SETTEMBRE 2015
Maggior rischio di emicrania nei pazienti affetti da psoriasi: I risultati del Danish nationwide cohort study.[Egeberg A, Mallbris L, Hilmar Gislason G, Skov L, Riis Hansen P. J Am Acad Dermatol. 2015 Sep 16. [Epub ahead of print]

Il dolore al collo nei pazienti con emicrania episodica: un sintomo premonitore o un sintomo dell’attacco?[Lampl C, Rudolph M, Deligianni CI, Mitsikostas DD. J Headache Pain. 2015;16:566. Epub 2015 Sep 2.]

“Late-life migraine accompaniments”: una review descrittiva.[Vongvaivanich K, Lertakyamanee P, Silberstein SD, Dodick DW.Cephalalgia. 2015 Sep;35(10):894-911. Epub 2014 Dec 12.]

AGOSTO 2015
L’emicrania ed il rischio di stroke in adulti anziani: il Northern Manhattan Study.[Monteith TS, Gardener H, Rundek T, Elkind MS, Sacco RL. Neurology. 2015 Aug 25;85(8):715-21. Epub 2015 Jul 22.]

Lo sviluppo di sistemi di rilascio trasndermico di pizotifene come antiemicranico.[Serna-Jiménez CE, Del Rio-Sancho S, Calatayud-Pascual MA, Balaguer-Fernández C, Femenía-Font A, López-Castellano A, Merino V. Int J Pharm. 2015 Aug 15;492(1-2):223-32. Epub 2015 Jul 18]

LUGLIO 2015
Efficacia di tecniche fisioterapiche nei pazienti con cefalea ed emicrania: metanalisi e revisione sistematica della letteratura.[Luedtke K, Allers A, Schulte LH, May A. Cephalalgia. 2015 Jul 30. [Epub ahead of print]

Il dolore “ catastrofico” nelle donne con emicrania ed obesità.[Bond DS, Buse DC, Lipton RB, Thomas JG, Rathier L, Roth J, Pavlovic JM, Evans EW, Wing RR. Headache. 2015 Jul;55(7):923-33. Epub 2015 Jun 18]

GIUGNO 2015
L’emicrania come fattore predittivo di mortalità: lo studio HUNT.[Åsberg AN, Stovner LJ, Zwart JA, Winsvold BS, Heuch I, Hagen K. Cephalalgia. 2015 Jun 26. [Epub ahead of print]

La terapia farmacologica per la profilassi dell’emicrania vestibolare.[Maldonado Fernández M1, Birdi JS, Irving GJ, Murdin L, Kivekäs I, Strupp M. Cochrane Database Syst Rev. 2015 Jun 21;6]

Classificazione accurata dell’emicrania cronica utilizzando la RM encefalo.[Schwedt TJ, Chong CD, Wu T, Gaw N, Fu Y, Li J. Headache. 2015 Jun;55(6):762-77.]

MAGGIO 2015
Interruzione della connessione cortico-talamica indotta dai triplani.[Kröger IL, May A. Neurology. 2015 May 6. pii: 10.1212/WNL.0000000000001610. Epub ahead of print]

Variabilità fenotipica degli attacchi di emicrania con aura.[Hansen JM, Goadsby PJ, Charles AC. Cephalalgia. 2015 May 5. pii: 0333102415584601. Epub ahead of print]

Basi genetiche condivise tra emicrania e ictus ischemico: un’ampia analisi su varianti geniche comuni.[Neurology. 2015 May 1. pii: 10.1212/WNL.0000000000001606. Epub ahead of print]

 

APRILE 2015
Telcagepant, antagonista recettoriale del CGRP, nella profilassi dell’emicrania perimestruale.[Ho TW, Ho AP, Ge YJ, Assaid C, Gottwald R, MacGregor EA, Mannix LK, van Oosterhout WP, Koppenhaver J, Lines C, Ferrari MD, Michelson D. Cephalalgia. 2015 Apr 29. pii: 0333102415584308. Epub ahead of print]

I sintomi premonitori dell’emicrania- cosa possono insegnarci?[Maniyar FH, Sprenger T, Monteith T, Schankin CJ, Goadsby PJ. Headache. 2015 May;55(5):609-20. doi: 10.1111/head.12572. Epub 2015 Apr 28.]

Possibili targets faramcologici nell’emicrania e nel dolore neuropatico: il trattamento dell’ipereccitabilità.[L V, Z M, A B, J T1. CNS Neurol Disord Drug Targets. 2015 Apr 29. [Epub ahead of print]

MARZO 2015
Cefalea, emicrania e rischio di neoplasia cerebrale nelle donne: uno studio di coorte prospettico.[Kurth T, Buring JE, Rist PM. J Headache Pain. 2015 Dec;16(1):501. doi: 10.1186/s10194-015-0501-0. Epub 2015 Mar 1.]

Possibile associazione tra emicrania e sindrome del tunnel carpale.[Law HZ, Amirlak B, Cheng J, Sammer DM. Plast Reconstr Surg Glob Open. 2015 Apr 7;3(3):e333. doi: 10.1097/GOX.0000000000000257. eCollection 2015.]


FEBBRAIO 2015

Gli effetti dell’ablazione con catetere e della profilassi anticoagulante nel periodo perioperatorio sull’andamento clinico dell’emicrania in pazienti con fibrillazione atriale, con o senza storia pregressa di emicrania: i risultati di uno studio prospettico.[Mohanty S, Mohanty P, Rutledge JN1, Di Biase L, Yan RX, Trivedi C, Santangeli P, Bai R, Cardinal D1, Burkhardt JD, Gallinghouse JG, Horton R, Sanchez JE, Bailey S, Hranitzky PM, Zagrodzky J1, Al-Ahmad A1, Natale A. Circ Arrhythm Electrophysiol. 2015 Apr;8(2):279-87. doi: 10.1161/CIRCEP.114.002285. Epub 2015 Feb 14]

Il blocco dei nervi periferici come terapia delle cefalee e delle algie facciali: un approccio pratico.[Dach F, Éckeli ÁL, Ferreira Kdos S, Speciali JG. Headache. 2015 Feb;55 Suppl 1:59-71. doi: 10.1111/head.12516. Epub 2015 Feb 3.]

GENNAIO 2015
Il profilo farmacologico e clinico del lasmiditan, agonista orale del recettore 5-HT1F, nel trattamento dell’attacco acuto di emicrania.[Reuter U1, Israel H2, Neeb L2. Ther Adv Neurol Disord. 2015 Jan;8(1):46-54]

I corticosteroidi nel trattamento dell’attacco acuto di emicrania: una revisione sistematica della letteratura nel corso degli ultimi 65 anni.[Silva-Néto R et al. Cephalalgia. 2014 Jan;34(1):14-21]

SETTEMBRE 2015
Maggior rischio di emicrania nei pazienti affetti da psoriasi: I risultati del Danish nationwide cohort study.
[Egeberg A, Mallbris L, Hilmar Gislason G, Skov L, Riis Hansen P.
J Am Acad Dermatol. 2015 Sep 16. [Epub ahead of print]

La psoriasi e l’emicrania sono condizioni comuni con una possibile sovrapposizione di meccanismi fisiopatologici. Entrambe queste malattie sono state associate ad un aumento del rischio cardiovascolare, ma poco si sa circa la loro interazione. Questi autori danesi hanno cercato di indagare il legame tra psoriasi e il rischio di nuova insorgenza di emicrania, in una coorte della popolazione generale danese. I dati relativi a tutti i cittadini danesi di età compresa tra 18 anni o più, dal 1 ° gennaio 1997 al 31 dicembre 2011, sono stati desunti da registri nazionali. Sono stati calcolati i tassi di incidenza per ogni 1000 persone-anno e il tasso grezzo di incidenza e corretti mediante modelli di regressione di Poisson. Lo studio comprendeva un totale di 5,379,859 persone, tra 53,006 e 6831 pazienti con psoriasi lieve e grave, rispettivamente, e 6243 pazienti con artrite psoriasica. Il tasso di incidenza corretto integralmente per l’emicrania è stato pari a 1,37 (IC 95% 1,30-1,45), 1.55 (95% intervallo di confidenza 1,29-1,86), e (IC 95% 1,65-2,22) 1,92 per la psoriasi lieve, psoriasi grave, e artrite psoriasica, rispettivamente. La stratificazione per sesso ha rivelato un aumento del rischio di emicrania nei pazienti di entrambi i sessi. E’ stato possibile distinguere tra i sottotipi di emicrania, per esempio, l’emicrania con e senza aura. La psoriasi è apparsa associata ad un aumento del rischio di emicrania, indipendentemente dai fattori confondenti misurati, in correlazione alla gravità della malattia. Ulteriori studi appaiono necessari per determinare gli effetti del trattamento antipsoriasico su questa associazione, e per capire se l’emicrania modifica il rischio di malattie cardiovascolari di per sé associato alla psoriasi.

