DICEMBRE 2013
Uno studio comparativo, randomizzato, controllato con placebo, tra candesartan e propranololo nella profilassi dell’emicrania.[Stovner LJ et al. Cephalalgia, 2013 Dec 11]


NOVEMBRE 2013

Evidenza di differenti percentuali di efficacia del placebo: una review di confronto con le terapie di profilassi dell’emicrania.[Meissner K et al. JAMA Intern Med. 2013 Nov 25;173(21):1941-51]

Utilità clinica dei nuovi devices impiantabili per neurostimolazione nel trattamento dell’emicrania cronica.[Freeman JA, Trentman TL. Med Devices (Auckl). 2013 Nov 20;6:195-201]

La neurostimolazione del ganglio sfenopalatino nell’emicrania: qual è il razionale?[Khan S, Schoenen J, Ashina M.Cephalalgia. 2013 Nov 29]


OTTOBRE 2013

Sumatriptan e naprossene per gli attacchi acuti di emicrania negli adulti .[Law S, Derry S, Moore RA. Cochrane Database Syst Rev. 2013 Oct 21;10]

La sfida dell’emicrania vestibolare.[Sargent EW. Curr Opin Otolaryngol Head Neck Surg. 2013 Oct;21(5):473-9]


SETTEMBRE 2013

E’ il CGRP un marcatore per l’emicrania cronica?[Silberstein SD, Edvinsson L. Neurology. 2013 Aug 28. [Epub ahead of print]

Aumento intercritico dei livelli di CGRP nel sangue periferico come marcatore bioogico per l’emicrania cronica.[Cernuda-Morollón E et al. Neurology. 2013 Aug 23. [Epub ahead of print]

Emicrania e lesioni della sostanza bianca cerebrale: “the ARIC MRI study”.[Hamedani AG et al. Neurology. 2013 Aug 23. [Epub ahead of print]


AGOSTO 2013

L’uso di desogestrel come contracettivo può ridurre la frequenza della cefalea migliorare la qualità di vita delle donne emicraniche.[Merki-Feld GS et al. Eur J Contracept Reprod Health Care. 2013 Aug 9. [Epub ahead of print]

Il ruolo del metabolismo della tirosina nella patogenesi dell’emicrania cronica.[D’Andrea G et al. Cephalalgia. 2013 Aug;33(11):932-7.]


LUGLIO 2013

Sintomi autonomici cranici nell’emicrania pediatrica come regola, non come eccezione.[Gelfand AA et al. Neurology. 2013 Jul 30;81(5):431-6]

E’ adeguata una durata di 6 mesi per una terapia di profilassi?[Bhoi SK et al Neurol Res. 2013 Jul 25. [Epub ahead of print]

La stimolazione vagale nei pazienti emicranici.[Mosqueira AJ et al. J. Rev Neurol. 2013 Jul 16;57(2):57-63.]

GIUGNO 2013
Stimolazione del nervo occipitale per la cefalea a grappolo cronica o l’emicrania cronica intrattabili: un’analisi critica dei costi diretti e delle complicanze del trattamento.[Mueller O et al. Cephalalgia. 2013 Jun 28. [Epub ahead of print]

Proiezioni talamiche posteriori dell’ipotalamo e dei gangli della base: un possibile ruolo nella modulazione dell’emicrania e della fotofobia correlata.[Kagan R et al. Neuroscience. 2013 Jun 25;248C:359-368.]

La cefalea come sintomo di esordio di ictus in 4431 giovani colpiti da ictus ischemico. I risultati dello “”stroke in young Fabry patients (SIFAP1) study”.[Kropp P et al. Stroke in Young Fabry Patients (sifap) Investigators. J Neural Transm. 2013 Jun 9. [Epub ahead of print]

MAGGIO 2013
Angio- RM delle arterie intracraniche ed extracraniche in pazienti con emicrania senza aura spontanea: uno studio trasversale.[Amin FM et al. Lancet Neurol. 2013 May 12 (5) :454-61]

Studio di Prevenzione dell’Emicrania in Infanzia e Adolescenza (CHAMP): studio in doppio cieco, controllato con placebo, di comparazione di efficacia di Amitriptilina, Topiramato e placebo nella prevenzione dell’emicrania in Infanzia e Adolescenza.[Hershey dC, et al. CHAMP Gruppo di studio. Headache 2013 May, 53 (5) :799-816]

La durata tipica dell’aura emicranica: una revisione sistematica.[Viana M et al. Headache 2013 May, 33 (7) :483-90]


APRILE 2013

Energia pulsata a radiofrequenza non invasiva nel trattamento della nevralgia occipitale con cefalea cronica invalidante: quattro casi clinici.[Stall RS. Pain Med. 2013 Apr 8.]

Associazione tra emicrania infantile e storia di coliche infantili.[Romanello S et al. JAMA. 2013 Apr 17; 309 (15) :1607-12]

Emicrania, cefalea e il rischio di depressione: studio di coorte prospettico.[Rist PM et al. Headache 2013 Apr 15. [Epub ahead of print]


MARZO 2013

Stimolazione di un nervo periferico per il trattamento della cefalea primaria.[Lee P, Huh BK. Curr Pain Headache Rep. 2013 Mar; 17 (3):.319]

Studio caso-controllo sulla eccessiva sonnolenza diurna nell’emicrania cronica.[Barbanti P et al. Sleep Med. 2013 Mar; 14 (3):278-81]


FEBBRAIO 2013

Uno studio randomizzato controllato di ketamina intranasale nell’emicrania con aura prolungata.[Afridi SK et al. Neurology. 2013 Feb 12;80(7):642-7]

La prevenzione dell’emicrania con un stimolatore transcutaneo sovraorbitario: uno studio randomizzato controllato.[Schoenen J. et al. Neurology 2013 Feb 19;. 80 (8) :697-704]

“Errori” diagnostici e terapeutici nelle TAC’s e nell’emicrania continua: una revisione sistematica.[Viana M, et al. J Headache Pain. 2013 Feb 18; 14 (1): 14]

L’emicrania come sintomo premonitore di rottura di aneurismi intracranici.[Lebedeva ER et al. Journal Headache Pain. 2013 Feb 20; 14 (1): 15]


GENNAIO 2013

Profilassi dell’emicrania: cinnarizina vs valproato.[Bostani A et al. Int J Neurosci. 2013 Jan 13]

KETOROLAC nel trattamento acuto dell’emicrania: una revisione sistematica.
Taggart E, Doran S, Kokotillo A, Campbell S, Villa-Roel C, Rowe BH.
Headache. 2013 Jan 8. doi: 10.1111/head.12009. [Epub ahead of print]

Frequenza ed intensità della cefalea in donne emicraniche in trattamento con desogestrel: i dati di uno studio retrospettivo.[Merki-Feld GS et al., Cephalalgia. 2013 Jan 7]

DICEMBRE 2013
Uno studio comparativo, randomizzato, controllato con placebo, tra candesartan e  propranololo nella profilassi dell’emicrania.
[Stovner LJ et al. Cephalalgia, 2013 Dec 11]
Tale studio di non inferiorità non soltanto conferma che candesartan 16 mg è efficace per la prevenzione dell’emicrania, ma che il suo effetto è simile a quello di propranololo 160 mg, il più farmaco utilizzato di confronto in questa indicazione. Leggermente diversi, invece, sono i profili di sicurezza delle due molecole. Il trial, randomizzato, in triplo cieco e in doppio cross-over, è stato condotto da un team del Centro nazionale norvegese per la cefalea, presso NTNU, sotto la guida di Lars J. Stovner. Sono stati inclusi soggetti di età compresa tra 18 e 65 anni, affetti da emicrania con o senza aura o emicrania cronica, con almeno 2 attacchi emicranici al mese nel corso degli ultimi 3 mesi prima dello studio e almeno 2 attacchi emicranici durante le 4 settimane del periodo basale documentati nel diario e con esordio dell’emicrania da almeno 1 anno prima dell’inizio del trial e prima dei 50 anni di età. I ricercatori hanno coinvolto 72 pazienti adulti affetti da emicrania episodica o cronica in tre periodi di trattamento, da 12 settimane ciascuno, con candesartan, propranololo a lento rilascio o placebo, con un periodo di wash-out di 4 settimane tra ogni trimestre. Le principali misure di outcome erano il numero di giorni di emicrania ogni 4 settimane (outcome primario), i giorni di cefalea, le ore con cefalea, la quota di pazienti responders al trattamento (riduzione dei giorni di emicrania rispetto alle condizioni di base >al 50%) e gli effetti collaterali. Ad un’analisi modificata intention-to-treat, sia il sartano che il beta-bloccante sono risultati superiori al placebo (rispettivamente 2,95 (95% CI:2,35-3,55%) e 2,91 (2,36-3,45%) versus 3,53 (2,98-4,08%) per giorni con emicrania in un mese (p=0,02 in entrambi i confronti). Candesartan è dunque risultato non inferiore a propranololo (e viceversa). Rispetto al gruppo placebo (23%) la quota dei soggetti responders è apparsa significativamente superiore nei gruppi candesartan (43%; p=0,025) e propranololo (40%; p<0,050). Si è registrato un numero maggiore di effetti collaterali con candesartan (n=133) e propranololo (n=143) rispetto al placebo (n=90). Gli effetti collaterali che si manifestano con maggiore frequenza tra i 2 farmaci sono leggermente diversi. Per esempio con candesartan sono apparse più comuni le vertigini, mentre con il propranololo è risultato più frequente il dolore corporeo. Gli autori concludono commentando che la conseguenza pratica è che alcuni pazienti rispondono solo a candesartan e altri solo al propranololo, facendo sì che un farmaco possa essere provato perfino quando l’altro non si è dimostrato tollerato o efficace in un dato paziente. È possibile ipotizzare che un dosaggio superiore possa aumentare la quota dei pazienti responders. La scelta dei 16 mg/die per candesartan in questo trial si è basata su un precedente studio che ne aveva dimostrato l’efficacia e l’eccellente tollerabilità. In effetti è stato sperimentato un dosaggio di 32 mg/die nella cefalea a grappolo, con evidenza di una buona tollerabilità. Appare, quindi, necessario uno studio di dose-finding negli adulti con emicrani. Entrambi i farmaci sono rapidamente eliminati dal corpo (t1/2=/<11 ore) ma la possibilità di effetti a lungo termine non può essere esclusa. Il candesartan rappresenta una valida alternativa al propranololo nella prevenzione dell’emicrania. Con un profilo di sicurezza lievemente differente e un minore numero di controindicazioni, questo farmaco maneggevole può diventare utile nel trattamento di uno dei disturbi con maggiore prevalenza a livello mondiale.

