Il “motore” di questa nuova sezione offerta ai nostri lettori più curiosi è proprio la “ curiosità”. Molte le sue definizioni. Troviamo sia perfetta quella che segue:

“La curiosità è un istinto che nasce dal desiderio di sapere qualcosa”. A lungo considerato un comportamento negativo (l’Eden si perde per la curiosità di Eva, Psiche perde Amore per la curiosità di guardarlo in viso), oggi è considerato un comportamento positivo sia nella scienza che nell’intelligenza, rappresenta un istinto che guida alla scoperta di nuove informazioni, conoscenze, comprensione e consapevolezza, il carburante della scienza e delle discipline dello studio umano, una vera e propria propensione all’interessamento personale verso ciò che incuriosisce”.

Le “curiosità” pubblicate in questa sezione saranno le più svariate, dall’articolo storico, alla vignetta, alla segnalazione “artistica” etc. Inviate il vostro contributo alla redazione che pubblicherà le curiosità più interessanti!

Buona lettura “curiosa” a tutti

A cura delle dottoresse Maria Clara Tonini e Daniela Cologno


L’EMICRANIA DURANTE IL RAMADAN

Durante il Ramadan viene adottato uno stile di vita diverso da quello abituale inteso come cambiamento negli orari dei pasti, maggiore assunzione di alcuni alimenti come i latticini, non potendo mangiare carne, ma in particolare la pratica del digiuno  – astensione dal mangiare e dal bere compresa l’acqua e le bevande contenente caffeina – e il fumo. Tutti questi fattori sono solitamente trigger di attacchi emicranici, ma durante il ramadan nei soggetti emicranici hanno un effetto esacerbante per un aumento della frequenza degli attacchi – il dato  curioso solo  nei primi dieci giorni del ramadan, che ha una durata di un mese [Headache 2021;61(10):1493].


L’EFFETTO DEI COLORI NELL’EMICRANIA

È noto che i soggetti emicranici mal sopportano la luce troppo intensa,  ma da recenti studi condotti dall’Istituto Europeo per le Scienze Mediche di Londra,  in modo particolare per la luce blu e rossa, con un aumento dell’intensità della cefalea . Viene infatti riportato una soglia di sopportazione che è ridotta del 40% rispetto a coloro che non soffrono di emicrania e che si riduce al 20% per i colori  verde e giallo. Questi dati suggerirebbero una diversa preferenza del colore nei soggetti con emicrania rispetto ai soggetti non emicranici.


LO ZENZERO PER L’EMICRANIA

Recentemente è stata posta l’attenzione all’utilizzo dello zenzero nella cura dell’emicrania.

Nonostante a riguardo vi siano pochi studi in letteratura, è stato dimostrato che il succo o un the fatto con la radice di zenzero appena macinata può ridurre il mal di testa e la nausea associata, ritenendoli un efficace “rimedio casalingo” [The Journal of Clinical Psychiatry, Dic. 2021].


 L’IMPORTANZA DELL’OSSITOCINA, ORMONE DELLA FELICITA’, NELL’EMICRANIA

L’ossicitocina è un ormone prodotto dall’ipotalamo e la sua importanza è dovuta al fatto che  promuove le interazioni sociali, la connessione con gli altri, i cambiamenti  dell’umore per riduzione dell’ansia e dello stress, e soprattutto ha un’azione sul dolore, dato di grande rilevanza in una malattia complessa e multifattoriale quale l’emicrania. È stato dimostrato che durante la fase premestruale si ha una diminuzione di questo ormone che sommata alla diminuzione degli estrogeni innescherebbe l’attacco emicranico [Nature Reviews,  Ott 2021].

Interessante è una recente ricerca che conferma come la narrazione, (raccontare o ascoltare storie) determinerebbe un aumento dell’ossitocina nel cervello con diminuzione della percezione al dolore  fisico e psichico, incoraggiando questo strumento per migliorare il benessere e il rilassamento [PNAS 2021, No22].


IL MAL DI TESTA NELL’ANTICA GRECIA

Il mal di testa può ritenersi una patologia illustre, citata nei versi di Fernando Pessoa (ho mal di testa e di universo) e più di recente anche in quelli del poeta contemporaneo più interessato alle patologie del corpo, Valerio Magrelli. La cefalea ha avuto un posto nella storia sin dall’antica Grecia, dove si conoscevano già i principali termini: «cefalea», «mal di testa», «pesantezza», «emicrania», «vertigine», «stordimento e abbagliamento della vista».Platone, in uno dei suoi dialoghi, il Protagora, dice «mi si ottenebrò la vista» e «mi vennero le vertigini», legando questi sintomi a un’emicrania. Era anche nota la relazione fra cibo e mal di testa, infatti si racconta che esisteva un cibo considerato la causa scatenante del mal di testa e, come dice Antifonte, questo potrebbe essere «il midollo della palma», notizia che si ritrova anche in Senofonte. Il comico Teleclide parla di «sofferenza da mal di testa» e il ben più noto comico Aristofane ci informa che si può soffrire di «mal di testa da ubriachezza».Tornando a Platone, si scopre che, ai suoi tempi, era già noto un tipo di mal di testa, oggi accertato dalle scienze neurologiche, legato ai rapporti sessuali (su questo si veda il dialogo il Carmide). Come mostra un noto grammatico del II sec. d. C., Polluce, le conoscenze sul mal di testa, nella cultura greca, erano confuse da un punto di vista scientifico, ma disordinatamente abbondanti: infatti si accennava anche alla correlazione fra alcol e cefalea, un rapporto oggi spiegato dagli effetti della vasodilatazione, mentre per i Greci rimaneva un fenomeno misterioso. Aristotele, nell’ Erotico, al frammento 2 riportato più tardi da Ateneo afferma: «Gli antichi quando soffrivano di mal di testa provocato da vino, visto che ricavavano una sensazione di beneficio nel tenere strette le tempie, usavano come bende qualunque cosa trovassero. Gli uomini delle epoche posteriori aggiunsero alla benda per le tempie anche qualche ornamento che fosse adatto al divertimento che ricavavano dal vino, e idearono la corona. E poiché le sensazioni risiedono nella testa, per difendersi dagli effetti del vino, è meglio porre intorno a essa una corona piuttosto che coprire e stringere le tempie, visto che la cosa provoca giovamento/ornamento» 1.
Carmide, nell’omonimo dialogo, lamenta un mal di testa mattutino e Socrate cerca di trovargli un rimedio efficace proponendogli un rimedio omeopatico 2.

L’apostrofe al mal di testa si inserisce nella serie di quelle rivolte a parti del corpo, ad animali e ad oggetti, attestate a partire dall’epica, dal tono seriocomico o di biasimo. Petronio, nel Satyricon, afferma: «Non siamo soliti dir male di altre parti del corpo umano come la pancia, la gola e magari anche la testa quando ci dolgono? Anzi lo stesso Ulisse, non si è forse messo a litigare col suo cuore, una volta?» 3. Il mal di testa, per i Greci, aveva una eziologia varia e incerta, come si ricorda in alcuni trattati di medicina antica: «è generato assai spesso da freddo o da raffreddore o al contrario da colpo di sole o da veglie protratte» 4.

A cura di Dorella Cianci

Note
1 Ateneo 15. 674 b.
2 Platone, Carmide 155a-158c.
3 Petronio, Satyricon 132. (trad. U. Dettore).
4 Celio Aureliano, Malattie croniche 1.14 Bendz.


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Quando la poesia canta SMS d’amore e mal di testa
Inviato dalla Dr.ssa Annalisa Scillitani di Foggia, emicranica