Il dolore al collo nei pazienti con emicrania episodica: un sintomo premonitore o un sintomo dell’attacco?
[Lampl C, Rudolph M, Deligianni CI, Mitsikostas DD.
J Headache Pain. 2015; 16:566. Epub 2015 Sep 2.]

Rimane attualmente aspetto controverso la definizione del dolore al collo (NP) come sintomo prodromico di emicrania o sintomo dell’attacco stesso di emicrania. Per registrare in modo prospettico il sintomo dolore al collo (NP) ed i sintomi non cefalalgici e per valutare la percentuale di pazienti con NP come evidente sintomo premonitore, con sintomi non cefalalgici del loro attacco emicranico, è stato progettato uno specifico questionario di autosomministrazione per registrare il NP e i sintomi premonitori in una coorte di pazienti con emicrania. Tutti i pazienti che hanno riportato NP in qualsiasi momento durante l’emicrania sono stati assegnati a 3 gruppi: A =il NP inizia con l’insorgenza di cefalea; B = il NP inizia <2 ore prima della comparsa del mal di testa; C = il NP inizia da 2 a 48 h prima della comparsa del mal di testa. I dati sono stati valutati in 487 emicranici con emicrania episodica (73,1% femmine di cui il 77% con emicrania senza aura). 338 pazienti (69,4%) hanno riferito di avere NP in qualsiasi momento durante l’attacco emicranico. 184 pazienti (gruppo A; 54,4%) hanno notato NP con l’inizio della cefalea; 118 pazienti (gruppo B; 24,2%) ha riferito NP entro 2 ore prima del mal di testa; 36 pazienti (gruppo C; 7,4%) hanno sperimentato NP da 2 a 48 h prima del mal di testa. Nel gruppo B è stata riscontrata una percentuale elevata di sintomi tipicamente associati all’emicrania e con NP che permaneva durante il mal di testa nell’82,2% dei casi. Questi dati indicano che il NP è una caratteristica molto comune degli attacchi di emicrania ed è più probabile che sia parte integrante dell’attacco emicranico piuttosto che un suo che un sintomo prodromico.

 

“Late-life migraine accompaniments”: una review descrittiva.
[Vongvaivanich K, Lertakyamanee P, Silberstein SD, Dodick DW.
Cephalalgia. 2015 Sep;35(10):894-911. Epub 2014 Dec 12.]

L’emicrania è una delle malattie neurologiche croniche più comuni. Nel 1980, C. Miller Fisher ha descritto sintomi di accompagnamento dell’emicrania che si verifica in età avanzata come episodi neurologici transitori in individui più anziani che imitano attacchi ischemici transitori. Non c’è stato da quella descrizione originale alcun aggiornamento sulla natura di fondo e sulla eziologia dei sintomi di accompagnamento dell’emicrania della tarda età. Lo scopo di questo articolo è quello di fornire una panoramica completa ed estesa di tali sintomi di accompagnamento dell’emicrania, fornendo indicazioni sui dati epidemiologici, caratteristiche cliniche, possibili diagnosi differenziali ed eventuale trattamento. Le ricerche bibliografiche sono state eseguite nei database MEDLINE®, PubMed, Cochrane Biblioteca, e EMBASE per le pubblicazioni dal 1941 al luglio 2014. Sono stati utilizzati i seguenti termini per la ricerca: “Migraine accompaniments,” “Late life migraine,” “Migraine with aura,” “Typical aura without headache,” “Migraine equivalents,” “Acephalic migraine,” “Elderly migraine,” and “Transient neurological episodes”. L’esordio di emicrania con aura in età avanzata non è raro nella pratica clinica e può avvenire anche senza mal di testa. I sintomi visivi sono la manifestazione clinica più comune, seguita rispettivamente da disturbi sensitivi, sintomi afasici e motori. La graduale evoluzione, la marcia dei deficit neurologici transitori per diversi minuti e la progressione seriata da un sintomo all’altro in successione sono caratteristiche cliniche tipiche dei sintomi di accompagnamento dell’emicrania della tarda età. I disturbi transitori neurologici dell’aura emicranica possono mimare altre condizioni più gravi ed essere facilmente mal diagnosticati. Una accurata correlazione clinica e indagini adeguate al caso sono essenziali per escludere cause secondarie. I trattamenti sono ancora limitati e inconsistenti.

AGOSTO 2015
L’emicrania ed il rischio di stroke in adulti anziani: il Northern Manhattan Study.
[Monteith TS, Gardener H, Rundek T, Elkind MS, Sacco RL.
Neurology. 2015 Aug 25;85(8):715-21. Epub 2015 Jul 22.]

Per esaminare l’associazione tra emicrania e ictus ed esiti di insulti vascolari in una coorte di soggetti anziani di etnie differenti, gli autori hanno analizzato i risultati del Northern Manhattan Study, uno studio di coorte basato sulla popolazione generale che ha calcolato l’incidenza di ictus. Sono stati valutati i sintomi di emicrania utilizzando un questionario self-report in base ai criteri della classificazione internazionale delle Cefalee, seconda edizione. E’ stata stimata l’associazione tra emicrania ed eventi vascolari tra cui l’ictus e l’evento ictus da solo in un follow-up medio di 11 anni, utilizzando modelli di Cox aggiustati per i fattori di rischio sociodemografici e vascolari. Di 1.292 partecipanti (età media 68 ± 9 anni), con i dati per emicrania raccolti in modo prospettico per gli eventi vascolari, 262 pazienti (20%) ha avuto emicrania di cui 75 (6%) avevano avuto emicrania con aura. Nessuna associazione è stata trovata tra l’emicrania (con o senza aura) e il rischio di ictus o entrambi gli eventi cardiovascolari combinati. C’era un’interazione tra emicrania e abitudine al fumo (p = 0.02 in relazione a ictus e p = 0,03 per gli eventi vascolari combinati), in modo tale che i soggetti con emicrania fumatori erano ad aumentato rischio. L’hazard ratio di ictus per i fumatori emicranici è pari a 3,17 (95% intervallo di confidenza [CI] 1,13-8,85) mentre per i non fumatori è 0,77 (95% CI 0,44-1,35). In relazione ad eventi vascolari combinati, l’hazard ratio tra i fumatori emicranici rispetto ai non emicranici è 1,83 (95% CI 0,89-3,75) e tra i non fumatori 0,63 (IC al 95% 0,43-0,94). In tale coorte di soggetti etnicamente diversificata, l’emicrania appare associata ad un aumentato rischio di ictus tra i fumatori, ma non tra i non fumatori.