NOVEMBRE 2013
Evidenza di differenti percentuali di efficacia del placebo: una review di confronto con le terapie di profilassi dell’emicrania.
[Meissner K et al. JAMA Intern Med. 2013 Nov 25;173(21):1941-51]
Quando si analizzano i risultati di studi clinici randomizzati, il trattamento con il più grande effetto specifico rispetto al suo controllo placebo è considerato essere il più efficace  Sebbene le variazioni dei miglioramenti osservati nei gruppi di controllo con placebo avrebbe importanti implicazioni per l’interpretazione di tutti gli studi clinici controllati con placebo, la base delle conoscenze sull’argomento è modesta. Per studiare se diversi tipi di trattamento con placebo siano associati a reazioni diverse e quindi diverse percentuali di efficacia, in questa analisi gli autori hanno utilizzato tutti quegli studi di profilassi per emicrania con un periodo di osservazione di almeno 8 settimane dopo la randomizzazione, in cui il trattamento sperimentale sia stato confrontato con un gruppo di controllo trattato con placebo, cercando tra fonti autorevoli pubblicate fino al febbraio 2012 e contattando direttamente gli autori per identificare correttamente tali trials clinici.
Sono state raggruppati gli effetti casuali per tipologia di placebo e calcolate le proporzioni di risposta al trattamento. Gli autori hanno eseguito un’analisi di regressione per identificare le possibili fonti di eterogeneità ed effettuato confronti diretti e indiretti tra i differenti trials.Ulteriori analisi sono state eseguite per i risultati in evoluzione. Sono state valutate diverse variabili come out come, in primis la percentuale di responders al trattamento, definiti come coloro con riduzione della frequenza di attacchi di emicrania di almeno il 50 %, seguiti in ordine di preferenza dalla valutazione della riduzione del 50 % o superiore del numero dei giorni di emicrania, del numero di giorni di mal di testa, o del un miglioramento significativo di un punteggio relativo al mal di testa secondo le valutazioni proprie dei pazienti o dei loro medici. Dei 102 studi ammissibili, 23 sono stati esclusi dalla meta -analisi a causa di dati insufficienti. Trials con metodiche sham di agopuntura (percentuale di responder , 0.38 [ 95% CI , 0,30-0,47 ] ) e di chirurgia (0.58 [ 0,37-0,77 ] )si associano ad una più marcata riduzione della frequenza di emicrania rispetto al placebo assunto in compresse orali ( 0,22 [ 0,17-0,28 ] ), unici fattori predittivi di risposta nei gruppi placebo significativi all’analisi multivariata ( P = .005 e P = 001 , rispettivamente ) . Tale dato è confermato anche da metanalisi di rete che indicano un maggior numero di pazienti responders nel gruppo agopuntura sham rispetto al gruppo con placebo orale (odds ratio, 1.88 [95 % CI, 1,30-2,72]). L’agopuntura e la chirurgia sham sono associate a percentuali di responders più elevate rispetto al placebo farmacologico orale. I medici che trattano pazienti con emicrania dovrebbero essere consapevoli che una parte rilevante dell’effetto finale complessivo della terapia applicata potrebbe essere causa di effetti non specifici e che le dimensioni di tali effetti possono differire tra modalità di trattamento e l’altra.

 

Utilità clinica dei nuovi devices impiantabili per neurostimolazione nel trattamento dell’emicrania cronica.
[Freeman JA, Trentman TL. Med Devices (Auckl). 2013 Nov 20;6:195-201]
L’emicrania cronica è un disturbo invalidante e costoso per l’individuo e la società. La stimolazione del nervo occipitale è stata usata per trattare i casi più refrattari al trattamento farmacologico di cefalee primarie, tra cui la cefalea a grappolo cronica resistente ai farmaci e l’emicrania cronica. L’applicazione di tale metodica, off-label per l’FDA per l’emicrania e la cefalea a grappolo, è stata mutuata dalle metodiche analoghe utilizzate per la stimolazione del midollo spinale.
Studi randomizzati sponsorizzati allestiti dai produttori includono uno studio di fattibilità (ONSTIM – Medtronic), e uno studio sulla sicurezza ed efficacia ( St Jude ). L’unico studio non sponsorizzato dall’industria è studio prospettico randomizzato crossover condotto da autori italiani (Serra e Marchioretto) suggerisce un miglioramento della qualità di vita e una significativa riduzione dell’uso di farmaci sintomatici per il dolore acuto emicranico e cefalalgico dall’applicazione di tale metodica di stimolazione dei nervi periferici. Sebbene studi preliminari suggeriscono che la stimolazione del nervo occipitale sia sicura ed efficace nel trattamento dell’emicrania cronica, esistono complicanze quali la migrazione di piombo, la rottura dell’elettrocatetere e le infezioni del sito chirurgico ancora troppo elevate. Ulteriori studi sono necessari per dimostrare la sicurezza e la permanenza di tali risultati a lungo termine, mentre il miglioramento delle tecniche chirurgiche e delle attrezzature specifiche si rende necessario per ridurre al minimo le complicanze.

La neurostimolazione del ganglio sfenopalatino nell’emicrania: qual è il razionale?
[Khan S, Schoenen J, Ashina M.Cephalalgia. 2013 Nov 29]
L’obiettivo di questo articolo è quello di rivedere la prospettiva di trattare l’emicrania con la neurostimolazione del ganglio sfenopalatino ( SPG ). Alimentato e sostenuto da studi preliminari che mostrano efficacia nei pazienti con cefalea a grappolo, il potenziale di trattamento di tale metodica nell’emicrania ha guadagnato crescente interesse in questi ultimi anni, quando strategie di trattamento usuali non riescono a fornire un adeguato sollievo dalla cefalea. Tra i sintomi associati al dolore emicranico vi sono lacrimazione, congestione nasale e iniezione congiuntivale, tutte manifestazioni parasimpatiche. Inoltre, diversi studi hanno suggerito che l’attività parasimpatica può anche contribuire al dolore emicranico. Il ganglio sfenopalatino è il più grande ganglio parasimpatico extracranico, che innerva le meningi, le ghiandole lacrimali, la mucosa nasale, la congiuntiva, tutte strutture coinvolte nei sintomi autonomici cranici dell’emicrania. Si propongono così due possibili meccanismi d’azione della neurostimolazione del ganglio sfenopalatino: 1) interruzione dell’output efferente post- gangliare parasimpatico con inibizione conseguente del dolore e dei sintomi autonomici e 2) modulazione dell’elaborazione sensoriale nel nucleo caudale del trigemino. Entrambe tali ipotesi meriterebbero studi clinici randomizzati per continuare a sostenere il potenziale terapeutico della stimolazione SPG negli emicranici.

 

OTTOBRE 2013
Sumatriptan e naprossene per gli attacchi acuti di emicrania negli adulti
[Law S, Derry S, Moore RA. Cochrane Database Syst Rev. 2013 Oct 21;10]
L’emicrania è una condizione molto comune e altamente invalidante, con impatto notevole sia per l’individuo, sia per il sistema sanitario e la società, in generale. Tra i farmaci sintomatici, i triplani e gli antinfiammatori non steroidei risultano essere i più efficaci. Questi farmaci hanno differenti meccanismi d’azione e la loro combinazione può fornire maggiori risultati in termini di efficacia. E’ attualmente disponibile (non ancora in Italia) l’associazione sumatriptan- naprossene per il trattamento dell’attacco acuto di emicrania. Autori inglesi hanno riportato i risultati di un’attenta metanalisi condotta sul registro CENTRAL (Cochrane Central Register of Controlled Trials), su Medline, Embase e su due database disponibili online (www.gsk – clinicalstudyregister.com e www.clinicaltrials.gov) di tutti i trials controllati e di tutte le voci bibliografiche relative e le reviews rilevanti, pubblicati fino al 2 agosto 2013, al fine di determinare l’efficacia e la tollerabilità di sumatriptan e naprossene (somministrati insieme in compresse separate o assunti come dose fissa in un’unica compressa combinata) rispetto al placebo e agli altri sintomatici per il trattamento dell’attacco acuto di emicrania negli adulti. Sono stati inclusi tutti gli studi randomizzati, in doppio – cieco, versus placebo, con controllo attivo e almeno 10 soggetti partecipanti per braccio di trattamento presenti in almeno due database on line. Due revisori hanno valutato indipendentemente la qualità dei trials ed i risultati emersi. I parametri di efficacia utilizzati sono stati l’NNT ossia il numero di partecipanti che raggiungono tutti gli outcome per calcolare il “risk ratio” ed il numero di partecipanti da trattare che manifestano efficacia (NNT) o meno (NNH) confrontato con il gruppo trattato con placebo o con altro farmaco efficace. Sono stati inclusi 12 studi con sumatriptan 85 mg o 50 mg associato a naprossene 500 mg per il trattamento di attacchi di emicrania di lieve, moderata o severa intensità del dolore; 3663 partecipanti hanno ricevuto il trattamento di combinazione, 3682 placebo, 964 solo sumatriptan e 982 solo naprossene. E’ emerso che il prodotto di combinazione è migliore rispetto al placebo negli outcomes quali” assenza di dolore-pain free “e “sollievo dal dolore-pain relief”. A due ore, l’NNT per l’assenza di dolore è stata 3.1 quando il dolore basale era lieve (risposta del 50 % con sumatriptan più naprossene rispetto al 18 % con placebo), e 4,9 quando il dolore basale era moderato o severo (28 % con sumatriptan più naprossene confrontato con l’8 %, con placebo) (RR 3.65 (95 % CI 3,0-4,5). Il risultato non si modifica se nell’associazione si utilizzano 50 mg anziché 85 mg di sumatriptan. Il trattamento precoce di un dolore di lieve intensità dava risultati statisticamente significativi rispetto al trattamento del dolore di intensità moderata o severa, sia dopo due ore sia dopo 24 ore. Gli effetti collaterali, sebbene più frequenti rispetto al placebo, non sono mai stati tali da interrompere il trattamento. Quando i dati a disposizione hanno consentito un confronto diretto, il trattamento di combinazione appariva superiore alla monoterapia, con effetti collaterali meno frequenti per il naprossene singolarmente rispetto al sumatriptan. Gli autori concludono che tale trattamento di combinazione è efficace nel trattamento sintomatico dell’emicrania. L’ effetto è superiore a quello ottenuto con la stessa dose singola di sumatriptan o di naprossene. Si ottiene beneficio da tale trattamento anche quando viene assunto precocemente, in presenza di dolore ancora di lieve intensità. Gli effetti collaterali sono stati più frequenti con l’associazione rispetto al placebo o al solo naprossene o sumatriptan.

