi P, Giannoni B, Pecci R. Acta Otorhinolaryngol Ital. 2014 Feb; 34(1): 62-70.]
La cefalea emicranica è determinata da meccanismi patogenetici che possono interessare anche il sistema vestibolare, periferico e/o centrale, quindi la sintomatologia vestibolare può sostituire e/o manifestarsi insieme alla cefalea. Nei pazienti emicranici ci possono essere diverse manifestazioni di natura vestibolare, che rappresentano delle vere entità cliniche, diverse tra loro per le differenti caratteristiche e relazioni temporali con la cefalea. Su questa base autori fiorentini hanno proposto una classificazione dei disturbi vestibolari correlati all’emicrania, e tra questi la possibile introduzione di una variante particolare, la “vertigine emicranica epigona” (VEE) che potrebbe essere considerata un equivalente emicranico tardivo, cioè una vertigine di origine emicranica, che comincia tardivamente nella vita e che sostituisce, come equivalente, una cefalea emicranica preesistente. A questo proposito, gli autori riportano i dati di 28 pazienti selezionati durante un periodo di 13 anni (novembre 1991 – novembre 2004). Per tutti i pazienti è stata raccolta una dettagliata storia clinica. Tutti sono stati sottoposti ad un esame otoneurologico standard, per la ricerca del nistagmo spontaneo-posizionale, evocato da manovre oculari e provocato da stimolazione termica, usando una video-camera a raggi infrarossi. E’ stato effettuato anche un head shaking test (HST) e un head thrust test (HTT). E’ stata valutata l’oculomotricità, con lo studio dei movimenti saccadici e dello smooth pursuit. Per escludere altre patologie neurologiche, è stata effettuata una RMN dell’encefalo con gadolinio. Durante i tre mesi dopo la prima visita, i pazienti sono stati invitati a compilare un diario, annotandovi la frequenza, l’intensità e la durata degli attacchi vertiginosi. Al termine di tale periodo, è stato loro consigliata una terapia di profilassi con flunarizina (5 mg/die) e/o acido acetilsalicilico (100 mg/die), o con propranololo (40 mg x 2/die), invitandoli a proseguire la compilazione del diario delle crisi (frequenza e intensità sia della vertigine che della cefalea durante il trattamento). Le visite di controllo sono state programmate a 4, 12 e 24 mesi dall’inizio della terapia. In tutti i pazienti si è avuto un miglioramento considerevole della sintomatologia: 19 soggetti (68%) hanno riportato la scomparsa completa della sintomatologia vestibolare, mentre 9 (32%) consideravano i loro sintomi notevolmente migliorati, anche se non completamente risolti. Il giudizio soggettivo era supportato dai dati ricavati dai diari dei pazienti. Gli autori concludono che la VEE può essere considerata una variante clinica della vertigine correlata all’emicrania ossia una vertigine emicranica, indipendente dalle crisi algiche che compare tardivamente nel corso della vita del paziente.

GENNAIO 2014
La prevalenza dell’emicrania nella Restless Legs Syndrome.