Lo sviluppo di sistemi di rilascio trasndermico di pizotifene come antiemicranico. 
[Serna-Jiménez CE, Del Rio-Sancho S, Calatayud-Pascual MA, Balaguer-Fernández C, Femenía-Font A, López-Castellano A, Merino V.
Int J Pharm. 2015 Aug 15;492(1-2):223-32. Epub 2015 Jul 18]

Lo scopo di questo studio è stato quello di sviluppare e valutare un sistema di rilascio trans dermico di pizotifene. Il pizotifene è spesso utilizzato nel trattamento preventivo dell’emicrania, ma è anche indicato nel trattamento dei disturbi alimentari. Nel corso del progetto, sono stati determinati gli effetti di esaltatori chimici come l’etanolo, 1,8-cineolo, limonene, azone e acidi grassi diversi (decanoico, decenoico, dodecanoico, linoleico e acido oleico), usati dapprima con una soluzione di pizotifene. Lo “steady state flux”, i parametri di diffusione e di ripartizione sono stati stimati inserendo l’equazione di Scheuplein ai dati ottenuti. Tra gli esaltatori chimici studiati, acido decenoico ha mostrato la più alta attività di miglioramento, che sembrava essere dovuta alla lunghezza della sua catena alchilica e alla insaturazione al 9 ° carbonio. E’ stata determinata anche l’influenza della iontoforesi e il coinvolgimento del trasporto “elettrico” in detto processo. Il profilo di assorbimento ottenuto con la iontoforesi era simile a quello ottenuto con gli acidi grassi e i terpeni, anche se la deposizione sulla pelle del farmaco è stata inferiore con il primo metodo. Sistemi di somministrazione transdermica (TDS) del pizotifene sono stati prodotti includendo esaltatori chimici, come l’acido decenoico o l’acido oleico, e sono stati successivamente definiti. Quando i risultati ottenuti con le soluzioni sono stati confrontati con quelli ottenuti con il TDS, un maggior effetto positivo è stato osservato con quest’ultimo per quanto riguarda la diffusione del farmaco attraverso la pelle. Tali risultati sembrano avallare l’idoneità del TDS per la somministrazione di quantità terapeutiche di pizotifene ai pazienti emicranici.

 

LUGLIO 2015
Efficacia di tecniche fisioterapiche nei pazienti con cefalea ed emicrania: metanalisi e revisione sistematica della letteratura. 
[Luedtke K, Allers A, Schulte LH, May A.
Cephalalgia. 2015 Jul 30. [Epub ahead of print]

Tale revisione sistematica valuta gli effetti degli interventi utilizzati dai fisioterapisti sulla intensità, frequenza e durata di emicrania, cefalea di tipo tensivo (TTH) e cefalea cervicogenica (CGH). La ricerca sistematica è stata condotta in database elettronici e analizzando anche manualmente studi controllati pubblicati. Il rischio di fattori di confondi mento presente negli studi è stato valutato utilizzando lo strumento ad hoc per calcolare tale rischio proposto dalla Cochrane (Rob). Di 77 studi elegibili, 26 sono stati inclusi nella valutazione RoB. Venti studi sono stati inclusi nella meta-analisi. Diciannove su 26 studi clinici hanno avuto un alto Rob in> 1 dominio. La meta-analisi di tutti gli studi ha indicato una riduzione della intensità del dolore nella TTH (p <0,0001; riduzione media -1,11 su una scala analogica visiva 0-10 (VAS); 95% CI -1,64 a -0,57) e nella CGH (p = 0.0002; riduzione media -2,52 su un 0-10 VAS; 95% CI -3,86 a -1,19), della frequenza della CGH (p <0,00001; riduzione media -1.34 giorni al mese; 95% CI -1,40 a -1,28), e dell’emicrania (p = 0.0001; riduzione media -22.39 ore senza sollievo; 95% CI -33,90 a -10,88) e della durata della CGH (p <0,00001; riduzione media -1.68 ore al giorno; 95% CI -2,09 a -1,26). L’aver escluso studi con un alto Rob ha aumentato la valenza legata alle dimensioni del campione e incrementato la significatività statistica supplementare per l’intensità del dolore emicranico (p <0,00001; riduzione media -1,94 su un 0-10 VAS; 95% CI -2,61 a -1,27) e la frequenza (p <0,00001; media riduzione -9.07 giorni al mese; 95% CI -9,52 a -8,62). I risultati suggeriscono una riduzione statisticamente significativa nell’intensità, frequenza e durata di emicrania, TTH e CGH. Tuttavia, la riduzione del dolore e la riduzione della frequenza della CGH non raggiungono una rilevanza clinica. Piccole dimensioni del campione o l’utilizzo inappropriato della classificazione delle cefalee e altre carenze metodologiche riducono l’affidabilità di questi risultati. Studi clinici controllati randomizzati con adeguate dimensioni del campione possono fornire informazioni attendibili su sé e quale approccio fisioterapico sia o meno efficace. Secondo il Grading of Recommendations Assessment, Development and Evaluation (GRADE), l’attuale livello di evidenza di tali studi è molto basso.

Il dolore “catastrofico” nelle donne con emicrania ed obesità.
[Bond DS, Buse DC, Lipton RB, Thomas JG, Rathier L, Roth J, Pavlovic JM, Evans EW, Wing RR.
Headache. 2015 Jul;55(7):923-33. Epub 2015 Jun 18].

L’obesità è correlata all’emicrania. La conoscenza delle pessime strategie di adattamento al dolore (ad esempio, dolore catastrofico) possono fornire la comprensione in questa relazione. Nelle donne con emicrania e obesità è stata condotta un’analisi trasversale per valutare: (1) la prevalenza di dolore catastrofico; (2) le caratteristiche dei pazienti con e senza dolore catastrofico; e (3) l’associazione del dolore catastrofico con le caratteristiche di mal di testa. 105 donne emicraniche obese in cerca di cure per la perdita di peso sono state invitate a registrare la presenza di emicrania ogni giorno per 1 mese tramite uno smartphone e a completare la scala per il dolore catastrofico (PCS). Il dolore è stato definito come catastrofico se il punteggio totale alla PCS era ≥30. L’Headache Impact Test (HIT-6), la 12-item Allodinia Symptom Checklist (ASC-12), la scala di autogestione del mal di testa (HMSE) e le valutazioni per la depressione (Centers for epidemiological Studies Depression Scale) e l’ansia (la scala per il Disturbo d’Ansia Generalizzato) sono stati anche somministrati ad ogni paziente. Utilizzando i punteggi alla PCS e l’indice di massa corporea (BMI) come predittori di regressione lineare, gli autori hanno individuato una serie di caratteristiche della cefalea (ad esempio, i giorni di cefalea, il punteggio alla HIT-6, ecc) come risultati. Un quarto (25,7%; 95% intervallo di confidenza [CI] = 17,2-34,1%) dei partecipanti ha rispettato i criteri per il dolore catastrofico: avevano un più alto indice di massa corporea (37.9 ± 7.5 vs 34.4 ± 5,7 kg / m (2), P = .035 ); una maggiore durata dell’attacco di emicrania (160.8 ± 145.0 vs 97,5 ± 75,2 ore / mese, p = 0,038); punteggi più alti all’HIT-6 (68,7 ± 4,6 vs 64,5 ± 3,9, p <0,001); più allodinia (7.0 ± 4.1 vs 4.5 ± 3.5, p <0,003), punteggi più alti alla scala per la depressione (25.4 ± 12.4 vs 13.3 ± 9.2, p <0,001) e per l’ansia (11.0 ± 5.2 vs 5.6 ± 4.1, p <0,001); e una più bassa auto-efficienza (80.1 ± 25.6 vs 104.7 ± 18.9, p <0,001) rispetto alle pazienti senza dolore catastrofico. Le probabilità di emicrania cronica erano quasi quattro volte maggiore nelle pazienti con (n = 8 / 29,6%) vs quelle senza (n = 8 / 10,3%) dolore catastrofico (odds ratio = 3.68; 95% CI = 1,22-11,10, p = 0,021). In tutti i partecipanti, punteggi più elevati alla PCS erano correlati con un numero maggiore di giorni di emicrania β = 0,331, p = 0,001), con una durata più lunga dell’attacco (β = 0,390; p <0,001) con punteggi superiori all’HIT-6 (β = 0,425; p < .001), e punteggi più bassi alla HMSE (β = -0,437, P <.001). Un indice di BMI superiore, ma non punteggi più alti alla PCS, è correlato ad attacchi più frequenti (β = -0,203, p = 0,044). Un quarto dei partecipanti con emicrania e obesità ha riferito dolore catastrofico. Questi soggetti hanno avuto attacchi più frequenti / cronicità, una durata più lunga dell’attacco, una sensibilità al dolore maggiore, un maggiore impatto del mal di testa e punteggi inferiori nella scala di auto-gestione. In tutti i partecipanti, i punteggi alla PCS sono stati correlati a diverse caratteristiche di emicrania, nettamente superiore rispetto ai soli effetti dell’obesità. Studi prospettici sono necessari per determinare la sequenza e i meccanismi delle possibili correlazioni tra il dolore catastrofico, l’obesità e l’emicrania.