 

La sfida dell’emicrania vestibolare.
[Sargent EW. Curr Opin Otolaryngol Head Neck Surg. 2013 Oct;21(5):473-9]
L’emicrania è una malattia comune e frequentemente associata a vertigini, considerando che ciò può avvenire fino al 3 % della popolazione. La diagnosi di entrambe le forme è controversa e può essere di difficile applicazione, portando a non diagnosticare e quindi trattare tale forma in molti pazienti. Questa review riassume le attuali conoscenze anche tassonomiche in merito alla diagnosi di “emicrania vestibolare”, alla sua relazione con la malattia labirintica e al trattamento della condizione in adulti e bambini. Le tipologie di emicrania codificate dalla International Headache Society spesso non riflettono la eterogeneità clinica di presentazione dell’emicrania in molti pazienti in cui porre un sospetto di emicrania vestibolare. Nella pratica clinica e nella ricerca si tende a individuare due forme, l’“emicrania vestibolare definitiva” e “l’emicrania vestibolare probabile”. Poiché la vertigine può scatenare l’emicrania, nei pazienti con emicrania vestibolare si dovrebbero sospettare malattie d’organo vestibolari fino a prova contraria. Il trattamento resta controverso in quanto mancano studi randomizzati e controllati. Al momento, la migliore strategia per il trattamento dei pazienti con sospetta emicrania vestibolare è la dieta, le modificazioni dello stile di vita, l’assunzione di antinausea / antiemetici per la vertigine acuta e il farmaco di profilassi per i pazienti con forma cronica. I pazienti con emicrania vestibolare devono essere monitorati regolarmente per lo sviluppo di una latente patologia d’organo audiovestibolare.

 

SETTEMBRE 2013
E’ il CGRP un marcatore per l’emicrania cronica?
[Silberstein SD, Edvinsson L. Neurology. 2013 Aug 28. [Epub ahead of print]
Il peptide correlato al gene per la calcitonina (CGRP) è stato scoperto da Poyner et al., che ha dimostrato che il gene della calcitonina codifica per il 37-amino acido neuropeptide CGRP nel tessuto neuronale. In pochi mesi, il gruppo di Lund ha prodotto anticorpi verso α-CGRP e sviluppato metodi sensibili per studiare il ruolo di questo peptide nella circolazione cranica. I vasi intracranici e il ganglio trigeminale presentano recettori per questo potente peptide vasodilatatore. Funzionalmente, il CGRP ha un ruolo sostanziale nel riflesso trigemino-vascolare. La famiglia della calcitonina è ormai ben caratterizzata e contiene 6 membri: calcitonina, anilina, adenomedullina-2, adrenomedullina, e CGRP (2 isoforme: α-CGRP e β-CGRP). Le isoforme α-e β di CGRP sono simili nelle loro attività biologiche, ma mostrano una differente distribuzione nei tessuti. La β-CGRP si trova principalmente nei nervi enterici e nella ghiandola pituitaria, mentre l’α-CGRP si ritrova principalmente nei neuroni sensoriali e nel sistema nervoso centrale. Il CGRP provoca vasodilatazione cranica e facilita la nocicezione. Nel corso di un attacco di emicrania, l’attivazione trigeminale deriva dal rilascio di CGRP dai terminali nervosi presinaptici che induce vasodilatazione e infiammazione neurogena nei vasi leptomeningei ed extracranici e che dà origine al tipico dolore lancinante dell’emicrania. Goadsby e Edvinsson hanno mostrato che le concentrazioni plasmatiche di CGRP sono elevate nel sangue venoso della giugulare esterna durante l’emicrania e che il sumatriptan può interrompere l’aumento di CGRP e bloccare la cefalea. Il CGRP in infusione parenterale provoca cefalea solo nei pazienti con emicrania e gli antagonisti del CGRP sono efficaci nel trattamento acuto dell’emicrania. Fino ad ora, l’aumento plasmatico di CGRP non è stato riprodotto in tutti gli studi. Tuttavia, i problemi tecnici hanno talvolta ostacolato le misurazioni adeguate di CGRP.

Aumento intercritico dei livelli di CGRP nel sangue periferico come marcatore bioogico per l’emicrania cronica.
[Cernuda-Morollón E et al. Neurology. 2013 Aug 23. [Epub ahead of print]
Tali autori spagnoli hanno ipotizzato che i livelli plasmatici di CGRP possano essere un potenziale marcatore biologico dei pazienti con emicrania cronica (CM) e a tale proposito hanno misurato i livelli di peptide correlato al gene (CGRP) per la calcitonina nel periodo intercritico nel sangue periferico nei pazienti emicranici come potenziale biomarker per la CM. Sono state reclutate 17 donne di età superiore ai 17 anni e con diagnosi di CM e appaiate ad altrettante donne sane senza storia di emicrania, a donne con emicrania episodica (EM) e ad una serie di pazienti con cefalea a grappolo episodica in periodo “attivo” come gruppi di controllo. I livelli di CGRP sono stati misurati con metodica ELISA in campioni di sangue prelevati da una vena periferica nel periodo intercritico per le emicraniche, che non dovevano inoltre aver assunto nessun farmaco sintomatico il giorno precedente il prelievo. Per motivi etici,le terapie di profilassi non sono state sospese. Sono così stati esaminati i campioni di plasma di 103 donne con CM, 31 donne sane appaiate, 43 donne con EM, e 14 pazienti con cefalea a grappolo episodica appaiati per età. Sono stati riscontrati elevati livelli di CGRP nelle donne con CM (74.90 pg / mL) rispetto alle donne sane di controllo (33,74 pg/ mL), alle donne con EM (46.37 pg/mL), ed ai pazienti con cefalea a grappolo episodica (45.87 pg/ mL). Al fine di ottimizzare la sensibilità e la specificità della metodica nel differenziare le pazienti con CM dai controlli sani e con EM sono state fissate soglie rispettivamente a 43.45 e 58.22 pg/mL. Nel gruppo CM, i livelli di CGRP sono risultati significativamente aumentati nelle donne con una storia di emicrania con aura rispetto a quelle con la sola emicrania senza aura. Le variabili quali l’età, l’uso eccessivo di analgesici, la depressione, la fibromialgia, i fattori di rischio vascolare, l’uso di triptani, o il tipo di trattamento preventivo non hanno influenzato in modo significativo i livelli di CGRP. Gli autori concludono che il riscontro di aumentati livelli di CGRP nel sangue periferico nei pazienti emicranici in periodo intercritico e in assenza di farmaci sintomatici potrebbe essere un marker biologico nella diagnosi di CM.

Emicrania e lesioni della sostanza bianca cerebrale: “the ARIC MRI study”.
[Hamedani AG et al. Neurology. 2013 Aug 23. [Epub ahead of print]
E’ nota da tempo l’associazione tra emicrania e lesioni iperintense della sostanza bianca cerebrale (WMH), sebbene non si conosca quale sia l’effetto dell’emicrania stessa sulla eventuale progressione delle WMH. Tutti i soggetti (n = 10.924) partecipanti allo studio di coorte “ Atherosclerosis Risk in Communities study” hanno completato un questionario standardizzato sulla cefalea nel biennio 1993-1995. Un sottogruppo di partecipanti (n = 1.028) è stato sottoposto a due esami di risonanza magnetica a 8 e 12 anni di distanza: la prima volta al momento della diagnosi di cefalea e la seconda negli anni 2004-2006. Le WMH sono state quantificate utilizzando sia un punteggio basato su una scala visiva (0-9) sia un’analisi volumetrica semiautomatica. Sono stati applicati diversi modelli di regressione lineare e logistica aggiustati per età, sesso, e altri fattori di rischio vascolare creati ad hoc. I soggetti affetti da emicrania senza aura hanno probabilità dell’87% in più di avere un punteggio WMH ≥ 3 rispetto a soggetti senza cefalea (odds ratio = 1,87, intervallo di confidenza 95% [CI]: 1.04, 3.37). Dal punto di vista quantitativo, i partecipanti con emicrania avevano una media di 2,65 cm3 in più di WMH rispetto a quelli senza cefalea (95% CI: 0.06, 5.24). Tuttavia, non vi era alcuna differenza statisticamente significativa nella progressione delle lesioni iperintense della sostanza bianca nel periodo di osservazione tra i soggetti con e senza emicrania (1,58 cm3 in più di progressione per gli emicranici rispetto ai soggetti sani, IC 95%: -0.37, 3.53). Gli autori concludono, quindi, che l’emicrania è associata a WMH, ma non è possibile stabilire che sia associata anche ad una loro eventuale progressione nel tempo. Ciò suggerisce che l’associazione tra emicrania e WMH è stabile anche in soggetti di età più avanzata e può essere principalmente attribuita a modificazioni che si verificano in epoche precedenti della vita.