[Gozubatik-Celik G, Benbir G, Tan F, Karadeniz D, Goksan B. Headache. 2014 Jan 16]
Mentre gli studi precedenti hanno esaminato la prevalenza della sindrome delle gambe senza riposo ( RLS ) in pazienti con emicrania, in questo recentissimo studio di autori turchi è stata esplorata la prevalenza e le caratteristiche dell’emicrania nei pazienti adulti con diagnosi di RLS . L’associazione di cefalee primarie, in particolare di emicrania, con la RLS è stata recentemente oggetto di molti studi. La prevalenza dell’emicrania sembra essere più alta nei pazienti con RLS che nella popolazione generale, e il ruolo della dopamina nella RLS ne è stato rafforzato.In questo sutdio, sono stati valutati 265 adulti consecutivi affetti da RLS (137 maschi e 128 femmine), seguiti in un Centro del sonno e diagnosticati secondo i criteri definiti Gruppo Internazionale di Studio della RLS (IRLSSG). Le caratteristiche della RLS e la sua gravità sono state valutate utilizzando la scala di gravità IRLSSG. La diagnosi dei sottotipi di emicrania è stata posta secondo i criteri ICHD. I fattori indagati sono stati il sesso, l’età, l’età di insorgenza della RLS, la durata della RLS, storia familiare di RLS, storia familiare di cefalea, la presenza di depressione, eventuali trattamenti indicati per RLS, e il cambiamento delle caratteristiche della cefalea in seguito a trattamento per RLS. L’età media della popolazione in studio era di 50,4 ± 12,8 anni, età media di insorgenza della RLS era di 41,6 ± 13,2 anni, e la durata media della malattia era 8,40 ± 8,6 anni. 163 pazienti avevano mal di testa, 40 di loro sono stati diagnosticati come affetti da emicrania (15,1 %). La presenza di emicrania è stata del 9,4 % nei maschi con RLS, e del 21,1 % nelle femmine con RLS. Nei pazienti con RLS con emicrania, il 67,5 % erano femmine, mentre il 48,0 % dei pazienti con RLS con altri tipi di mal di testa erano femmine (P = .032), e solo il 41,2 % dei pazienti con RLS senza mal di testa erano femmine (P = .005). La gravità della RLS era significativamente più alta nei pazienti con emicrania rispetto a quelli senza mal di testa (P < .001). La presenza di depressione, la storia familiare di RLS e dei cefalea erano più alti nei pazienti con emicrania rispetto ai pazienti con RLS con altri tipi di mal di testa o in quelli senza mal di testa. Trentasei pazienti con cefalea avevano riferito un beneficio parziale o sostanziale del mal di testa dal trattamento della RLS. Inoltre, la storia familiare di RLS è risultata più elevata nei pazienti con emicrania. Tale studio conferma l’elevata prevalenza dell’emicrania nei pazienti con RLS se confrontato con gli studi di prevalenza nella popolazione turca. In alternativa, la gravità della RLS appare più alta nei pazienti con emicrania. Anche se l’aumento di questi punteggi non costituisce un rapporto eziopatogenetico, suggerisce tuttavia una correlazione tra i di tipo cross-modale tra diversi sistemi nocicettivi.

Sostanze “odorose” che scatenano cefalea in pazienti emicranici.
[Silva-Néto R et al. Cephalalgia. 2014 Jan;34(1):14-21]
Interessante questo originale lavoro di recente pubblicazione di autori brasiliani che hanno ricercato odori capaci di scatenare attacchi di emicrania, calcolando il tempo di insorgenza del mal di testa dopo l’esposizione. Sono stati intervistati 200 pazienti con emicrania e 200 pazienti con cefalea di tipo tensivo diagnosticata secondo i criteri della Classificazione Internazionale delle Cefalee Disordini – II, circa la prevalenza una tantum di mal di testa innescato da odori e sul tempo di insorgenza del dolore, dopo l’esposizione del paziente a quel determinato odore. Sono stati segnalati mal di testa scatenati dagli odori dopo 25,5 ± 1,9 minuti di esposizione dal 70.0 % (140/200) dei pazienti con emicrania e da nessuno dei pazienti con cefalea di tipo tensivo. Gli odori che scatenano maggiormente mal di testa sono i seguenti: profumi (106/140, 75,7 %), vernici (59/140, 42,1 %), benzina (40/140, 28,6 %) e candeggina (38/140, 27.1 %). E’ emersa una correlazione statisticamente significativa tra l’emicrania i profumi dei detergenti per la pulizia (phi = -0,459), odori da cucina (phi = 0,238), prodotti di bellezza (phi = -0,213) e cattivi odori (phi = -0,582). Gli odoranti, isolati o in associazione, in particolare profumi, possono scatenare attacchi di emicrania dopo pochi minuti di esposizione.

Differenze di genere nella prevalenza, nei sintomi e nelle caratteristiche associate all’emicrania, emicrania probabile e ad altra cefalea severa: risultati dell’American Migraine Prevalence and Prevention (AMPP) Study.