 

GIUGNO 2015
L’emicrania come fattore predittivo di mortalità: lo studio HUNT.
[Åsberg AN, Stovner LJ, Zwart JA, Winsvold BS, Heuch I, Hagen K.
Cephalalgia. 2015 Jun 26. [Epub ahead of print]

Ci sono prove contrastanti per l’associazione tra emicrania e un aumento del rischio di mortalità. Lo scopo di questo studio è stato quello di indagare il rapporto tra emicrania e cefalea non emicranica e tutte le cause di mortalità, in particolare quella cardiovascolare. In questo studio prospettico di coorte basato sulla popolazione norvegese, sono stati utilizzati i dati del secondo Health Survey Nord-Trøndelag (HUNT2), eseguito tra il 1995 e il 1997 nella Contea di Nord-Trøndelag. Questi dati sono stati collegati con un database di mortalità globale con un follow-up attraverso l’anno 2011. Un totale di 51.853 soggetti (il 56% dei quali su invito) suddivisi in categorie in base alle loro risposte alle domande sulla presenza di cefalea nello studio HUNT2 (non affetti da mal di testa, affetti da emicrania o da cefalea non emicranica). Gli hazard ratio (HR) di mortalità durante un follow-up medio 14,1 anni sono stati stimati con la regressione di Cox. Durante il periodo di follow-up 9408 soggetti sono morti, 4321 di questi per cause cardiovascolari. Non vi era alcuna differenza nella mortalità globale tra gli individui con emicrania e cefalea non emicranica rispetto a quelli senza mal di testa o tra quelli con cefalea e la mortalità per malattie cardiovascolari. C’era, però, tra gli uomini con emicrania senza aura un ridotto rischio di morte per malattie cardiovascolari (HR 0,72, 95% intervallo di confidenza ,56-0,93). Questa relazione non era evidente nelle donne. In questo grande studio prospettico di coorte non vi e’ emersa alcuna evidenza di una maggiore mortalità globale o cardiovascolare tra gli individui con emicrania.

La terapia farmacologica per la profilassi dell’emicrania vestibolare.
[Maldonado Fernández M1, Birdi JS, Irving GJ, Murdin L, Kivekäs I, Strupp M.
Cochrane Database Syst Rev. 2015 Jun 21;6]

L’emicrania vestibolare è una causa comune di vertigine episodica. Molti trattamenti preventivi sono stati proposti per questa condizione, inclusi i calcio-antagonisti, beta-bloccanti, antidepressivi, anticonvulsivanti, agonisti selettivi 5-HT1, antagonisti della serotonina e farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS). Al fine di valutare gli effetti di agenti farmacologici per la prevenzione dell’emicrania vestibolare, il gruppo Cochrane sui disturbi a carico di orecchio, naso e gola (CENTDG) ha analizzato tutti i trials controllati esaminando il registro CENTDG (CENTRAL 2015, Issue 5) e altri motori di ricerca quali PubMed, EMBASE, CINAHL, Web of Science, Clinicaltrials.gov, ICTRP e altre risorse aggiuntive per raccogliere tutti i dati pubblicati e non pubblicati entro il 5 giugno 2015. Sono stati analizzati tutti gli studi randomizzati controllati (RCT) negli adulti (soggetti di oltre 18 anni di età) con una diagnosi di emicrania vestibolare o di probabile emicrania vestibolare secondo i criteri della Bárány Società e della International Headache Society, trattati in qualsiasi ambito, confrontando i trattamenti farmacologici impiegati nella prevenzione dell’emicrania vestibolare, tra cui beta-bloccanti, calcio-antagonisti, anticonvulsivanti, antidepressivi, antagonisti della serotonina e farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) contro placebo o nessun altro trattamento. Sono state usate le procedure metodologiche standard proposte da The Cochrane Collaboration. La ricerca della letteratura scientifica ha identificato 558 studi, ma solo 11 erano sufficientemente rilevanti per un’ulteriore valutazione. Sono stati esclusi due studi perché non hanno utilizzato i criteri diagnostici IHS per l’emicrania vestibolare. Altri otto studi sono stati esclusi per vari motivi legati alla loro progettazione (ad esempio mancanza di placebo o nessun trattamento di confronto), non mirati (ad esempio il trattamento di emicrania vestibolare, piuttosto che la prevenzione) o mal condotti (ad esempio risoluzione anticipata). E’ stato inoltre identificato uno studio in corso di confronto tra metoprololo e placebo. I risultati di questo studio sono ancora da pubblicare; l’arruolamento dell’ultimo paziente è previsto entro la fine del 2016. Non sono state trovate in tutti gli RCT valutati prove sufficienti ed adeguate per rispondere alla domanda posta negli obiettivi di questa ampia revisione. E’ stata però in questo modo individuata la necessità di condurre studi clinici controllati randomizzati ben disegnati per rispondere alle domande circa l’efficacia dei trattamenti attuali e/o di nuove terapie.

 

Classificazione accurata dell’emicrania cronica utilizzando la RM encefalo.
[Schwedt TJ, Chong CD, Wu T, Gaw N, Fu Y, Li J.
Headache. 2015 Jun;55(6):762-77]

La Classificazione Internazionale delle Cefalee fornisce i criteri per la diagnosi dei tipi e sottotipi di emicrania. Poiché non esiste un gold standard oggettivo per testare questi criteri diagnostici, i criteri si basano sull’opinione condivisa di esperti. Criteri diagnostici per emicrania basati su possibili misure strutturali cerebrali potrebbero servire come gold standard obiettivo su cui testare e rivedere gli stessi criteri diagnostici. Gli autori di questo studio si pongono come obiettivo quello di utilizzare misure di risonanza magnetica del parenchima cerebrale per individuare parametri di classificazione tali da: (1) identificare con precisione gli individui che hanno un’emicrania cronica rispetto a quella episodica e ai controlli sano; e (2) capaci di testare la soglia attualmente utilizzata dei 15 giorni di cefalea / mese per differenziare l’emicrania cronica da quella episodica. I soggetti partecipanti allo studio sono stati sottoposti a risonanza magnetica per la determinazione dello spessore corticale regionale, l’area complessiva della superficie corticale e il volume cerebrale. L’analisi delle componenti principali ha individuato misure strutturali principali che rappresentano l’85% della variabilità nella struttura del cervello. I modelli costituiti da questi componenti principali sono stati messi a punto per raggiungere gli obiettivi di classificazione. Le soglie di frequenza della cefalea che vanno da 5-15 giorni di cefalea / mese sono state valutate per determinare la soglia che consente la più accurata sottoclassificazione di individui in sottogruppi. I soggetti inclusi nello studio erano 66 emicranici e 54 controlli sani, il 75,8% di sesso femminile, con un’età media di 36 +/- 11 anni. Il grado di accuratezza nella diagnosi è stato in media del (1) il 68% per l’emicrania (episodica + cronica) vs controlli sani; (2) del 67,2% per l’emicrania episodica vs controlli sani; (3) del 86,3% per l’emicrania cronica vs. controlli sani; e (4) del 84,2% per l’emicrania cronica vs dell’emicrania episodica. I parametri classificatori comprendevano una serie di misure strutturali, quali quelle relative al polo temporale, alla corteccia cingolata anteriore, al lobo temporale superiore, alla corteccia entorinale, giro frontale mesiale orbitale e alla pars triangularis. Per distinguere accuratamente gli emicranici con frequenza di crisi inferiore rispetto a quelli con maggiore frequenza di crisi è stata utilizzata la soglia dei 15 giorni di mal di testa / mese. Parametri classificatori, tra cui l’area della superficie corticale, lo spessore corticale ed il volume cerebrale regionale sono apparsi altamente precisi nel determinare se i soggetti fossero o meno affetti da emicrania cronica. Inoltre, i risultati forniscono un supporto oggettivo per l’uso attuale del criterio 15 giorni di cefalea / mese come soglia per dividere gli emicranici a bassa frequenza di crisi (vale a dire, l’emicrania episodica) da quelli ad alta frequenza di crisi (cioè, emicrania cronica).