 

AGOSTO 2013
L’uso di desogestrel come contracettivo può ridurre la frequenza della cefalea migliorare la qualità di vita delle donne emicraniche.
[Merki-Feld GS et al. Eur J Contracept Reprod Health Care. 2013 Aug 9. [Epub ahead of print]
Per analizzare gli effetti di un trattamento di tre mesi con un contraccettivo a base di solo progestinico come il desogestrel 75 µg sulla disabilità, frequenza ed intensità della cefalea nei pazienti emicranici. La disabilità dell’emicrania è stata valutata mediante i questionari MIDAS, raccolti in 37 emicranici durante la prima osservazione e al termine di tre mesi di trattamento con desogestrel. Dieci donne inizialmente incluse nello studio non hanno completato il trattamento ma sono state incluse nella valutazione globale degli effetti della posologia del farmaco sull’emicrania. Il desogestrel si associa a riduzioni significative del numero dei giorni di cefalea e della sua intensità (p <0,001; p <0,006), del numero di giorni di assenza dal lavoro e ad un aumento del numero di giorni di attività di svago (p <0,001, p <0,001); si associa globalmente ad un significativo miglioramento della qualità di vita con un netto miglioramento del punteggio MIDAS (27,4-11,1 punti) (p <0.001), pari ad almeno 1 punto nel 68% delle donne. Considerando anche i casi che hanno abbandonato per vari motivi lo studio, il 53% dei casi ha presentato una riduzione di almeno 1 punto al MIDAS. Gli autori concludono che la maggior parte degli emicranici con l’uso di desogestrel abbia sperimentato una riduzione clinicamente significativa della frequenza della cefalea con un miglioramento della qualità della vita ed invitano a proporre uno studio prospettico randomizzato per dimostrare tali risultati.

Il ruolo del metabolismo della tirosina nella patogenesi dell’emicrania cronica.
[D’Andrea G et al. Cephalalgia. 2013 Aug;33(11):932-7.]
La patogenesi dell’emicrania cronica (CM) rimane in gran parte sconosciuta. Gli autori hanno ipotizzato che le anomalie del metabolismo della tiroxina riscontrate nei pazienti con emicrania senza aura (MwwA) possano svolgere un ruolo importante nella trasformazione della MwwA in CM, in quanto l’aumento del numero di attacchi di MwwA è il fattore maggiormente predisponente al verificarsi di CM. Per testare tale ipotesi, gli autori hanno misurato i livelli plasmatici di dopamina (DA), noradrenalina (NE) e delle ammine in tracce, tra cui tiramina (TYR) e octopamina
(OCT), in un gruppo di 73 pazienti con CM, 13 pazienti con cefalea di tipo tensivo cronica (CTTH) e 37 soggetti di controllo seguiti presso i Centri Cefalee di Asti, Milano e Vicenza in Italia. Sono stati riscontrati livelli plasmatici di DA e NE molto più alti nei pazienti CM rispetto ai soggetti di controllo (P >0.001), così come i livelli plasmatici di TYR (p>0.001); Inoltre, questi livelli aumentano quantitativamente in modo progressivo proporzionalmente alla durata dell’emicrania cronica (CM). Gli autori concludono che tali risultati possano supportare l’ipotesi che l’alterato metabolismo della tiroxina svolga un ruolo di primo piano nella patogenesi della CM. Gli elevati livelli plasmatici di Tiroxina, un potente agonista dei recettori di tipo 1 (TAAR1), delle ammine in tracce, possono, attraverso un meccanismo di down-regulation di questo stesso recettore a causa della perdita di inibizione presinaptica, indurre un rilascio incontrollato del neurotrasmettitore stesso e tale fenomeno può produrre conseguenze metaboliche funzionali nelle fessure sinaptiche della “pain matrix” implicata nella CM.

 

LUGLIO 2013
Sintomi autonomici cranici nell’emicrania pediatrica come regola, non come eccezione.
[Gelfand AA et al. Neurology. 2013 Jul 30;81(5):431-6]
La presenza di sintomi autonomici cranici spesso porta ad un diagnosi errata di ” mal di testa da sinusite” in emicranici adulti, portando ad inutili trattamenti e dannosi ritardi nella scelta della terapia dell’emicrania più appropriata. Autori californiani in questo studio hanno esaminato la frequenza dei sintomi autonomici cranici nei pazienti pediatrici/adolescenti con emicrania. Lo studio cross-sectional ha incluso tutti i pazienti emicranici in età pediatrica e adolescenziale valutati da un singolo ricercatore presso 4 siti diversi nel corso del periodo di osservazione. Dei 125 pazienti con emicrania pediatrica, il 62% ha avuto almeno un sintomo autonomico cranico sulla base della attuale Classificazione Internazionale delle Cefalee, seconda edizione criteri (ICHD-II), e il 70% sulla base di criteri proposti nella recente revisione ICHD-III. La maggioranza ha avuto più di un sintomo autonomico cranico ed i sintomi tendevano ad essere bilaterali. Nessuna tra le variabili età, sesso, lato del mal di testa, la presenza di aura, e forma episodica o cronica ha influenzato la probabilità di avere sintomi autonomici cranici. In conclusione, nei pazienti emicranici in età pediatrica/adolescenziale, la presenza di sintomi cranici autonomici sembra essere la regola piuttosto che l’eccezione. I medici dovrebbero porre attenzione alla presenza di sintomi autonomici cranici quando si valuta un bambino con mal di testa con sintomi oculari o nasali associati in modo da evitare una diagnosi errata di mal di testa da sinusite.

E’ adeguata una durata di 6 mesi per una terapia di profilassi?
[Bhoi SK et al Neurol Res. 2013 Jul 25. [Epub ahead of print]
Vi è scarsità di informazioni su ciò che accade degli attacchi di emicrania alla sospensione della terapia di profilassi. In questo studio sono riportati i risultati relativi alla prognosi dei pazienti emicranici dopo la sospensione del farmaco di profilassi ed un’analisi dei relativi fattori predittivi di remissione a lungo termine. Sono stati inclusi tutti i pazienti in trattamento profilattico per emicrania seguiti per almeno 1 anno. Sono stati raccolti i dati anagrafici e clinici dettagliati dei pazienti a 3, 6, 9 e 12 mesi. A 6 mesi, ai pazienti che avevano avuto più di quattro attacchi di emicrania al mese negli ultimi due mesi è stata gradualmente ridotta la terapia di profilassi. E’ stato calcolato il tasso di recidiva delle crisi durante la riduzione della terapia o dopo la sua sospensione in termini di intensità e frequenza di crisi e numero di analgesici usati. Sono state confrontate le caratteristiche iniziali dei pazienti che hanno presentato remissione con quelle dei pazienti con recidiva e valutati i fattori predittivi di remissione a lungo termine. Sono stati inclusi 127 pazienti con un’età media di 32 anni e dopo 6 mesi la terapia di profilassi è stata sospesa a 68 pazienti, di cui solo 48 con buoni risultati. Dopo 1 anno, il 63,6% dei pazienti (n=70) necessitava ancora di un trattamento profilattico e solo in 40 pazienti è stato possibile sospenderlo. La remissione completa delle crisi emicraniche al termine del trattamento di profilassi è stata raggiunta nel 43.6% dei casi dopo 6 mesi, nel 39,1% dei casi dopo 9 mesi, e nel 36,4% dei casi dopo 1 anno. La presenza di fattori scatenanti (P = 0,005) ed il tasso di miglioramento dopo i primi 3 mesi (P =0.02) di terapia sembrano essere i fattori predittivi di remissione a lungo termine più significativi. Gli autori concludono che la maggior parte dei pazienti emicranici hanno bisogno di un trattamento di profilassi a lungo termine, sottolineando come i pazienti che rispondono dopo 3 mesi di trattamento sono quelli più propensi ad avere una remissione a lungo termine.

La stimolazione vagale nei pazienti emicranici
[Mosqueira AJ et al. J. Rev Neurol. 2013 Jul 16;57(2):57-63.]
La stimolazione del nervo vago (VNS) è stata approvata per il trattamento dell’epilessia refrattaria quando la resezione chirurgica non è possibile, e si è dimostrata essere altamente efficace. Diverse pubblicazioni della letteratura internazionale suggeriscono un benefico effetto della SNV anche nel trattamento dell’emicrania. Lo scopo di questo studio spagnolo retrospettivo, condotto dal 1 ° gennaio 1999 al 31 dicembre 2010, è stato quello di valutare quanto un’emicrania possa migliorare dopo il posizionamento di uno stimolatore vagale in pazienti con epilessia refrattaria e di valutare quali variabili siano associate ad un maggiore possibilità di successo. Tra i pazienti con impianto di VNS per epilessia refrattaria sono stati selezionati quelli che rispettavano i criteri per emicrania dell’International Headache Society e contattati telefonicamente. I dati raccolti comprendevano: età, sesso, anno di posizionamento dello stimolatore, età di insorgenza di epilessia ed emicrania, miglioramento degli episodi critici e dell’emicrania, presenza di emicrania con aura e coesistenza di sindrome ansioso-depressiva. Sono stati contattati 94 pazienti con VNS e sono stati selezionati 13 pazienti con emicrania. Dopo il posizionamento degli SNV, il numero di episodi di emicrania è diminuito di almeno il 50% in 9 pazienti (69%) (p = 0,004) e vi è stato un calo nel numero di episodi di emicrania anche in quei pazienti che avevano presentato una riduzione delle crisi epilettiche (p = 0,012). Non è stata osservata alcuna significatività statistica per fattori quali sesso, età, durata di malattia, storia di emicrania con aura o la coesistenza di sindrome ansioso-depressiva. Gli autori concludono che la VNS potrebbe avere effetti benefici anche nei pazienti emicranici, soprattutto nei casi difficili da controllare, sebbene si tratti di dati retrospettivi e per questo da considerare con cautela. Sono necessari studi clinici prospettici prima di introdurre la tecnica nella pratica clinica quotidiana.