[Buse DC et al. Headache. 2013;53(8):1278-1299]
La sorprendente maggior prevalenza dell’;emicrania nelle donne rispetto agli uomini è una delle caratteristiche che contraddistinguono l’emicrania. Esiste una grande quantità di evidenza globale sulle differenze tra i sessi nella prevalenza dell’emicrania, con rapporti femmine:maschi che vanno da 2: 1 a 3: 1 e fanno registrare un picco nella mezza età. Sono disponibili alcuni dati sulle differenze tra i sessi relativamente a sintomi associati e disabilità correlate alla cefalea, e utilizzo di risorse sanitarie nell’emicrania. Pochi dati sono invece disponibili sulle corrispondenti differenze di sesso nell’emicrania probabile (PM) e in un’altra cefalea severa (cioè cefalea severa non emicranica). Acquisire una conoscenza chiara delle differenze di sesso in un range di disturbi di cefalea severa può aiutare a differenziare il range dei tipi di cefalea. In questo lavoro sono stati confrontati i due sessi sulla prevalenza e in una serie di variabili cliniche per emicrania, PM, e altra cefalea severa in un grande campione della popolazione statunitense. Questo studio ha analizzato i dati dell’American Migraine Prevalence and Prevention Study del 2004. Sono riportate le stime di prevalenza totale e, con stratificazione demografica sesso-specifiche, dei sottotipi di cefalea (emicrania, PM e altra cefalea severa). Per calcolare i rapporti di prevalenza sesso-specifica aggiustati e gli intervalli di confidenza al 95% per ciascuno di essi in tutti gli strati demografici sono stati usati modelli log-binomiali. Per emicrania e PM viene presentato il dato numerico del rapporto livellato di prevalenza del sesso (femmine-maschi). 162.756 individui di età ≥12 anni hanno risposto alla survey 2004 American Migraine Prevalence and Prevention Study (tasso di risposta del 64,9%). Il 17,4% (n=28.261) ha riferito ” cefalea severa” nell’anno precedente (il 23,5% delle femmine e il 10,6% dei maschi), l’1 1,8% soddisfaceva i criteri dell’International Classification of Headache Disorders-2 per emicrania (il 17,3% delle femmine e il 5,7% dei maschi), il 4,6% soddisfaceva i criteri per PM (il 5,3% delle femmine e il 3,9% dei maschi), e l’1.0% è stato classificato come altra cefalea severa (lo 0,9% delle femmine e l’1,0% dei maschi). Differenze di sesso sono state osservate nella prevalenza di emicrania e PM, ma non per altra cefalea severa. I rapporti di prevalenza F:M aggiustati nel corso della vita andavano da 1,48 a 3,25 per l’emicrania e da 1,22 a 1,53 per la PM. Differenze di sesso sono state osservate anche nella sintomatologia associata – aura, disabilità correlata alla cefalea, utilizzo di risorse sanitarie e diagnosi – per emicrania e PM. Nonostante la maggiore percentuale di diagnosi di emicrania da parte di un medico, le femmine con emicrania avevano meno probabilità dei maschi di usare un trattamento farmacologico preventivo per la cefalea. In questo vasto campione della popolazione statunitense sia l’emicrania che la PM erano più comuni nelle femmine, ma non è stata osservata una differenza di sesso nella prevalenza di altra cefalea severa. La differenza in emicrania e PM è rimasta evidente con l’età e per la maggior parte delle variabili socio-demografiche, ad eccezione delle razze per la PM. Le femmine con emicrania o PM presentavano tassi maggiori della maggior parte dei sintomi dell’emicrania, di aura, e compromissione associata e utilizzo di risorse sanitarie maggiori dei maschi. Le corrispondenti differenze di sesso non sono state osservate nei soggetti con altra cefalea severa nella maggior parte di questi confronti. I risultati suggeriscono che la PM fa parte dello spettro dell’emicrania mentre altri tipi di altra cefalea severa, no. I risultati inoltre comprovano la letteratura esistente sulle differenze di sesso nelle cefalee primarie ed estendono i risultati ad altri tipi di cefalea e fattori correlati.