MAGGIO 2015
Interruzione della connessione cortico-talamica indotta dai triplani.
[Kröger IL, May A.
Neurology. 2015 May 6. pii: 10.1212/WNL.0000000000001610. Epub ahead of print]

I triptani, 5 HT1B/D agonisti, sono farmaci specifici antiemicranici che non hanno alcun effetto sul dolore in quanto tale. Anche se sono abitualmente utilizzati per il trattamento degli attacchi acuti di emicrania, i meccanismi alla base del loro esatto meccanismo di azione sono ancora oggetto di dibattito. In questo studio, 43 soggetti sani sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale mentre ricevevano uno stimolo trigeminale nocicettivo e come controllo uno stimolo sham in un paradigma standardizzato per fMRI. Applicando un protocollo di studio crossover, in doppio cieco, controllato con placebo, 21 soggetti (di cui 10 donne, età media 26,9, range 20-37 anni) hanno ricevuto sumatriptan e 22 (di cui 11 donne, età media 25,5, range 22-32 anni) hanno ricevuto acido acetilsalicilico (ASA). All’altra metà dei partecipanti è stata somministrata soluzione fisiologica durante la prima acquisizione dei dati fMRI. Mentre il punteggio medio dell’intensità del dolore non differiva significativamente tra il gruppo di controllo ed il gruppo che assumeva il farmaco né tra i due gruppi che assumevano farmaci differenti, gli autori hanno osservato un aumento significativo del segnale correlato all’ossigeno nel sangue nei nuclei trigeminali e nel talamo dopo trattamento con sumatriptan rispetto al placebo o ASA. Inoltre, ricercando con attenzione una specifica modulazione farmacologica nell’accoppiamento funzionale tra nuclei trigeminali e le aree cerebrali superiori, vale a dire le vie trigemino-corticali, è emerso un accoppiamento significativo durante la somministrazione di soluzione fisiologica, che è stato alterato da sumatriptan, ma non dalla somministrazione di ASA.
Conclusioni: Questi dati suggeriscono che l’inibizione specifica funzionale di proiezioni trigemino-corticale è uno dei motivi che triptani, a differenza antidolorifici, agiscono altamente specificamente cefalea ed emicrania, ma non dolore come tale.

Variabilità fenotipica degli attacchi di emicrania con aura.
[Hansen JM, Goadsby PJ, Charles AC.
Cephalalgia. 2015 May 5. pii: 0333102415584601. Epub ahead of print]

C’è una significativa variabilità nella presentazione clinica degli attacchi di emicrania, sia tra i pazienti, sia tra gli attacchi in uno stesso paziente. Autori inglesi hanno esaminato le caratteristiche cliniche dell’emicrania con aura in un ampio gruppo di pazienti arruolati in uno studio clinico, e confrontando retrospettivamente le caratteristiche di ogni attacco di emicrania indicate al momento dell’arruolamento dello studio con quelle registrate prospetticamente durante il trial. Sono stati arruolati in 16 centri per la sperimentazione clinica 267 pazienti emicranici, di cui il 30% con attacchi di emicrania con aura tipica visiva. Al momento del reclutamento, i pazienti hanno fornito una descrizione dettagliata retrospettiva delle caratteristiche cliniche dei loro attacchi di emicrania. Durante lo studio sono state registrati prospetticamente 861 attacchi di emicrania con aura.
I sintomi visivi dell’aura riportati in modo retrospettivo appaiono essere molto variabili e talora si sovrappongono; i sintomi più comuni sono stati puntini luminosi o luci lampeggianti, linee ondulate o frastagliate, punti ciechi (scotomi negativi) e la visione a tunnel. Molti pazienti hanno riportato più di un fenomeno visivo. Circa la metà dei pazienti ha riportato sintomi dell’aura non visivi, i più comuni erano intorpidimento e formicolio di un arto, seguiti da difficoltà nel ricordare le parole o nel parlare. Una percentuale significativa di pazienti ha anche segnalato un cambiamento olfattivo. Ci sono stati una serie di incongruenze tra le caratteristiche riportate prospetticamente e quelle riferitei retrospettivamente. Il dolore, la nausea, la fotofobia, la fonofobia erano complessivamente meno comuni negli attacchi registrati prospetticamente rispetto a quelli riferiti retrospettivamente. La nausea è stato il sintomo più frequente registrato prospetticamente, presente nel 51% degli attacchi e per lo più di lieve intensità. L’incidenza e la gravità della nausea si riduce in termini di frequenza con l’avanzare dell’età del paziente, mentre la fonofobia non è stata sempre segnalata in associazione con la fotofobia. Questi risultati, secondo gli autori, sono coerenti con il coinvolgimento variabile delle diverse regioni del cervello durante un attacco di emicrania. L’incidenza variabile della nausea e della fonofobia in associazione a fotofobia, entrambe caratteristiche dell’emicrania, può essere una considerazione importante di cui tener conto nell’allestimento di futuri studi clinici sull’emicrania in cui gli attacchi registrati prospetticamente vengono diagnosticati sulla base di queste nuove caratteristiche cliniche.

 

Basi genetiche condivise tra emicrania e ictus ischemico: un’ampia analisi su varianti geniche comuni.
[Neurology. 2015 May 1. pii: 10.1212/WNL.0000000000001606. Epub ahead of print]
Malik R, Freilinger T, Winsvold BS, Anttila V, Vander Heiden J, Traylor M, de Vries B, Holliday EG, Terwindt GM, Sturm J, Bis JC, Hopewell JC, Ferrari MD, Rannikmae K, Wessman M, Kallela M, Kubisch C, Fornage M, Meschia JF, Lehtimäki T, Sudlow C, Clarke R, Chasman DI, Mitchell BD, Maguire J, Kaprio J, Farrall M, Raitakari OT, Kurth T, Ikram MA, Reiner AP, Longstreth WT Jr, Rothwell PM, Strachan DP, Sharma P, Seshadri S, Quaye L, Cherkas L, Schürks M, Rosand J, Ligthart L, Boncoraglio GB, Davey Smith G, van Duijn CM, Stefansson K, Worrall BB, Nyholt DR, Markus HS, van den Maagdenberg AM, Cotsapas C, Zwart JA, Palotie A; International Headache Genetics Consortium, Dichgans M; METASTROKE Collaboration of the International Stroke Genetics Consortium.
Collaborators (72)Thorsteinsdottir U, DeStefano AL, Levi C, Gretarsdottir S, Donnelly P, Barroso I, Blackwell JM, Bramon E, Brown MA, Casas JP, Corvin A, Deloukas P, Duncanson A, Jankowski J, Markus HS, Mathew CG, Palmer CN, Plomin R, Rautanen A, Sawcer SJ, Trembath F RC, Viswanathan AC, Wood NW, Spencer CC, Band G, Bellengues C, Freeman C, Hellenthal G, Giannoulatou E, Pirinen M, Pearson R, Strange A, Su Z, Vukcevic D, Langford C, Hunt SE, Edkind S, Gwilliam R, Blackburn H, Bumpstead SJ, Dronv S, Gillman M, Gray E, Hammond N, Jayakumar A, McCann OT, Liddle J, Potter SC, Ravindrarajah R, Rickette M, Waller M, Weston P, Widaa S, Whittaker P, Gormley P, Bettella F, McMahon G, Todt U, Palta P, Hamalainen E, Steinberg S, Stefansson H, Färkkilä M, Artto V, Kaunisto MA, Schoenen J, Frants RR, Borck G, Göbel H, Heinze A, Heinze-Kuhn K, Müller-Myhsok B.
Al fine di quantificare la sovrapposizione genica tra emicrania e ictus ischemico (IS) rispetto alla probabilità comune di variabilità genetica, gli autori hanno applicato 4 diversi approcci nell’eseguire una meta-analisi su ampia scala dei dati genetici pubblicati sull’emicrania (23.285 casi e 95.425 controlli) e su pazienti con IS (12.389 casi e 62.004 controlli). In primo luogo, hanno indagato i loci noti più significativi per entrambi i disturbi, alla ricerca di una possibile sovrapposizione di mutazioni. Hanno in seguito analizzato l’intero pattern genico condiviso n usando punteggi poligenici e correlazioni genetiche tra differenti sottotipi di malattia usando i dati derivanti da questi modelli. Sono state esaminate regioni genomiche di rischio condiviso utilizzando l’analisi dei modelli di co-varianza tra i 2 fenotipi attraverso mappatura spaziale trans-fenotipica. I risultati sono stati sorprendenti individuando una sovrapposizione genetica sostanziale tra emicrania e IS usando tutti e 4 gli approcci. L’emicrania senza aura (MO) ha mostrato una sovrapposizione con IS più significativa rispetto all’emicrania con aura (MA). Il più alto grado di sovrapposizione è stato riscontrato tra MO e l’ictus ischemico da coinvolgimento di grossi vasi cerebrali (LAS) (LAS; p ​​= 6.4 × 10-28 per il punteggio poligenico LAS in MO) e tra MO e ictus cardioembolico (CE) (CE; p = 2.7 × 10-20 per il punteggio CE in MO). I risultati indicano l’esistenza di una suscettibilità genetica condivisa, comune, tra emicrania ed IS, con una sovrapposizione particolarmente significativa tra MO ed ictus cardioembolico ed ischemico da coinvolgimento di grossi vasi arteriosi; questo induce ad ipotizzare meccanismi d’azione condivisi nelle due patologie.