 

GIUGNO 2013
Stimolazione del nervo occipitale per la cefalea a grappolo cronica o l’emicrania cronica intrattabili: un’analisi critica dei costi diretti e delle complicanze del trattamento.
[Mueller O et al. Cephalalgia. 2013 Jun 28. [Epub ahead of print]
La stimolazione del nervo occipitale (ONS) si è dimostrata essere efficace per pazienti selezionati con cefalea intrattabile. Autori tedeschi hanno effettuato uno studio prospettico per valutare le complicanze e i costi diretti di trattamento. Ventisette pazienti con cefalea a grappolo cronica o emicrania cronica sono stati sottoposti in fase preliminare all’impianto di stimolatori per ONS bilaterali e, solo se responsivi, sottoposti al successivo impianto di uno stimolatore permanente (IPG). Le complicanze procedurali e a lungo termine ed i costi diretti della terapia di neuromodulazione ONS sono stati registrati nel corso di un follow-up medio di 20 mesi (range 5-47 mesi). Venticinque dei 27 pazienti (93%) hanno risposto al trattamento. Sono state segnalate 21 complicanze in 14 pazienti, rendendo necessario un reintervento in 13 casi. I costi complessivi di trattamento sono stati pari a 761.043 euro, compresi i costi relativi all’hardware pari a 506.019 euro, costi per assistenza ospedaliera primaria pari a 210.496 euro, ed i costi di ospedalizzazione per le complicanze pari a 44.528 euro. Ciò si traduce in un costo base per singolo caso di 9445 euro per il ricovero e di 18.741 europer i costi di hardware, per un totale di 28.186 euro. Il trattamento delle forme di cefalea a grappolo cronica e di emicrania cronica refrattarie ai trattamenti comuni è una opzione di trattamento ad alto costo con un tasso di complicanze rilevante. Ciò nonostante, i pazienti con cefalee primarie refrattari possono sperimentare un sostanziale sollievo dal dolore con consistente riduzione dei giorni di mal di testa.

Proiezioni talamiche posteriori dell’ipotalamo e dei gangli della base: un possibile ruolo nella modulazione dell’emicrania e della fotofobia correlata.
[Kagan R et al. Neuroscience. 2013 Jun 25;248C:359-368.]
Gli attacchi di emicrania sono tipicamente descritti come un dolore unilaterale, lancinante, che è solitamente accompagnato da nausea, vomito ed esacerbato da esposizione alla luce, al rumore e all’odore. La fase algica di un attacco emicranico è mediata dall’attivazione della via trigemino-vascolare, un percorso nocicettivo che ha origine nelle meningi e trasporta i segnali del dolore attraverso nocicettori meningei al nucleo spinale del trigemino e da lì alla corteccia tramite relè neuronali talamici. Recenti studi nel laboratorio del Department of Molecular and Cellular Biology, dell’Harvard College, Harvard University, di Cambridge, MA, negli USA, hanno identificato una popolazione di neuroni trigemino-vascolari nei nuclei posteriore (Po) e laterale (LP) del talamo che possono essere coinvolti nella percezione dell’allodinia in tutto il corpo (sensibilità anomala della pelle) e nella fotofobia (sensibilità anomala alla luce) durante l’emicrania. Lo scopo di questo studio era di identificare aree sottocorticali in grado di regolare direttamente l’attività di questi neuroni talamici trigeminovascolari. Tale processo inizia con la mappatura anatomica delle proiezioni neuronali al talamo posteriore del ratto eseguendo iniezioni discrete di tracciante retrogrado Fluorogold nella regione Po/ LP. Queste iniezioni hanno marcato in modo retrogrado neuroni nel nucleo della banda diagonale di Broca, corrispondenti al gruppo di cellule dopaminergiche A11/A13, ai nuclei ventro-mediale e ventrale tubero-mammillare dell’ipotalamo. Si è notato anche che alcuni di questi neuroni contengono rispettivamente acetilcolina, dopamina, colecistochinina e istamina. Di conseguenza, gli autori ipotizzano che queste proiezioni di encefaliche/ipotalamiche ai nuclei talamici Po e LP possano svolgere un ruolo negli attacchi di emicrania innescati da fattori quali carenza di sonno, digiuno ed emotività.

La cefalea come sintomo di esordio di ictus in 4431 giovani colpiti da ictus ischemico. I risultati dello “”stroke in young Fabry patients (SIFAP1) study”.
[Kropp P et al. Stroke in Young Fabry Patients (sifap) Investigators. J Neural Transm. 2013 Jun 9. [Epub ahead of print]
La cefalea come sintomo di ictus è legata al sesso, alla storia di emicrania, alla giovane età, alla presenza di ictus cerebellare e ad ipotensione. Queste associazioni appaiono da tempo controverse, e non vi sono studi su larga scala confirmatori. Questo gruppo di autori tedeschi ha valutato i risultati di uno studio su soggetti giovani affetti da malattia di Fabry con ictus per esaminare l’associazione di fattori demografici, clinici e di imaging con la comparsa di mal di testa nei 4.431 giovani pazienti con ictus ischemico arruolati (18-55a anni; media: anni 44.7) con almeno un evento cerebrovascolare ischemico (CVE) (ictus ischemico-IS 75%, TIA 24.%). La cefalea nei maschi è più frequentemente bilaterale (destro / sinistro / bilaterale: 27.5, 24.6, 39.2 %, p < 0.01), rispetto alle femmine (40.3, 34.7, 39.6%). La cefalea è stato l’evento più spesso associato in entrambi i sessi a TIA nel territorio cerebrale posteriore (maschio: 33.2%, p < 0,05; femminile: 51.0%, p < 0,01) e delle arterie vertebrali (maschio: 44.8%, p< 0.001; femminile: 51.2%, p< 0,001). Maggiore è la dimensione della lesione, maggiori le probabilità che i pazienti si lamentassero di mal di testa durante la IS (<1cm vs.> half lobe: 19.5 vs 28.4% nel sesso maschile, p< 0.001; 28,9 vs 39.1% nel sesso femminile, p<0,01). L’analisi di regressione logistica ha rivelato che una minore età (P< 0.001), il sesso femminile (P<0.001), una maggiore dimensione della lesione (P<0.001), e la sua localizzazione nel territorio vertebro-basilare (P<0,001) sono fattori predittivi di mal di testa durante un CVE. La cefalea come sintomo di esordio di un ictus è più comune durante IS nelle femmine, nei pazienti più giovani, in quelli con una maggiore dimensione della lesione acuta, e colpiti nel territorio dell’arteria cerebrale posteriore o vertebro-basilare. La cefalea è un sintomo di primo piano nella specifica combinazione di fattori di ictus. Questi fattori devono essere presi in considerazione quando i pazienti riferiscono mal di testa durante IS o TIA.

 

MAGGIO 2013
Angio- RM delle arterie intracraniche ed extracraniche in pazienti con emicrania senza aura spontanea: uno studio trasversale.
[Amin FM et al. Lancet Neurol. 2013 May 12 (5) :454-61]
La dilatazione arteriosa extracranica è stata ipotizzata essere causa del dolore in pazienti affetti da emicrania senza aura. Per verificare tale ipotesi, gli autori hanno cercato di misurare le arterie extracraniche e intracraniche durante attacchi di emicrania senza aura. In questo studio trasversale, sono stati reclutati pazienti di età compresa tra 18-60 anni sia tra quelli afferenti al Centro Cefalee danese sia attraverso annunci su un sito danese. Sono state eseguite angio-RM durante gli attacchi di emicrania unilaterali spontanei. Gli endpoint primari erano la differenza di calibro dei vasi extracranici e dei segmenti arteriosi intracranici durante l’attacco emicranico e nei giorni liberi da dolore, e tra il lato colpito dal dolore e quello non affetto. I segmenti arteriosi extracranici misurati sono stati la carotide esterna (ECA), la arteria temporale superficiale (STA), la meningea media (MMA), e la parte cervicale della arteria carotide interna (ICAcervical). I segmenti arteriosi intracranici sono il seno cavernoso (ICAcavernous) e il tratto intracranico della carotide interna (ICAcerebral), la cerebrale media (MCA), e le arterire basilari (BA). Questo studio è stato registrato presso Clinicaltrials.gov, numero NCT01471314. Tra il 12 ottobre 2010 l’8 febbraio 2012, sono stati reclutati 78 pazienti, di cui 19 donne che hanno avuto una scansione durante l’emicrania, incluse nell’analisi finale. Tra il giorno con emicrania rispetto ai giorni senza emicrania, non è stata rilevata nessun dilatazione delle arterie extracraniche sul lato del dolore statisticamente significativa; le arterie intracraniche erano più dilatate durante gli attacchi, fatta eccezione per le BA Rispetto al lato senza dolore, durante gli attacchi è stata riscontrata una dilatazione sul lato del dolore delle arterie intracraniche, ma non delle arterie extracraniche. Il dolore durante l’attacco di emicrania non è stato accompagnato da una dilatazione arteriosa extracranica significativa, ma solo da una leggera dilatazione intracranica. In futuro ulteriori ricerche sull’emicrania dovrebbero concentrarsi sulle vie periferiche e centrali del dolore, piuttosto che sulla semplice dilatazione arteriosa.