APRILE 2015
Telcagepant, antagonista recettoriale del CGRP, nella profilassi dell’emicrania perimestruale.
[Ho TW, Ho AP, Ge YJ, Assaid C, Gottwald R, MacGregor EA, Mannix LK, van Oosterhout WP, Koppenhaver J, Lines C, Ferrari MD, Michelson D.
Cephalalgia. 2015 Apr 29. pii: 0333102415584308. Epub ahead of print]

Lo scopo di questo studio è stato quello di valutare la tollerabilità, sicurezza ed efficacia di telcagepant, un antagonista del recettore CGRP, per la profilassi della emicrania perimestruale. Gli autori hanno condotto uno studio, in doppio cieco, controllato con placebo, randomizzato, della durata di sei mesi in donne con emicrania per ≥3 mesi con attacchi perimestruali. Le donne sono state randomizzate a telcagepant 140 mg o placebo (rapporto 2: 1) per sette giorni consecutivi nel periodo perimestruale. La sicurezza è stata valutata attraverso la segnalazione di eventi avversi e mediante tests di laboratorio. L’endpoint primario di efficacia era dato dalla media dei giorni di cefalea al mese nel periodo perimestruale (da -2 giorni a 3 giorni dopo mestruazioni esordio) in donne con almeno ≥5 attacchi di emicrania di intensità moderata o severa durante il mese precedente l’inizio dello studio. Il Telcagepant è risultato generalmente ben tollerato: 66/2660 (2,5%) delle pazienti trattate con telcagepant e 36/1326 (2,7%) trattate con placebo hanno interrotto la terapia a causa di un evento avverso clinicamente significativo. Le percentuali di pazienti con eventi avversi, clinici o di laboratorio sono state simili per entrambi i trattamenti. E’ stato segnalato un aumento delle concentrazioni plasmatiche di alanina aminotransferasi ≥3 volte il normale nello 0,6% delle donne trattate con telcagepant e nello 0,4% delle donne trattate con placebo. Sono in 3 casi nel gruppo di donne trattate con telcagepant si sono riscontrati aumenti dei livelli di alanina aminotransferasi ≥8 il valore normale. In termini di efficacia, non è emerso alcun effetto significativo di telcagepant (n = 887) rispetto al placebo (n = 447) sulla riduzione della media di giorni di cefalea al mese (differenza di trattamento -0.5 giorno (95% CI: -1.1, 0.1)). Tuttavia, telcagepant sembrerebbe essere associato ad una riduzione di numero di gironi con assunzione di farmaci sintomatici per cefalea (differenza di trattamento -0.4 giorno (95% CI: -0.5, -0.2), p nominale <0.001). In conclusione, Telcagepant alla dose di 140 mg/die da assumere nel periodo perimestruale per sette giorni consecutivi è stato generalmente ben tollerato, ma si associa ad un incremento significativo delle transaminasi. Telcagepant non ha ridotto la frequenza mensile degli attacchi di cefalea mensile, ma ha ridotto gli attacchi perimestruali.

I sintomi premonitori dell’emicrania- cosa possono insegnarci?
[Maniyar FH, Sprenger T, Monteith T, Schankin CJ, Goadsby PJ.
Headache. 2015 May;55(5):609-20. doi: 10.1111/head.12572. Epub 2015 Apr 28.]

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Questa interessante recensione mira a comprendere la prevalenza dei sintomi premonitori dell’emicrania, ipotizzando i loro meccanismi, e confrontandoli con studi di imaging funzionale. E’ stata condotta utilizzando PubMed una approfondita revisione della letteratura sugli studi di prevalenza di sintomi premonitori dell’emicrania e sugli studi di imaging funzionale condotti nella fase premonitrice dell’emicrania. La maggior parte degli studi sono stati retrospettivi ed hanno segnalato una prevalenza molto variabile, tra il 7 e l’88%, per i sintomi premonitori di emicrania. Solo uno studio ha indagato prospetticamente i sintomi premonitori e analizzato pazienti pre-selezionati con sintomi premonitori riconosciuti. La maggior parte dei pazienti era in grado di prevedere correttamente l’insorgenza di emicrania. Solo uno studio di imaging funzionale,è stato condotto nella fase prodromica ed ha mostrato l’attivazione dell’ipotalamo posteriore, del tegmento del mesencefalo e della sostanza nera, del grigio periacqueduttale, ponte dorsale e di altre aree corticali, tra cui quelle occipitali, temporali e la corteccia prefrontale. L’Analisi dei sottogruppi di pazienti con fotofobia nella fase prodromica ha mostrato l’attivazione della corteccia occipitale, superiore a quella osservata nei pazienti senza fotofobia prodromica. Al confronto di pazienti con nausea nella fase premonitrice si desume una maggiore attivazione midollare dorsale superiore e del grigio periacqueduttale rispetto ai pazienti senza nausea. I sintomi premonitori sono molto comuni nei pazienti con emicrania, anche se la loro reale prevalenza non può essere calcolata con certezza in assenza di studi prospettici in pazienti non selezionati. Il probabile coinvolgimento ipotalamico può spiegare molti ma non tutti i sintomi premonitori. L’attivazione delle strutture del tronco cerebrale e dell’ipotalamo prima del dolore suggerisce un ruolo fondamentale di queste strutture nella patogenesi dell’emicrania. L’ipersensibilità alla luce e la presenza di nausea nell’emicrania sembrano essere associati all’attivazione di strutture cerebrali centrali coinvolte in questi percorsi, e questo può avvenire anche in assenza di dolore.

Possibili targets faramcologici nell’emicrania e nel dolore neuropatico: il trattamento dell’ipereccitabilità.
[L V, Z M, A B, J T1.
CNS Neurol Disord Drug Targets. 2015 Apr 29. Epub ahead of print]

L’emicrania e il dolore neuropatico sono le cause più comuni di dolore cronico. Il meccanismo patogenetico esatto non è ancora stato completamente chiarito in entram,bi i tipin di dolore, tuttavia il loro background fisiopatologico coinvolge diversi meccanismi apparentemente simili. Ad esempio, la sensibilizzazione periferica avviene nei neuroni del ganglio della radice dorsale o del ganglio trigeminale, mentre la sensibilizzazione centrale è appannaggio dei neuroni di secondo ordine nel corno dorsale del midollo spinale o del nucleo caudalis del trigemino. L’ipereccitabilità corticale neuronale è stata implicata in entrambi i disturbi, e le prove emergenti a favore suggeriscono possibili alterazioni della neurotrasmissione glutammatergica e l’attivazione dei recettori N-metil-D-aspartato (NMDA). L’Emicrania e il dolore neuropatico inoltre condividono alcune caratteristiche cliniche, come ad esempio una maggiore sensibilità agli stimoli sensoriali e la presenza di allodinia cutanea. La farmacoterapia di entrambe le malattie è spesso complessa, ma diversi farmaci antiepilettici che riducono l’ipereccitabilità corticale sono efficaci sia per l’emicrania che per il dolore neuropatico. I metaboliti cella chinurenina sembrano essere in grado di influenzare i recettori del glutammato, e quindi potrebbero essere nuovi candidati per il futuro sviluppo di farmaci.

 

MARZO 2015
Cefalea, emicrania e rischio di neoplasia cerebrale nelle donne: uno studio di coorte prospettico.
[Kurth T, Buring JE, Rist PM.
J Headache Pain. 2015 Dec;16(1):501. doi: 10.1186/s10194-015-0501-0. Epub 2015 Mar 1.]

Dal momento che la cefalea è un sintomo comune tra i pazienti con tumori cerebrali, molto spesso i pazienti che soffrono di cefalea hanno il timore di essere a rischio di sviluppare un tumore cerebrale. Partendo da tale presupposto, lo studio mira a dimostrare se l’emicrania o la cefalea in generale sia associata ad un aumentato rischio di sviluppare tumori cerebrali. E’ stato condotto un vasto studio prospettico su 39.534 donne di mezza età, prive di qualsiasi forma di cancro, che ha fornito informazioni sulla storia di cefalea di ognuna di loro al momento della osservazione. Gli autori hanno seguito i partecipanti per molti anni per individuare i nuovi casi di insorgenza di tumori al cervello. Per valutare le associazioni tra cefalea non emicranica ed emicrania con l’insorgenza di tumori cerebrali stati utilizzati modelli per calcolare il rischio proporzionale mediante analisi di Cox multivariata. Gli autori, inoltre, hanno valutato se la frequenza di emicrania e cefalea in generale e le loro variazioni durante il follow-up potessero essere collegate con l’incidenza di tumori cerebrali. Un totale di 13.022 (32,9%) donne ha riferito di soffrire di mal di testa, di cui 5.731 casi sono stati classificati come cefalea non-emicranica e 7.291 come emicrania. Durante un periodo medio di follow-up di 15,8 anni, sono stati confermati 52 casi di tumori cerebrali. Il tasso di rischio (hazard ratio multivariati aggiustati) per i tumori cerebrali era del 1,33 (0,76-2,34) per qualsiasi forma di mal di testa, 1,18 (0,58-2,41) per l’emicrania e 1,53 (0,75-3,12) per la cefalea non-emicranica. Tali percentuali sono progressivamente diminuite nel tempo indipendentemente dal tipo di mal di testa esaminato (1,15; 0,58-2,24). Coloro che soffrono di emicrania almeno sei volte / anno non erano ad aumentato rischio di sviluppare un tumore al cervello (0,67; 0,13-3,32). Gli autori concludono che i risultati di questo ampio studio prospettico di coorte in soggetti di sesso femminile forniscono la prova che la cefalea in generale e l’emicrania, in particolare, possano essere associate ad insorgenza di tumori cerebrali. Si tratta di dati che dovrebbero rassicurare i pazienti con cefalea affermando che un tumore cerebrale non è una conseguenza a lungo termine della cefalea.

Possibile associazione tra emicrania e sindrome del tunnel carpale.
[Law HZ, Amirlak B, Cheng J, Sammer DM.
Plast Reconstr Surg Glob Open. 2015 Apr 7;3(3): e333. doi: 10.1097/GOX.0000000000000257. eCollection 2015.]

Le cefalee primarie e in particolare l’emicrania non sono mai state considerate come possibili neuropatie da compressione. Tuttavia, studi recenti suggeriscono che alcune forme di emicrania possono essere trattate con successo mediante una decompressione mirata dei nervi periferici. Altre forme di neuropatie da compressione sono state precedentemente segnalate come associate tra di loro. L’obiettivo di questo studio è stato quello di valutare se esiste una possibile associazione tra l’emicrania e la sindrome del tunnel carpale (CTS), la neuropatia da compressione più comune. Sono stati utilizzati i dati di 25.880 partecipanti alla National Health Interview Survey del 2010 per calcolare le stime di prevalenza rappresentative a livello nazionale e gli intervalli di confidenza al 95% (95% IC) di CTS e cefalea. E’ stata utilizzata per calcolare gli odds ratio aggiustati (AOR) la regressione logistica e il 95% di CI per calcolare il grado di associazione tra emicrania e CTS dopo il controllo di fattori demografici e di salute. La CTS è associata con l’età avanzata, il sesso femminile, l’obesità, il diabete e il fumo. La CTS è meno comune in ispanici e asiatici. L’emicrania è associata con l’età più giovane, il sesso femminile, l’obesità, il diabete e il fumo ed è meno comune negli asiatici. La prevalenza di emicrania è pari al 34% nei soggetti con CTS rispetto al 16% in quelli senza CTS (AOR, 2,60; 95% CI, 2,16-3,13). La prevalenza di CTS nei pazienti con emicrania è dell’8% rispetto al 3% in quelli senza emicrania (AOR, 2,67; 95% CI, 2,22-3,22). L’interesse di tali dati deriva dal fatto che questo è il primo studio che dimostra un’associazione tra CTS ed emicrania. Sono necessari ulteriori studi longitudinali e genetici con le rispettive verifiche delle diagnosi di emicrania e CTS per definire ulteriormente questa associazione.

FEBBRAIO 2015
Gli effetti dell’ablazione con catetere e della profilassi anticoagulante nel periodo perioperatorio sull’andamento clinico dell’emicrania in pazienti con fibrillazione atriale, con o senza storia pregressa di emicrania: i risultati di uno studio prospettico.
[Mohanty S, Mohanty P, Rutledge JN1, Di Biase L, Yan RX, Trivedi C, Santangeli P, Bai R, Cardinal D1, Burkhardt JD, Gallinghouse JG, Horton R, Sanchez JE, Bailey S, Hranitzky PM, Zagrodzky J1, Al-Ahmad A1, Natale A.
Circ Arrhythm Electrophysiol. 2015 Apr;8(2):279-87. doi: 10.1161/CIRCEP.114.002285. Epub 2015 Feb 14.]

Appare degno di nota il risultato di questo studio prospettico multicentrico, internazionale, che vede coinvolti anche autori italiani, sulla possibile influenza che l’ablazione cardiaca con catetere ha sull’andamento clinico dell’emicrania in pazienti con fibrillazione atriale con o senza storia pregressa di emicrania. Gli autori hanno esaminato 40 pazienti con storia di emicrania (inclusi nel gruppo 1: 64 ± 8 anni; uomini 78%) e 85 pazienti senza storia di emicrania (gruppo 2: 61 ± 10 anni; uomini 73%), tutti sottoposti ad ablazione con catetere per fibrillazione atriale. La storia di emicrania e la relativa qualità della vita sono state valutate utilizzando questionari standardizzati. A tutti i pazienti è stata effettuata una risonanza magnetica encefalica in diffusione prima e 24 ore dopo la procedura interventistica. L’ablazione con catetere è stata eseguita mantendendo la terapia con warfarin in 88 pazienti (70%), sospendendola in 37 pazienti (30%). Il giorno dell’intervento 54 pazienti (11 e 43 da gruppi 1 e 2, rispettivamente) avevano un INR al di sotto del range terapeutico. Dopo un periodo medio di follow up di 17 ± 5 mesi, 25 pazienti del gruppo 1 (63%) non hanno più riferito attacchi di emicrania, 10 pazienti (25%) ne avevano <1 al mese e 3 (8%) da 2 a 3 attacchi mensili. L’intensità del dolore è diminuita rispetto al basale da 7 a 2 su una scala numerica al follow-up (p <0,001) così come la durata della cefalea da 8 ore a 0,5 ore (P <0.001). Due pazienti del gruppo 1 riportato un aumento della gravità dell’emicrania e 2 del gruppo 2 hanno avuto emicrania di nuova insorgenza. La risonanza magnetica encefalica in diffusione eseguita al follow-up ha rivelato una incidenza di nuovi infarti cerebrali pari al 9,6% (12 pazienti su 125 totali, 11 dei quali avevano il giorno dell’intervento un INR al di sotto del range terapeutico o avevano sospeso il warfarin. Nei pazienti in cui l’ablazione ha avuto successo, più pronunciata nel gruppo 1, la qualità di vita è migliorata in modo significativo. Gli autori concludono che nella maggior parte dei pazienti, l’emicrania migliora significativamente dopo ablazione con catetere. È interessante notare che gli unici nuovi casi di emicrania e di aggravamento della cefalea preesistente riguardano soggetti con INR al di sotto del range terapeutico in corso di procedura e con nuovi infarti cerebrali.