Studio di Prevenzione dell’Emicrania in Infanzia e Adolescenza (CHAMP): studio in doppio cieco, controllato con placebo, di comparazione di efficacia di Amitriptilina, Topiramato e placebo nella prevenzione dell’emicrania in Infanzia e Adolescenza.
[Hershey dC, et al. CHAMP Gruppo di studio. Headache 2013 May, 53 (5) :799-816]
L’emicrania è uno dei problemi di salute più comuni per i bambini e adolescenti. Se non trattata con successo, l’impatto sociale sui pazienti e sulle loro famiglie può comportare una grave disabilità a causa della perdita di giorni di scuola, di lavoro e di funzione sociale. Quando gli attacchi di emicrania diventano frequenti, è fondamentale cercare di evitare il mal di testa. Per i bambini e gli adolescenti, i dati a disposizione derivano spesso dalla estrapolazione da studi sugli adulti o da indicazioni di preferenza sui farmaci da parte dei medici di base. L’obiettivo del CHAMP study è di individuare e definire il farmaco di prevenzione più efficace nei bambini e negli adolescenti. Lo studio CHAMP è un studio in doppio-cieco, placebo-controllato, multicentrico, comparativo di efficacia di amitriptilina e topiramato per la prevenzione della emicrania episodica e cronica, progettato per rispecchiare la pratica del mondo reale, sponsorizzato dal US National Institute of Neurological Disorders and Stroke/National Institutes of Health (U01NS076788). Lo studio, ancora in corso, recluterào 675 soggetti, di età compresa tra 8 e 17 anni, inclusiva, con emicrania con o senza aura o emicrania cronica come definito dalla Classificazione Internazionale delle Cefalee, 2nd Edition, con almeno 4 mal di testa nei 28 giorni precedenti la randomizzazione. I soggetti saranno randomizzati in un rapporto 2:2:1 (amitriptilina: Topiramato: placebo). Le dosi dei farmaci sono basate sul peso dei pazienti e verranno lentamente titolati per un periodo di 8 settimane ad una dose target di 1mg/ kg di amitriptilina e 2 mg/ kg di topiramato. L’outcome primario sarà una riduzione del 50% della frequenza della cefalea tra la prima osservazione a 28 giorni e gli ultimi 28 giorni di trattamento (settimane 20-24). L’obiettivo dello studio CHAMP è quello di dimostrare il livello 1 di efficacia di amitriptilina e topiramato nella prevenzione dell’emicrania in bambini e adolescenti. Se questo studio offrirà risultati positivi, fornirà informazioni per il medico di medicina generale su quale sia il modo migliore per prevenire l’emicrania in bambini e gli adolescenti con conseguente miglioramento della disabilità e degli esiti successivi.

La durata tipica dell’aura emicranica: una revisione sistematica.
[Viana M et al. Headache 2013 May, 33 (7) :483-90]
Secondo la classificazione ICHD-II, e come proposto anche per la nuova attesa sua revisione ICHD-III, i sintomi dell’aura emicranica non emiplegica (NHMA) durano tra i 5 e i 60 minuti, mentre l’aura emicranica emiplegica può essere più lunga. Nella nuova revisione ICHD-III si propone di definire l’aura con una durata superiore ad 1 ora e inferiore ad una settimana come “probabile emicrania con aura”. Gli autori di questa revisione hanno testato se tale definizione fosse o meno appropriato in base ai dati della letteratura disponibili. È stata effettuata una ricerca bibliografica sistematica di articoli che citano l’aura con durata tipica o aura prolungata non emiplegica (NHMA) e una concomitante ricerca bibliografica completa, al fine di identificare tutti gli studi basati sulla popolazione o le serie di casi in cui sono state citate tutte le caratteristiche cliniche della NHMA, e non solo la sua durata, al fine di non perdere nessun dato scientifico disponibile sulla durata dell’aura. Non è emerso alcun articolo sulla prevalenza dell’aura prolungata o più in generale dell’aura con durata tipica (NHMA). 10 articoli hanno indagato le caratteristiche cliniche dell’NHMA, tra cui anche la durata dell’aura. Cinque articoli registrano la percentuale di pazienti in cui la durata complessiva di NHMA è superiore ad 1 ora, indicando percentuali di pazienti tra il 12% e 37%. Sei articoli riportano dati sulla durata dei singoli sintomi NHMA: disturbi visivi che durano per più di un’ora (6% -10% dei pazienti), aura sensoriale (14% -27% dei pazienti), aura afasica (17% -60% dei pazienti). I dati indicano che la durata complessiva di un’aura emicranica non emiplegica può essere più lunga di un’ora in una percentuale significativa di pazienti emicranici. Questo sembra essere particolarmente vero per sintomi dell’aura non visivi. Il termine “probabile”, secondo il parere degli autori, sembra inappropriato nella nuova revisione della classificazione ICHD-III, così gli autori ripropongono il vecchio termine “aura prolungata” per definire quei pazienti in cui i sintomi dell’aura durano più di un’ora e meno di una settimana.

 

APRILE 2013
Energia pulsata a radiofrequenza non invasiva nel trattamento della nevralgia occipitale con cefalea cronica invalidante: quattro casi clinici.
[Stall RS. Pain Med. 2013 Apr 8.]
Per esaminare gli effetti dell’applicazione di energia pulsata a radiofrequenza non invasiva (PRFE) sulla recidiva di emicrania associata a nevralgia occipitale, l’autore riporta i casi di quattro pazienti trattati con PRFE a casa come un sostituto del trattamento a lungo termine precedentemente effettuato con ripetuti blocchi dei nervi occipitali maggiori e minori (GLONBs) per controllare l’emicrania ricorrente, resistente ad altri trattamenti. Il trattamento PRFE è stato somministrato al paziente a domicilio per 30 minuti due volte al giorno mediante un applicatore posto direttamente sulla cute dell’occipite e sulla parte superiore della colonna vertebrale cervicale. Tre dei quattro pazienti hanno riportato una diminuzione della frequenza, della gravità o di entrambe le caratteristiche emicraniche rispetto alla fase iniziale del trattamento, un solo paziente non ha riferito alcun cambiamento rispetto all’inizio. Confrontando i risultati PRFE con quelli ottenuti in precedenza dopo blocchi nervosi, tre dei quattro pazienti hanno riportato una riduzione in generale dell’emicrania, mentre due hanno riferito una diminuzione dell’intensità delle emicranie. Un solo paziente ha riportato un aumento della frequenza di emicrania. Clinicamente, si è osservato un aumento della produttività di tali pazienti, una riduzione del numero di visite, dell’uso di analgesici oppiacei e non oppiacei, ed un minor ricorso a cure urgenti. Nei due pazienti che avevano combinato i trattamenti PRFE e GLONB è stato osservato un miglioramento globale, in particolare della frequenza di crisi. I dati appaiono promettenti soprattutto se si considera la non invasività del trattamento e la possibilità di effettuarlo a domicilio.

Associazione tra emicrania infantile e storia di coliche infantili.
[Romanello S et al. JAMA. 2013 Apr 17; 309 (15) :1607-12]
La colica infantile è una comune causa di pianto inconsolabile durante i primi mesi di vita e si è pensato possa essere una sindrome dolorosa. L’emicrania è una causa comune di mal di testa durante l’infanzia. Non si sa se ci sia una associazione tra questi due tipi di dolore. Per indagare l’esistenza di una possibile associazione tra coliche infantili ed emicrania nell’infanzia, gli autori hanno allestito uno studio caso-controllo di 208 consecutivi bambini dai 6 ai 18 anni che si presenta al pronto soccorso per emicrania in 3 ospedali europei tra aprile 2012 e giugno 2012. Il gruppo di controllo era composto da 471 bambini nella stessa fascia di età giunti al reparto di emergenza di ognuno dei tre centri coinvolti durante lo stesso periodo per traumi minori. A tutti i partecipanti, casi e controlli, è stato somministrato un questionario strutturato sulla storia personale di coliche infantili. Un secondo studio su 120 bambini con diagnosi di cefalea di tipo tensivo è stato fatto per testare la specificità dell’associazione. È stata così valutata la possibile differenza nella prevalenza di coliche infantili tra i bambini con e senza una diagnosi di emicrania. I bambini con emicrania avevano una maggiore probabilità di avere coliche infantili rispetto a quelli senza emicrania (72,6% vs 26,5%; odds ratio [OR], 6.61 [95% CI, 4,38-10,00], p <.001), sia quelli affetti da emicrania senza aura (n = 142; 73,9% vs 26,5%; OR, 7.01 [95% CI, 4,43-11,09], p <.001), sia quelli affetti da emicrania con aura (n = 66; 69,7% vs 26,5%, OR, 5,73 [95% CI, 3,07-10,73], p <.001). Questa associazione non è stata trovata per i bambini con cefalea di tipo tensivo (35% vs 26,5%; OR, 1,46 [95% CI, 0,92-2,32], p = .10). Gli autori concludono che possa esserci una associazione tra emicrania in bambini e adolescenti di età compresa tra 6 e 18 anni e storia di coliche infantili. Sono necessari a conferma ulteriori studi longitudinali.

Emicrania, cefalea e il rischio di depressione: studio di coorte prospettico.
[Rist PM et al. Headache 2013 Apr 15. [Epub ahead of print]
Mentre studi trasversali hanno evidenziato associazioni tra emicrania e depressione, pochi studi di coorte prospettici hanno valutato l’associazione tra emicrania e depressione incidente. Tale studio è stato condotto tra le 36.016 donne senza una storia di depressione, reclutate nell’ambito del progetto “Salute delle Donne” (Women’s Health Study) che ha fornito informazioni su emicrania e cefalea. Le donne sono state classificate come affette da cefalea non emicranica, da emicrania con aura, da emicrania senza aura, con una storia precedente di emicrania o senza una storia precedente di cefalea. Sono stati usati modelli di rischio proporzionale per valutare l’associazione tra emicrania e cefalea e stato di depressione incidente. Al momento dell’osservazione, 5115 donne hanno riferito una storia di cefalea non emicranica, 1805 hanno riportato emicrania con aura, 2723 emicrania senza aura, e 1896 ha riportato una storia passata di emicrania. Durante i 13,8 anni medi di follow-up, 3.833 nuovi casi di depressione si sono verificati. Il rischio relativo di depressione era pari a 1,44 (IC 95%: 1.32, 1.56) per la cefalea non emicranica, 1.53 (95% CI: 1,35, 1,74) per l’emicrania con aura, 1.40 (95% CI: 1,25, 1,56) per l’emicrania senza aura, e 1.56 (95% CI: 1,37, 1,77) per la storia passata di emicrania rispetto a nessuna storia di cefalea. Donne adulte con emicrania o cefalea non emicranica hanno un rischio aumentato di depressione incidente. Frequenti attacchi di emicrania (settimanale o giorno) sono stati associati ad un rischio più alto di sviluppare la depressione.

MARZO 2013
Stimolazione di un nervo periferico per il trattamento della cefalea primaria.
[Lee P, Huh BK. Curr Pain Headache Rep. 2013 Mar; 17 (3):.319]
Molto interessante quest’articolo su meccanismo, indicazione, efficacia, tecnica di impianto, ed eventuali complicazioni di uno stimolatore di nervo periferico (PNS) come device per trattare forme differenti di cefalea primaria refrattaria. La cefalea è un disturbo neurologico comune e un gran numero di pazienti soffre di emicranie intrattabili compreso l’emicrania, la cefalea tensiva e la cefalea a grappolo, ecc, senza chiare opzioni terapeutiche. Nonostante i progressi compiuti nel trattamento delle cefalee negli ultimi decenni, alcuni sottogruppi di pazienti possono non ottenere un adeguato sollievo dal dolore o non tollerano gli effetti collaterali dei farmaci antiemicranici. La stimolazione elettrica dei nervi periferici tramite un generatore di impulsi impiantabile sembra essere buona opzione alternativa per pazienti con cefalea ribelle al trattamento farmacologico. Un certo numero di studi clinici mostra prove a sostegno dell’uso di uno stimolatore nervoso periferico (PNS) per cefalee che non rispondono alle terapie conservative. Tuttavia, il meccanismo con cui PNS migliora la cefalea rimane incerto. La decisione di utilizzare uno PNS deve essere personalizzata in funzione della sofferenza e della disabilità del paziente. n ulteriore lavoro è indispensabile.

Studio caso-controllo sulla eccessiva sonnolenza diurna nell’emicrania cronica.
[Barbanti P et al. Sleep Med. 2013 Mar; 14 (3):278-81]
L’eccessiva sonnolenza diurna rappresenta un problema di salute pubblica che può avere varie e talvolta dannose conseguenze per i pazienti affetti e non solo. I risultati di studi clinici non controllati suggeriscono un’elevata prevalenza nei pazienti con emicrania cronica. In uno studio caso-controllo, gli autori hanno confrontato i dati di frequenza per eccessiva sonnolenza diurna in 100 pazienti con emicrania cronica e 100 controlli sani appaiati per sesso ed età, e hanno valutato i fattori di rischio tra cui lo stile di vita, il sonno, la qualità, l’ansia, la depressione, le malattie concomitanti e farmaci. La frequenza dell’eccessiva sonnolenza diurna è risultata maggiore nei pazienti emicranici (specialmente in quelli con “uso eccessivo” di farmaci) rispetto ai controlli (20% vs 6%; odds ratio 3.92, 95% CI 1,5-10,22), ma è stata inferiore a quella precedentemente riportata e correlata con una scarsa qualità del sonno e l’uso di ansiolitici e antidepressivi. Anche in questo caso si conferma che la disabilità nell’emicrania cronica ha un’origine “multifattoriale”, l’eccessiva sonnolenza diurna, soprattutto negli emicranici con uso eccessivo di farmaci, si aggiunge ai molteplici fattori che danneggiano il paziente dal punto di vista sociale e professionale. Le caratteristiche e la qualità del sonno nei pazienti con emicrania cronica deve sempre essere indagata anche al fine di prescrivere farmaci capaci di migliorare tale aspetto.

FEBBRAIO 2013
Uno studio randomizzato controllato di ketamina intranasale nell’emicrania con aura prolungata.
[Afridi SK et al. Neurology. 2013 Feb 12;80(7):642-7]
Lo scopo di questo studio è stato quello di verificare l’ipotesi che la ketamina agisca interrompendo l’aura, fornendo, quindi, una prova diretta del ruolo della glutammina nell’indurre l’aura nell’uomo. È stato condotto uno studio controllato a gruppi paralleli, in doppio cieco, randomizzato, per valutare l’effetto di 25 mg di ketamina per via intranasale sull’emicrania con aura prolungata in 30 emicranici, utilizzando 2 mg di midazolam, sommnistrato anch’esso per via intranasale, come controllo. Ogni soggetto ha registrato le caratteristiche relativa a 3 episodi consecutivi di emicrania. Diciotto soggetti hanno completato lo studio. La ketamina ha ridotto l’intensità (p = 0,032), ma non la durata dell’aura, mentre il midazolam non ha avuto alcun effetto. Gli autori concludono che questi dati possano fornire una prova diretta del potenziale ruolo dei meccanismi glutammatergici nell’aura emicranica e offrono un esempio di un confronto parallelo tra i dati sperimentali della spreading depression corticale sull’animale e l’evento clinico. Questo studio fornisce evidenze di classe III sulla capacità della ketamina intranasale di ridurre la severità dell’aura nei pazienti con emicrania con aura prolungata.

 

La prevenzione dell’emicrania con un stimolatore transcutaneo sovraorbitario: uno studio randomizzato controllato.
[Schoenen J. et al. Neurology 2013 Feb 19; 80 (8) :697-704]
Questo studio, in doppio cieco, randomizzato, controllato verso sham, è stato condotto presso 5 Centri Cefalee in Belgio con l’obiettivo di valutare l’efficacia e la sicurezza della stimolazione del nervo trigemino con uno stimolatore transcutaneo sovraorbitario (Cefaly, STX-Med, Herstal, Belgio.) in pazienti emicranici. Dopo 1 mese di run-in, i pazienti con almeno 2 attacchi di emicrania/mese sono stati randomizzati 1:1 per il gruppo con lo stimolatore o per il gruppo con la stimolazione sham, e ad entrambi è stato applicato lo stimolatore quotidianamente per 20 minuti durante 3 mesi consecutivi. Gli indici di outcome primari erano la riduzione del numero di giorni di emicrania al mese e almeno il 50% di responders. Sessantasette pazienti sono stati randomizzati e inclusi nella fase dello studio “intention-to-treat”. Tra il run-in e il terzo mese di trattamento, il numero medio di giorni di emicrania al mese è diminuito significativamente nel gruppo con lo stimolatore (6.94 vs 4.88, p = 0.023), ma non nel gruppo sham (6,54 vs 6,22, p = 0,608). La percentuale di responders al 50% era significativamente maggiore (p = 0,023) nel gruppo con stimolatore (38,1%) rispetto al gruppo sham (12,1%). Gli attacchi di emicrania mensilmentee (p = 0.044), i giorni di cefalea al mese (p = 0.041), e l’assunzione mensile di antiemicranici (p = 0.007) si sono significativamente ridotti nel gruppo con stimolatore, ma non nel gruppo sham. Non ci sono stati eventi avversi seri in entrambi i gruppi. Gli autori concludono che la stimolazione transcutanea sovraorbitaria con il dispositivo utilizzato in questo studio sembra essere efficace e sicura come terapia preventiva per l’emicrania. Il guadagno terapeutico (26%) è simile a quello di altri farmaci di prevenzione e di altri trattamenti anti-emicrania non farmacologici. Questo studio fornisce evidenze di classe III a favore della efficacia e sicurezza del trattamento con stimolatore transcutaneo sovraorbitario come terapia preventiva per l’emicrania.

“Errori” diagnostici e terapeutici nelle TAC’s e nell’emicrania continua: una revisione sistematica.
[Viana M, et al. J Headache Pain. 2013 Feb 18; 14 (1): 14]
Le cefalee autonomico-trigeminali (TAC’s) e l’emicrania continua (HC) sono forme di cefalea primaria rare ma clinicamente ben definite. Nonostante l’esistenza di precisi criteri diagnostici (Classificazione Internazionale delle Cefalee, 2 ° edizione – ICHD-II) e di diverse linee guida terapeutiche, gli errori nell’approccio diagnostico e terapeutico di queste forme di cefalea primaria sono abbastanza frequenti nella pratica clinica. Gli autori hanno deciso di rivedere tutti i dati a disposizione pubblicati sulla “cattiva gestione” dei pazienti con TACe ed HC al fine di comprendere meglio e quindi di evitarne le cause. La ricerca ha identificato 22 studi pubblicati. Gli errori più frequentemente descritti nella gestione dei pazienti con TAC e HC sono: rinvio al tipo sbagliato di specialista, ritardo diagnostico, diagnosi errate e l’uso di trattamenti senza indicazione palese. L’emicrania con e senza aura, la nevralgia del trigemino, la sinusite, il mal di denti e la disfunzione temporo-mandibolare sono i disturbi più frequenti erroneamente diagnosticati. Anche quando il quadro clinico è chiaro, TAC e HC non sono spesso riconosciuti e/o scambiati per altri disturbi, non solo da medici generici, dentisti e chirurghi ORL, ma anche da neurologi e specialisti delle cefalee. Questo sembra essere dovuto alla limitata conoscenza delle specifiche
caratteristiche e varianti di questi disturbi, e il risultato è l’inutile prescrizione di trattamenti farmacologici inefficaci e talvolta di pratiche invasive, che possono avere conseguenze negative per i pazienti. Una maggiore conoscenza e formazione professionale su questi disturbi, sia tra i medici di base sia tra specialisti delle cefalee, potrebbe contribuire a migliorare la qualità della vita di questi pazienti.