Il blocco dei nervi periferici come terapia delle cefalee e delle algie facciali: un approccio pratico.
[Dach F, Éckeli ÁL, Ferreira Kdos S, Speciali JG.
Headache. 2015 Feb;55 Suppl 1:59-71. doi: 10.1111/head.12516. Epub 2015 Feb 3. ]

Negli ultimi anni diversi studi hanno riportato risultati significativi sulla efficacia del blocco nervi periferici come trattamento di alcune forme di emicrania e di nevralgie craniche, con conseguente riduzione della frequenza, intensità e durata del dolore. Autori turchi riportano la loro esperienza in merito in un centro cefalee di terzo livello, fornendo indicazioni pratiche quasi da manuale quali l’indicazione dee punti di repere anatomici, le tecniche, i materiali utilizzati, le controindicazioni e gli effetti collaterali del blocco nervoso periferico, nonché i meccanismi di azione di farmaci usati quali la lidocaina e il desametasone. Il blocco di un nervo periferico può essere utilizzato come trattamento sia in forme di cefalea primaria (emicrania, cefalea a grappolo, e cefalea nummulare) sia in forme secondarie (cefalea cervicogenica e post-craniotomia), come pure in nevralgie craniche (dei nn. trigemino, glossofaringeo e occipitale). In alcune forme, la procedura diventa necessaria sia per la diagnosi che per il trattamento, mentre in altri è un trattamento adiuvante. Ad esempio, il blocco del nervo grande occipitale con una associazione di anestetico e corticosteroidi ha dimostrato di essere efficace nel trattamento della cefalea a grappolo. Per quanto riguarda il trattamento di altre forme di cefalea primaria e nevralgie craniche, restano ancora dubbi da chiarire in studi eventuali ed ulteriori controllati.

 

GENNAIO 2015
Il profilo farmacologico e clinico del lasmiditan, agonista orale del recettore 5-HT1F, nel trattamento dell’attacco acuto di emicrania.
[Reuter U1, Israel H2, Neeb L2.
Ther Adv Neurol Disord. 2015 Jan;8(1):46-54]

Ormai da oltre 20 anni non si assiste ad alcuna novità nel campo della terapia sintomatica dell’emicrania acuta. I triptani sono stati l’ultima classe di sostanze che ha superato con successo tutte le fasi di sviluppo previste per testare l’efficacia di un farmaco antiemicranico ed accertare un adeguato profilo di sicurezza. Per i soggetti affetti da emicrania che non tolleranoi triptani per il trattamento dell’attacco acuto sono necessari nuovi farmaci che abbiano un profilo di tollerabilità in termini di eventi avversi e di efficacia più o meno simile a quello dei triplani. Il Lasmiditan è un nuovo agonista del recettore 5-HT1F altamente specifico, testato attualmente in studi clinici per la terapia dell’emicrania acuta e dimostratosi in tests di laboratorio privo di effetto vasocostrittore sulle arterie coronarie. L’obiettivo primario in termini di efficacia sugli attacchi acuti di emicrania è stato raggiunto per questa nuova molecola in due studi clinici randomizzati, controllati con placebo, di fase II. La sua formulazione endovenosa sembrerebbe avere un chiaro effetto dose-dipendente sulla intensità del dolore. Le compresse di Lasmiditan in dosi da 50 a 400 mg inducono un significativo sollievo del mal di testa dopo 2 ore dalla loro assunzione rispetto al placebo ed inducono anche un miglioramento dei sintomi di accompagnamento. Questa sostanza è chimicamente molto diversa daagli altri farmaci antiemicranici e ciò si riflette anche sul suo profilo di tollerabilità che appare essere dose-dipendente, in particolare per gli effetti collaterali quali capogiri, vertigini, parestesie e stanchezza. Gli eventi avversi correlati sono generalmente a carico del sistema nervoso centrale. Solo ulteriori e auspicabili futuri studi di fase III di confronto con un altro triptano consentiranno una migliore comparazione del lasmiditan ai triplani già in commercio.

I corticosteroidi nel trattamento dell’attacco acuto di emicrania: una revisione sistematica della letteratura nel corso degli ultimi 65 anni.
[Woldeamanuel Y, Rapoport A, Cowan R.
Cephalalgia. 2015 Jan 9.]

Circa l’87% dei pazienti che giungono al PS per emicrania ritornano per lo stesso motivo, rendendo la “recidiva” di emicrania in PS una sfida terapeutica e gestionale. A tale proposito gli autori di questa ampia revisione della letteratura, hanno cercato di analizzare il possibile il ruolo dei corticosteroidi nella gestione acuta dell’emicrania in PS e nel successivo approccio ambulatoriale effettuando una approfondita revisione di quanto pubblicato in letteratura in merito, attraverso l’analisi dei database PubMed / MEDLINE, Web of Science e Cochrane. La revisione della letteratura internazionale è stata condotta inserendo nei database i termini “emicrania” e “corticosteroidi” in un arco temporale che abbraccia tutti gli anni precedenti al momento della produzione industriale di corticosteroidi sintetici ossia dal 1950 circa fino al 30 agosto 2014. Sono stati scelti articoli che rispettavano le linee guida MOOSE. Sono stati inclusi 25 studi clinici (per un totale di soggetti n = 3989, età media 37,5 anni, range 35-41 anni, rapporto maschio: donna 1: 4.23, il 56% randomizzati, controllati). Nel 64% dei casi sono stati applicati i criteri diagnostici della Classificazione Internazionale delle Cefalee. Diciannove studi (76%) hanno indicato un esito favorevole nell’suo dei corticosteroidi nel trattamento sintomatico dell’attacco acuto di emicrania, mentre sei (24%) studi indicano risultati accettabili, o definiti “non inferiori”. La percentuale di rischio assoluto di recidiva è stata del 30% (range 6% -48,2%), e dell’11% (6% -48,6%) rispettivamente a 24 e 72 ore dal trattamento del mal di testa La somministrazione parenterale di desametasone è la formulazione più comunemente usata (56%) tra gli steroidi somministrati, ad una dose media singola di 10 mg (range 4-24 mg). Tutte le meta-analisi hanno rivelato l’effetto adiuvante in termini di efficacia dei corticosteroidi associati a diversi farmaci sintomatici antiemicranici. Gli effetti collegarli riportati erano tollerabili. Risultano fattori predittivi positivi di una maggiore risposta ai corticosteroidi la presenza di un elevato grado di disabilità, la presenza di stato emicranico, una incompleta risoluzione del dolore con altri antiemicranici e la presenza di una precedente storia di recidiva di cefalea. Secondo gli autori, la letteratura suggerisce che con il trattamento con corticosteroidi si può ridurre l’intensità del dolore in attacchi ricorrenti di cefalea già trattati, rendendoli responsivi in un secondo momento a farmaci diversi dagli steroidi. Singole dosi di desametasone per via endovenosa appaiono una scelta ragionevole per la gestione attacchi di emicrania prolungati, resistenti o severi anche in PS.