 

L’emicrania come sintomo premonitore di rottura di aneurismi intracranici.
[Lebedeva ER et al. Journal Headache Pain. 2013 Feb 20; 14 (1): 15]
La rottura di un aneurisma intracranico sacciforme (SIA) provoca cefalea a rombo di tuono, ma non è ancora chiaro se, in generale, la cefalea e l’emicrania, in particolare, siano più frequenti nei pazienti con SIA non rotti. In uno studio prospettico, caso-controllo, 199 pazienti consecutivi con SIA (103 femmine e 96 maschi, età media: 43,2 anni) hanno ricevuto un’intervista semistrutturata relativa alla frequenza di mal di testa in passato. Tutti i pazienti sono stati ricoverati in ospedale per lo più a causa della rottura (177) o per aneurisma non rotto (22). In parallelo gli autori hanno intervistato 194 donatori di sangue (86 femmine, 108 maschi, età media: 38,4 anni). Le diagnosi sono state fatte secondo i criteri dell’International Headache Society. Gli aneurismi sono stati diagnosticati con l’angiografia cerebrale convenzionale. Durante l’anno precedente la rottura aneurismatica, 124 pazienti (62,3%) hanno avuto uno o più tipi di mal di testa, tra cui emicrania senza aura (MO) in 78 casi (39,2%), emicrania con aura (MA) in 2 casi (1%), emicrania probabile (PM) in 4 casi (2%), cefalea di tipo tensivo (TTH) in 39 casi (19,6%), cefalea a grappolo (CH) in 2 casi (1%), cefalea post-traumatica (PH) in 2 casi (1%). La prevalenza in 1 anno della cefalea nei controlli è stato del 32,5% (63 pazienti su 194), di cui 45 (23,1%) con TTH, 17 (8,8%) con MO, 1 (0.5%) con PH. Solo la prevalenza di MO era significativamente più elevata nei pazienti con SIA (OR 6.7, 95% CI 3,8-11,9, p = 0,0001). Gli autori concludono che i SIA “non rotti” provocano un marcato aumento della prevalenza di emicrania senza aura ma non della prevalenza degli altri tipi di cefalea.

 

GENNAIO 2013
Profilassi dell’emicrania: cinnarizina vs valproato.
[Bostani A et al. Int J Neurosci. 2013 Jan 13]
Lo scopo di questo studio iraniano, randomizzato, in doppio cieco, a gruppi paralleli, è di confrontare l’efficacia e la tollerabilità di basse dosi di cinnarizina e di valproato di sodio
nella profilassi dell’emicrania. 104 pazienti sono stati trattati per 12 settimane consecutive somministrando 25 mg di cinnarizina b.i.d. e 200 mg di valproato di sodio b.i.d. Sono stati registrati durante il follow-up i dati relativi alla frequenza, intensità e
la durata degli attacchi, ai sintomi associati, all’uso di analgesici e agli effetti collaterali dei due farmaci testati. I partecipanti hanno completato i questionari MIDAS ed HIT-6 prima e dopo il trattamento. La frequenza, l’intensità e la durata dell ’emicrania, il punteggio MIDAS e l’assunzione di farmaci sintomatici sono diminuiti in modo significativo durante ogni visita del follow-up in entrambi i gruppi di pazienti. La frequenza dell’emicrania si è ridotta in 4 settimane di trattamento del 36,4% nel gruppo di pazienti trattato con cinnarizina e del 55% nel gruppo trattato con valproato di sodio, con una differenza statisticamente significativa (p <0,001). Gli autori confermano che la somministrazione di 25 mg ogni 12 ore di cinnarizina può ridurre in modo significativo la durata e la frequenza degli attacchi di emicrania (p ≤ 0,001 e p ≤ 0,001 rispettivamente). Questi risultati suggeriscono che la cinnarizina può essere un ulteriore opzione terapeutica, come il valproato, nella profilassi dell’emicrania, anche come farmaco di prima linea.

KETOROLAC nel trattamento acuto dell’emicrania: una revisione sistematica.
Taggart E, Doran S, Kokotillo A, Campbell S, Villa-Roel C, Rowe BH.
Headache. 2013 Jan 8. doi: 10.1111/head.12009. [Epub ahead of print]
Questa revisione sistematica di autori canadesi ha esaminato l’efficacia del ketorolac somministrato per via parenterale (KET) nel trattamento dell’attacco acuto di emicrania. L’Emicrania è patologia di frequente osservazione in un dipartimento di emergenza e, nonostante l’uso comune di tale farmaco, non vi sono ad oggi dati certi sulla sua efficacia. A tale proposito gli autori hanno fatto una revisione puntuale e sistematica di tutti i lavori sull’uso di ketorolac nell’emicrania attraverso MEDLINE, EMBASE, Cochrane, CINAHL, e fonti giornalistiche. Gli studi inclusi in tale review sono tutti studi randomizzati e controllati in cui KET è usato da solo o in combinazione con altri sintomatici, rispetto al placebo o ad altre terapie standard in pazienti adulti affetti da emicrania. Due revisori hanno valutato la qualità, la pertinenza e i criteri di inclusione dei pazienti per ogni studio
indipendentemente, offrendo un parametro di misura kappa (k).Tale ricerca computerizzata ha individuato 418 citazioni e 1414 citazioni della letteratura. Da un elenco di 34 studi potenzialmente rilevanti (k = 0,915), 8 studi sono stati presi in considerazione per un totale di 321 (141 KET) pazienti. Non ci sono state differenze di base in una scala a 10 punti sui punteggi del dolore (WMD = 0,07, IC 95%: -0,39, 0,54). KET e meperidina hanno punteggi sulla scala del dolore simili a 60 minuti (WMD = 0,31; -0,68, 1,29), tuttavia, KET è risultato più efficace del sumatriptan intranasale (WMD = -4,07, 95% CI: -6,02 a -2,12). Non vi è alcuna differenza nella riduzione del dolore a 60 minuti tra KET e agenti fenotiazinici (WMD = 0,82; 95% CI: -1,33 a 2,98). I profili di tollerabilità sono srisultati simili tra KET e gruppi di confronto. Nel complesso, il KET è una efficace alternativa per il trattamento dell’attacco acuto di emicrania nel dipartimento di emergenza. Il KET ha pari efficacia rispetto ad altri analgesici usati in tale ambito, da minore dipendenza rispetto alla meperidina ed è più efficace di sumatriptan intranasale, pur avendo minore efficacia dell’associazione metoclopramide /fenotiazinici.

 

Frequenza ed intensità della cefalea in donne emicraniche in trattamento con desogestrel: i dati di uno studio retrospettivo.
[Merki-Feld GS et al., Cephalalgia. 2013 Jan 7]
L’emicrania nel sesso femminile può essere correlata ai cambiamenti ormonali. È noto come sia l’emicrania di per sé sia la concomitante assunzione di contraccettivi orali combinati (COC) sia associata ad un aumentato rischio di eventi vascolari. La possibilità di usare un contraccettivo orale a base solo di progestinico è un’importante alternativa alle preparazioni combinate. Le osservazioni cliniche ed uno studio pilota dimostrano che l’uso di desogestrel 75 mcg può avere un impatto positivo sull’andamento ed evoluzione delle crisi emicraniche. L’obiettivo di questo studio retrospettiv di autori svizzeri attraverso l’analisi di diari della cefalea raccolti prospettivamente è quello di valutare l’effetto di desogestrel 75 mcg sulla frequenza della cefalea, sull’intensità e l’uso di farmaci sintomatici in donne in premenopausa affette da emicrania. Sono state incluse nello studio donne che hanno utilizzato desogestrel 75 mcg come contraccettivo orale e tenuto diari ella cefalea per più di sei mesi (tre mesi prima e tre mesi durante il trattamento). Su 58 donne, 38 hanno completato i diari nel periodo in esame. Diari incompleti (n=12), presenza di effetti collaterali (n = 5) e perdita dei dati al follow-up (n = 3) sono stati i motivi per l’esclusione di 20 donne. I dati relativi a tre mesi (totale di 90 giorni) prima e dopo l’inizio del progestinico sono stati confrontati. E’ emersa una riduzione statisticamente significativa dei giorni di emicrania (5.2 vs 3.7), dei giorni con anche altri tipi di ccefalea (8.3 vs 6.5) e di giorni con uso di qualsiasi farmaco sintomatico per cefalea (5.7 vs 3.5) al follow-up dopo tre mesi. Vi è stata una riduzione anche dell’intensità della cefalea (p <0,0001), mentre la riduzione del numero di giorni con uso di triptani non è stata significativa (p <0,14). In 38/58 donne emicraniche che hanno completato il follow up, c’è stata una diminuzione statisticamente significativa nei giorni di emicrania, di cefalea in generale di uso di farmaci. La riduzione dei giorni con cefalea di tipo tensivo non era significativa. Tali dati seppur preliminari appaiono promettenti, ma dovrebbero essere interpretati con cautela perché sono stati ottenuti in una piccola popolazione clinica di donne altamente selezionate e quindi confermati da un eventuale futuro studio randomizzato e controllato.

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